venerdì 10 luglio 2009

Gods Of Metal

Mario adora la musica Heavy Metal, è un profondo intenditore, scrive anche recensioni di gruppi musicali su di un portale web, quindi non poteva perdersi la più grande manifestazione del genere in Italia, il Gods Of Metal, che quest'anno tra l'altro si tiene a Monza allo stadio Brianteo. Due giorni di musica a tutto volume, in un'alternanza di gruppi, dalla mattina a sera inoltrata.

Personalmente non posso dire di avere la stessa passione e soprattutto la stessa conoscenza di Mario, conosco meglio il panorama pop italiano, i più noti noti stranieri ma soprattutto per me la musica vuol dire sottofondo a qualche altra attività. Mario mi invita e io accetto di accompagnarlo la prima giornata dell’evento, sabato 27 Giugno, dato che suoneranno come ultimo gruppo, i Mötley Crüe, rockstar ormai attempate, ma che ascolto sempre con piacere.

Il festival ha inizio verso le dieci di mattina, ovviamente noi non ci rechiamo così presto, io non potrei resistere tutto il giorno. I Mötley suoneranno, come scoprirò nell'arco della giornata, solo alle undici di sera, tardissimo! Arriviamo quindi in zona stadio nel primo pomeriggio, fa veramente caldo oggi, è molto afoso. Già dalla mattina incontriamo nel centro cittadino orde di metallari, che si aggirano curiosi per la città in attesa del grande evento.

In realtà noto soprattutto gente adulta, nostri coetanei, famiglie con bambini, gruppi di amici attempati, diversi stranieri e coppie che probabilmente si sono innamorate con le canzoni di qualche gruppo degli anni Ottanta. La zona dello stadio, come ogni evento musicale che si rispetti, è piena di bancarelle che vendono merchandising vario, furgonicini che vendono panini e bibite e curiosi vari.

Mi colpisce il fatto che ci siano parecchie tende montate nelle aiuole vicino ai cancelli, un piccolo accampamento di gente che stazionerà di fianco allo stadio e alla tangenziale per due giorni interi. Inorridisco un po’, non potrei mai! Entriamo nell’area antistante lo stadio e Mario conoscenti e persone che incontra sovente ai concerti musicali, scendendo invece nel catino dello stadio notiamo subito l'imponente doppio palco.

C'è già tantissima gente, di tutti i colori e di tutte le fattezze: giovani amanti del glam e vecchi rockers, metallari duri e puri, gente normale, puzzoni vari e papà con tappi nelle orecchie che accompagnano le loro figliole. L'abbigliamento e le acconciature saltano all'occhio, calze a rete strappate e corpetti maculati per le signorine, anfibi e magliette, rigorosamente nere, che richiamano ai gruppi in programma oggi per gli ometti, fieri delle loro lunghe capigliature, in alcuni casi lunghe e ma poco folte.

Bracciali e cinture borchiate si sprecano in ogni dove. Che dire, un grande e chiassoso circo, assolutamente divertente. Mario fa anche delle foto insieme ai membri di un gruppo dei suoi tempi, tali Voivod, come un vero teen-ager felice e contento! I gruppi si susseguono senza intoppi, arrivano anche i nostri amici dalle lontane Wastelands e dalla Magozia, Valentina e Daniele, amanti come Mario del Metallo e dei festival musicali.

Arrivano in fretta le sette di sera e inizia a suonare un gruppo dal nome impronunciabile, tali Queensrÿche, ma in contemporanea arriva anche la pioggia. Ci spostiamo giusto in tempo sotto la tribuna coperta per non bagnarci. Dopo i Tesla, tocca agli ex-Black Sabbath orfani di Ozzy, Mario mi corregge dicendo che sono gli Heaven And Hell e che per un certo periodo sono stati la formazione ufficiale dei Black Sabbath. Dopo due ore posso dire che... il cantante ha una voce strepitosa, ma non è assolutamente il mio genere musicale, troppo duro, troppo pesante, lo digerisco a fatica.

Mario invece gradisce molto ed è letteralmente ipnotizzato dalla loro musica, tanto da farsi anche un giro fino al palco. Finalmente è il turno dei Mötley Crüe, però sono stanca, la giornata è stata lunghissima e caldissima. I Mötley Crüe iniziano subito con una serie di pezzoni energici e sciorinano tutti i loro brani più famosi, tengono bene il palco, ma il cantante, rispetto al gruppo precedente, è praticamente senza voce.

Arriva poi l'immancabile assolo… io odio gli assoli di chitarra, un barba infinita, ma ho scoperto essere un classicone di tutti i concerti di questo genere. Il gruppo suona solo per un’oretta, mi aspettavo di più. A mezzanotte cala il sipario, usciamo ordinatamente dallo stadio e in dieci minuti sono già a casa sotto la mia bella doccia. Al prossimo evento musicale!

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giovedì 9 luglio 2009

La leggenda del Thistlegorm

Dedichiamo le ultime due immersioni della nostra vacanza al più famoso relitto del Mar Rosso: il Thistlegorm. Il Thistlegorm è una nave mercantile britannica che fu varata dai cantieri Joseph Thompson and Son a Sunderland, in Inghilterra, il 9 Aprile 1940.

Di proprietà della Albyn Line come altri bastimenti della classe Thistle, la nave, il cui nome in gaelico significa cardo blu, fu utilizzata all'inizio della Seconda Guerra Mondiale per trasportare materiale bellico alle truppe alleate di stanza in Africa Settentrionale. Durante uno di questi viaggi, dopo aver circumnavigato tutto il continente africano, il Thistlegorm, che era alla fonda nello stretto di Gubal vicino al reef di Sha'ab Ali, fu affondato dalle bombe sganciate da due Henkel He-111 tedeschi, decollati da Creta.

Era la notte del 6 Ottobre 1941. Il relitto del Thistlegorm fu scoperto da Jacques Costeau nel 1955, ma dopo un sensazionale servizio sulla rivista National Geographic nel Febbraio del 1956, tornò nell'oblio delle profondità marine. Fu riscoperto nel 1992 e da allora è diventato una delle mete più gettonate della subacquea ricreativa. Facciamo un salto in avanti nel tempo fino al 19 Giugno 2009. La nostra sveglia suona presto e al diving è già arrivato il nostro furgoncino, siamo io, Mara, Enrico e Abdu.

Arrivati al porto commerciale di Sharm, facciamo la dogana e ci imbarchiamo sulla speed-boat, oggi non ci sono famiglie, bambini e snorkelisti, solo sub! Ci sono un paio di gruppi di inglesi, polacchi, ungheresi e un altro gruppo di italiani. Facciamo colazione sulla barca e in un paio d'ore arriviamo sul punto d'immersione, nel frattempo Abdu ci ha istruito a puntino con uno dei suoi briefing svizzeri! Sono presenti diverse barche, ma essendo quelle delle crociere, vediamo che i loro sub stanno risalendo dopo aver terminato la prima immersione. Bene!

La prima immersione è dedicata all'esterno del relitto, noi siamo il secondo gruppo a tuffarci e dopo pochi minuti iniziamo la discesa lungo la cima. Sotto di noi si apre uno spettacolo mozzafiato: la gigantesca sagoma del Thistlegorm adagiata sul fondo in perfetto assetto di navigazione. Questo mastodonte è lungo centotrenta metri circa per diciotto di larghezza, noi scendiamo all'altezza di quello che resta della quarta stiva, quella più vicina a poppa, andando a vedere una delle due locomotive a vapore Stanier 8F che facevano parte del carico.

Torniamo verso la quarta stiva, che venne centrata dai bombardieri tedeschi, ci sono centinaia di munizioni di vario calibro, mine, bombe, granate, sul fondello di una è punzonato l'anno di fabbricazione, datato 1929, e sono presenti due carri armati Universal Carrier Mk II con ancora parte della cingolatura. Ci spingiamo verso la poppa, dove sono ancora presenti il cannoncino anti-aereo da 4,7 pollici e la mitragliatrice pesante da 40 mm e giriamo verso il lato di dritta passando di fianco al timone e all'elica, sulla quale mi siedo. Il relitto è un'esplosione di vita, colonizzato da migliaia di pesci e creature marine.

Continuiamo la visita fluttuando per la murata di destra, Mara si distrae e tira una capocciata contro una struttura della nave, che dolore! Entriamo nella cabina del comandante, la visibilità è ottima, ma siamo comunque muniti di torce elettriche. Sono ancora presenti la vasca da bagno e il lavandino. Andiamo verso la parte prodiera, sorvolando le aperture della seconda e della prima stiva e passando attraverso i tender portacarbone e i vagoni cisterna, di cui uno è collassato all'interno della prima stiva.

Entriamo in un altro ambiente chiuso e usciamo dal tetto, trovandoci davanti all'argano salpa-ancore e alla maestosa prua del Thistlegorm. Mi sdraio proprio sulla punta della prua e mi affaccio vedendo la catena di una delle due ancore che esce dalla cubia e si perde nel blu. Emozionante! Iniziamo la risalita e terminiamo la prima immersione. Ci scaldiamo con un buon tè e dopo una pausa di un'oretta siamo pronti per la seconda immersione, che ha come obiettivo l'esplorazione delle stive all'interno del Thistlegorm.

Dopo aver acceso le nostre torce, entriamo nei meandri della nave partendo dalla terza stiva: al primo livello ci sono copertoni, stivali di gomma e casse di munizioni, mentre il secondo livello è abbastanza vuoto. Proseguiamo nella seconda e nella prima stiva, ancora piene del loro carico: autocarri Bedford OY, camion Ford WOT2, motociclette Norton 16H, Matchless G3L e BSA W-M20, camionette Morris Commercial CS8, fucili Lee Enfield Mk III, mitragliatrici Bren, generatori elettrici, parti di ricambio per aeroplani, munizioni e proiettili di ogni dimensione, salto anche a cavalcioni di una moto e provo a dare di gas!

L'interno del Thistlegorm è un vero e proprio labirinto, misterioso e affascinante. Purtroppo il tempo passa e dobbiamo iniziare a risalire, perché i nostri computer segnalano l'uscita dalla curva di sicurezza, facciamo un ultimo giro all'interno della cabina di prua, girando intorno ai vagoni cisterna e ai tender in coperta e risaliamo lungo la cima. Effettivamente Enrico prende qualche minuto di deco e prolunga la sua sosta di sicurezza. Concludiamo così questa strepitosa avventura, qualcosa di veramente incredibile che mi ha fatto venire voglia di esplorare altri leviatani, sepolti nelle profondità marine.

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martedì 7 luglio 2009

Mondi Sommersi

Siamo da poco tornati da una settimana di fantastiche immersioni a Sharm el-Sheikh, dove ci siamo appoggiati al piccolo ma efficiente Albatros Top Diving. E'stata un'esperienza fantastica e unica e dobbiamo ringraziare la nostra guida, l'esperto Abdu, e il nostro compagno d'immersione Enrico per le foto e i video.

Le nostre prime due immersioni le facciamo nel house reef del nostro villaggio, il Coral Beach Montazah a Ras Nasrani, per riprendere confidenza con l'elemento liquido e le nostre attrezzature, dato che non ci immergiamo da circa un anno.

Purtroppo il reef dei locali punti di immersione è rovinato e sebbene ci siano moltissimi pesci di barriera, la presenza di coralli è scarsa. L'esito delle due immersioni è comunque positivo, nessun problema di compensazione, attrezzature perfettamente funzionanti, consumi sotto controllo e assetto eccellente. Terminate le immersioni, la barca si sposta all'entrata di South Laguna, dove pranziamo guardando l'isola di Tiran.

Il giorno seguente ci imbarchiamo per il nostro primo full-day in mare. Partiamo con la Empress Theresa in direzione degli stretti di Tiran, dove ci sono quattro punti d'immersione di notevole interesse, creati da secche e reef affioranti. La prima immersione la facciamo su Jackson Reef, un vero e proprio giardino di coralli, gorgonie e alcionarie. Notevole la presenza di pesce pelagico con carangidi, azzannatori e dei grossi tonni.

Il secondo tuffo invece lo facciamo sulla parete est di Woodhouse Reef, dove una leggera corrente ci sospinge placidamente e davanti ai nostri occhi si apre un paesaggio da favola: un profondo canyon risale dal fondo fino a trasformarsi in un plateau sabbioso con coralli molli e gorgonie grandi come antenne satellitari.

Al Parco nazionale di Ras Mohammed dedichiamo un altro full-day in barca. Questa volta partiamo dal porto di Sharm el-Sheikh e dopo un'oretta di navigazione ci prepariamo per la nostra prima immersione della giornata.

Abdu praticamente ci fa effettuare un'immersione con un leggero drift, partendo da Eel Garden e arrivando fino alla punta di Shark Observatory. Eel Garden è costituito da una caduta sabbiosa popolata da centinaia di anguille giardiniere. Che creature buffe! Le anguille restano verticali e appena percepiscono la nostra presenza di nascondono nella sabbia. Andando verso Shark Observatory la parete scende a picco e non si riesce a scorgere il fondo. Anche qui è un tripudio di coralli molli e troviamo delle gorgonie ancora più grandi rispetto a quelle di Tiran.

Risaliamo sulla barca e dopo una breve pausa e buon tè caldo, ci prepariamo per quella che viene considerata una delle più belle immersione del Mar Rosso: Shark e Yolanda Reef. Dopo aver effettuato uno scrupoloso briefing, ci tuffiamo sopra Anemone City. Lungo le sue pareti ci sono decine di anemoni, popolati dagli immancabili e simpatici pesci pagliaccio.

Spinti da una corrente sostenuta, facciamo un'emozionante passaggio nel blu fino ad accostarci alla parete di Shark Reef. E' un tripudio di colori e di vita! Branchi di carangidi, azzannatori, pesci unicorno, fucilieri, coralli di ogni tipo, che meraviglia!

Tutto scorre davanti a noi come una pellicola cinematografica, sembra di essere all'interno di un documentario. Distratti da un branco di eleganti platax e spinti dalla corrente che diventa più impetuosa, veniamo spinti fuori dal reef verso il blu. Con un piccolo sforzo guadagnamo la sella sabbiosa tra Shark e Yolanda Reef, ma le correnti sono davvero forti. Usciamo sulla parete esterna di Yolanda e procediamo fino ai resti della nave mercantile da cui il reef prende il nome. Il pianoro esterno di Yolanda è disseminato con il curioso carico del mercantile, costuito da sanitari e water! Dopo un piccolo passaggio in un grottino, terminiamo questa bellissima ma impegnativa immersione.

Giovedì niente barca! Partiamo con un furgoncino alla volta di Dahab, località egiziana sul golfo di Aqaba, siamo io, Mara, Enrico e Abdu. Attraversiamo la parte meridionale del deserto roccioso del Sinai, guardando incantati i suggestivi paesaggi che ci circondano. Dopo circa un'ora, arriviamo nella piccola cittadina di Dahab e ci prepariamo subito per la prima immersione a El Bells e Blue Hole.

Entriamo in acqua attraversando un passaggio nel reef e poi giù per il lungo e stretto camino che da il nome all'immersione. Scendiamo per più di venti metri, capovolta a testa in giù prima dell'arco e uscita nel blu. Andiamo verso ovest tenendo la paretona, coperta in alcuni punti da gigantesche concrezioni di corallo orecchio di elefante, alla nostra destra.

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Mara fa colpo su di un pesce flauto che innamoratosi all'istante, la insegue per un breve tratto. Arriviamo su di una sella ricoperta di coralli ed entriamo nell'inquietante Blue Hole, uno dei punti d'immersione più pericolosi al mondo. Il Blue Hole è una depressione sottomarina di forma circolare, profonda circa centodieci metri. La sua caratteristica principale è un lungo tunnel, che alla profondità di oltre cinquanta metri, collega il Blue Hole e il mare aperto. Ed è proprio nel tentativo di attraversare questo tunnel che avvengono diversi incidenti mortali.

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Noi chiaramente ci limitiamo a profondità ben diverse e nel rispetto delle regole di sicurezza. All'interno del Blue Hole ci asoetta una piccola sorpresa, siamo accolti da un branco di piccoli barracuda.

La seconda immersione di Dahab è dedicata alla visita del famoso Canyon, una lunga e stretta gola sottomarina che tra passaggi in grotta e spaccatture del reef, scende da quindici a più di cinquanta metri.

Noi entriamo nel Canyon alla profondità di ventidue metri e scendiamo fino al fondo della gola. C'è da restare incantati nell'osservare i giochi di luce, mentre quando usciamo dal Canyon vediamo le nostre bolle emergere dalla spaccatura.

Dedichiamo il resto dell'immersione a esplorare il plateau intorno al Canyon e la sua entrata superiore, custodita da dei grossi esemplari di Lion fish. A presto per un post sulle restanti immersioni nel Mar Rosso!

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