domenica 30 dicembre 2007

Gli Aristogatti

Da un paio d'anni ho maturato la voglia di farmi un secondo tatuaggio, complice anche il fatto che se ti sei tatuato una volta, prima o poi ne farai un altro. Dieci anni fa mi sono tatuata una piccola luna con due stelle sulla spalla sinistra, ma ora vorrei qualcosa di più grande e di più visibile. Scegliere un tatuaggio non è facile, oltre al soggetto devi anche decidere la parte del tuo corpo dove farlo. Ci ho messo quasi due anni a capire cosa fare e dove... e nonostante questo, all'ultimo secondo ho cambiato la parte da tatuare ma non soggetto. Dopo varie vicissitudini arriva il giorno del tattoo, avrei dovuto farlo dieci giorni fa, ma ho preso l'influenza e ho rimandato l'appuntamento a ieri sera alle 17. Sono un po' tesa, sto imprimendo sul mio corpo qualcosa di indelebile che mi accompagnerà per tutta la vita.

Arrivo in studio e la tatuatrice si è dimenticata il soggetto del lavoro a casa, mi balena in testa che forse questo tatuaggio non s'ha da fare! Lo sconforto scema dopo una decina di minuti, il marito di Alessandra, la tatuatrice, le porta l'agenda con dentro il mio disegno. Si tratta di due gatti, affusolati, sinuosi, molto eleganti, uno di fianco all'altro. Ho un solo dubbio, quindi chiedo di fare un paio prove. L'idea iniziale era di farlo sul fondo schiena, poi ho cambiato e volevo un bracciale intorno al bicipite destro, qualche giorno fa mi è tornata la voglia del fondo schiena. Insomma alla fine provo sia sul braccio che sul fondo schiena e scelgo quest'ultimo. Sul braccio i gatti non rendono... sono troppo allungati, sul braccio ci vuole qualcosa di più rotondo, sul fondo schiena è perfetto, i gatti ci stanno a meraviglia: è una decorazione perfetta!

Iniziamo. Seduta sul lettino sono vigile e attenta a ogni movimento di Alessandra, che ha una mano molto leggera e ferma. Chiacchieriamo fitto fitto, così mi distraggo, tuttavia la zona scelta è molto sensibile, la destra più della sinistra, quindi un po' di male, sento bruciore e mi da fastidio. Dopo un'ora e mezza abbiamo finito, mi guardo allo specchio, i gatti sono bellissimi, resteranno con me tutta la vita. Sono venuti benissimo e sono molto soddisfatta. Alessandra mi fa le solite raccomandazioni del caso: tenere il tatuaggio pulito, idratato e coperto con una t-shirt di cotone. Le faccio vedere anche la luna tatuata ormai dieci anni fa... innorridisce... la trova molto grossolana nel tratto. Bene, allora mi convinco che è arrivato il momento di coprirla con qualcosa d'altro, magari la prossima primavera. Ci salutiamo quindi con un arrivederci. Miao!

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giovedì 27 dicembre 2007

Un mese di Blog...

...un mese di vita di Atlantide Perduto.

Volevamo rendervi partecipi di come siano andate le cose durante questo mese, ebbene abbiamo avuto 3119 pagine visualizzate, 1023 visite e 420 visitatori unici assoluti. Il tempo medio speso dai lettori sul blog è stato di 4 minuti e 11 secondi, mentra il numero di pagine medie visitate corrisponde a 3. I visitatori si dividono tra un 60% di ritorno e 40% nuovi e provengono da 14 stati diversi, il più lontano l'Australia. Se si digita come keyword Atlantide Perduto in Google, il nostro blog risulta essere il primo risultato, anche su Virgilio, il secondo invece su Yahoo (argh!).

Sicuramente si tratta di numeri microscopici, infinitesimali, ma a noi fanno piacere, vuol dire che almeno qualcuno legge quello che scriviamo, quindi grazie a tutti voi per la pazienza con la quale ci seguite e stay tuned!


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mercoledì 26 dicembre 2007

Pane alle olive

Da quando mi hanno regalato la macchina del pane mi sbizzarisco in varie ricette, qualcuna più azzecata di altre. Una ricetta sicuramente di successo è il pane alle olive. La vigilia di Natale ne ho preparato uno da portare al pranzo di Natale dei genitori di Mario. In genere è sempre molto apprezzato, ma la possibilità che possa venire male esiste, quindi sono sempre un po' in apprensione, anche perchè il pane non può essere assaggiato se non al momento.

Le ricette per fare il pane sono contenute nel libretto di istruzioni della macchina che si utilizza, si possono trovare anche in rete, oppure ce le si scambia tra possessori di macchine diverse. Io ho fatto così, ora infatti, oltre al mio ricettario, posseggo anche quello della mia amica Gabriella e del mio amico Zio G. Tuttavia le ricette vanno interpretate e anche un pochino modificate in base ai nostri gusti.

Questa è la mia ricetta per il pane alle olive:

250 ml di acqua tiepida,
2 cucchiai di latte fresco (io non uso ingredienti in polvere),
2 cucchiari di zucchero (personalmente ho sostituito lo zucchero con il fruttosio),
1 cucchiaino e ¼ di sale fino,
3 cucchiai di olio d'oliva extravergine (ecco un ingrediente che in genere metto a occhio, in realtà più olio metti e più il pane viene focacciato, dipende un po' dai gusti, tuttavia non conviene lesinare perchè altrimenti il pane viene troppo asciutto),
erbe miste (non capendo cosa volesse dire erbe miste nella ricetta, io mi limito a utilizzare il rosmarino in aghi fresco, raccolto direttamete dal giardino dei genitori di Mario, anche questo è un altro ingrediente che metto a occhio, in genere un bel pugnetto),
600 gr di farina gialla De Cecco 00 di grano duro (la ricetta originale vorrebbe 500 gr di farina bianca + 100 gr di farina integrale, io non ho mai comprato la farina integrale perciò mi limito a usare la farina che conosco meglio),
½ panetto di lievito di birra fresco fatto sciogliere in acqua tiepida, circa 50 ml.

Dopo 40 minuti dall'inizio dell'impasto buttare le olive tritate (misto di olive verdi e nere, così accontento tutti e il sapore è più vario, 1 confezione per tipo da 80gr).

Il programma che scelgo è sempre il base, quello da 3 ore, 1 ora per l'impasto, 1 ora per la lievitazione e 1 ora per la cottura.

Anche questa volta è stato un successo, i commenti sono stati dall'ottimo al gustoso.

Meno male!

Alla prossima ricettina.

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sabato 22 dicembre 2007

Ich bin ein Berliner

Come ogni primavera, facciamo un viaggio in una città per conoscerla, assaporarla, viverla. Un paio di anni fa abbiamo deciso di visitare Berlino ed ecco qui il report di quei giorni...

Atterriamo all'aeroporto di Tegel con un volo Air Berlin un sabato mattina. Incredibile, siamo nel mese di Maggio ma l’aria che ci accoglie all'uscita dall'aeroporto è fredda e frizzante, abbiamo lasciato l’Italia con una bella temperatura mite e ci ritroviamo catapultati in inverno. Comunque ci copriamo bene e dopo aver preso un taxi ci inoltriamo a Berlino, città carica di storia, dove passato, presente e futuro si incrociano in tanti luoghi, piazze, angoli e scorci.

Mario è un grande appassionato di storia, in particolar modo dagli aspetti politico-militari, e la Seconda Guerra Mondiale è uno degli argomenti che cerca di approfondire maggiormente. Queste tematiche interessano molto anche a me, ma con la differenza che io sono molto attirata dall'aspetto sociale di quel periodo: come si viveva nella società tedesca di allora, come il dramma che aveva infiammato l'Europa e il mondo intero si riflettesse nei rapporti personali e quotidiani. Berlino è stata al centro della storia recente europea, vogliamo quindi unire l'utile al dilettevole. Alloggiamo in un albergo nel cuore di Prenzlauer Berg, un quartiere in fermento e completo recupero che si trova a Berlino Est, pieno di ristorantini, locali e teatri alternativi, gallerie d'arte e curiosi negozietti. Scopriamo che l'albergo è a conduzione famigliare, ospitale, caldo, sosta obbligatoria per tutte le compagnie teatrali che si esibiscono nel quartiere. Lontanissimo dalle atmosfere anonime e plasticate delle grandi catene internazionali, offre una colazione-brunch fenomenale! Mai visto niente del genere: salumi, formaggi, carne, pesce, frutta, sottaceti, cereali, uova, torte dolci e salate, marmellate, pane, brioches, succhi, yogurt, the, caffè e chi più ne ha più ne metta.

Proprio di fronte all'albergo c'è la sede del charter Nomads dell'Hells Angel Motorcycle Club, che Mario ovviamente non si potrà esimersi dal visitare. Prendiamo possesso della nostra camera d’albergo, una camera enorme e molto pulita con una doccia strepitosa che si rivelerà un toccasana serale per le nostre stanche membra. Il primo giorno lo dedichiamo al Mitte, il centro della città, e con passo spedito marciamo verso Alexanderplatz. La piazza è immensa ed è dominata dalla Fernsehturm, l'altissima torre della televisione, visibile da ogni parte della città. Affacciato sulla piazza c'è il Rotes Rathaus, dietro il quale si estendono le viuzze medievaleggianti dell'antico Nikolaiviertel, interamente ricostruito dopo la distruzione subita durante la guerra. Dopo aver superato la Sprea ed essere passati tra il Berliner Dom e l'orrendo Palast der Republik, la vecchia sede del Parlamento della DDR, imbocchiamo l'Unter den Linden, il viale che un tempo collegava la riserva di caccia di Tiergarten, da tempo un parco cittadino aperto a tutti, e il castello di Berlino, che molto probabilmente verrà ricostruito sulle ceneri del ributtante palazzo parlamentare in disuso dopo la riunificazione della Germania.

Lungo il viale scorrono ambasciate, musei, l'Opera di Stato, l'Humboldt Universität, dove insegnò Alber Einstein e fucina di diversi premi Nobel, fino a Pariserplatz. Qui si erge maestosa e testimone di tanti avvenimenti storici la Porta di Brandeburgo e ci raccogliamo qualche minuto nella Stille Raum, la stanza del silenzio. Svoltiamo a destra e ci troviamo di fronte il Reichstag con la sua enorme cupola di vetro. Il palazzo fu completamente distrutto durante l'avanzata sovietica e ora ospita la sede del Bundestag, il Parlamento tedesco. La coda per entrare al Reichstag è molto lunga e lenta nello smaltirsi, probabilmente per motivi di sicurezza. L'attesa è però allietata da diversi artisti di strada che fanno divertire i visitatori in fila. Ogni tanto piove, ma una caritatevole famigliola teutonica ci offre riparo sotto un gigantesco ombrello. Finalmente entriamo nel palazzo e dalla cupola la vista è splendida.

Dopo il Reichstag passeggiamo nelle vie del parco, il Tiergarten, che si trova ancora in pieno centro. Berlino è una città molto ecologica, ha spazi verdi enormi intersecati da decine di piste cicliabili. Nel parco troviamo anche una specie di sagra-fiera tipo Oktober Fest, quindi ci rifocilliamo con panini e birra. Raggiungiamo la Colonna della Vittoria, la Siegessäule, dopo aver dato uno sguardo al Monumento Sovietico ai Caduti, Sowjetisches Ehrenmal. In serata decidiamo di cenare in uno dei tanti ristorantini che si trovano all’interno degli Hackesche Höfe, un complesso molto pittoresco formato da otto cortili chiusi tra palazzi, decorati in stile Art Noveau nel quartiere di Scheunenviertel.

Domenica 8 Maggio, data in cui ricorrono le celebrazioni per la fine della Seconda Guerra Mondiale, Alexanderplatz è presidiata da ingenti reparti della Polizei in assetto antisommossa. Sono in programma una manifestazione di gruppi di estrema destra e una contromanifestazione dei centri sociali berlinesi, la tensione è palpabile nell'aria. Alla Porta di Brandeburgo fervono i preparativi dei festeggiamenti ufficiali. Ci colpisce vedere degli anziani reduci, probabilmente provenienti dalle immense steppe dell'Asia centrale, con delle sgualcite uniformi dell'Armata Rossa completamente ricoperte di medaglie. Loro sessantanni fa erano qui a combattere tra le macerie di quello che sarebbe dovuto essere il Reich millenario. Oggi viene inaugurato il Monumento alle Vittime della Shoà, l’Holocaust-Mahnmal, costruito su di un isolato tra Pariserplatz e la desolata Vossstrasse (eh si, con la riforma della grammatica tedesca di qualche anno fa, si scrive con ben 3 S), luogo dove sorgeva la Nuova Cancelleria del Fürher.

Come dei novelli Indiana Jones proviamo allora a visitare l'area adiacente la Vossstrasse per cercare qualche traccia delle macerie della Cancelleria o addirittura qualche indicazione della presenza del Führerbunker, dove Hitler si suicidò il 30 Aprile 1945 (consiglio la visione del film del 2004, La Caduta - Der Untergang). La zona in verità sembra un cantiere abbandonato con una collinetta di detriti ricoperta di sterpaglie. Verso la Wilhelmstrasse sorgono dei recenti complessi residenziali e la posizione del bunker, ancora esistente e sigillato, dovrebbe essere sotto i parcheggi interni di queste palazzine. Noi non siamo riusciti a trovare nessun tipo di indicazione a riguardo, quasi che si voglia cancellare dalla memoria i fantasmi di quel tempo. In Wilhelmstrasse invece sono bene indicati con delle tavole esplicative, i luoghi dove sorgevano i Ministeri e altri luoghi del potere nazista. Scendendo verso la Sprea andiamo a visitare Topographie des Terrors. Si tratta di una mostra fotografica permamente all'aperto che testimonia i crimini perpetrati dal regime nazista. Non a caso, il sito scelto per installare il percorso della mostra, si trova nell'area dove c'era il quartier generale della Gestapo e delle famigerate SS.

Berlino è una città ricca di musei, e dato che il tempo è tiranno noi decidiamo di visitare il Pergamonmuseum e lo Jüdisches Museum. Il Pergamonmuseum è uno dei più importanti musei archeologici della Germania, sito sull’isola dei musei lungo il fiume Sprea, e prende il nome dall’altare di Pergamo, che qui è stato ricostruito, oltre ad esibire notevoli reperti, come la Porta di Ishtar e la Porta del mercato di Mileto, appartenenti alle antiche civiltà mesopotamiche e anatoliche. Lo Jüdisches Museum è dedicato alla storia degli ebrei e si trova nel quartierie di Kreuzberg.

Grazie alla metropolitana, la U-Ban, facciamo un salto in Potsdamerplatz: la piazza è ormai ritornata all'antico splendore che l'adornava prima della guerra, è stata completamente ricostruita, moderna, trafficata, c'è un movimento continuo di persone che schizzano in ogni direzione e fa effetto vederne le foto di quando c'era ancora il Muro a dividere la città, un deserto, la terra di nessuno. Su di un lato della piazza c'è il Sony Center, progettato in modo da formare una piazza coperta con fontana e diversi locali e negozi per lo shopping. Intorno alla fontana innumerevoli persone navigano con i loro laptop sfruttando la connessione Wi-Fi e la rete messa a loro disposizione. Continuiamo verso la Gendarmenmarkt, sicuramente una delle piazze più belle della città ed è un luogo molto affascinante, pieno di caffè all’aperto. Ci spingiamo poi fino sulla Kurfürstendamm per una veloce visita ad una chiesa diroccata nel cuore di una Berlino moderna, la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, rimasta gravemente dannaggiata durante i bombardamenti che la città subì durante la guerra, dei cui orrori il rudere si erge a testimonianza.

Torniamo verso Mitte e risaliamo tutta la Friedrichstrasse verso il centro. La via, piena di negozi, finisce dritta al Checkpoint Charlie, rimasto intatto con tanto di garritte e postazioni fatte di sacchi di sabbia. Un museo fotografico documenta la storia della città durante la guerra fredda, quando questo punto segnava uno dei pochi varchi del Muro e della Cortina di Ferro che separava l'Europa. Un simbolico cimitero ricorda invece le vittime che tentarono di scappare dalla DDR scalvacando il Muro, ormai del tutto abbattuto e divelto, salvo che in un lungo tratto costeggiante il fiume Sprea. Questa sezione prende il nome di East Side Gallery ed è diventanto un insieme multicolore di murales e graffiti. Qui gli artisti di tutto il mondo hanno celebrato e commemorato la caduta del muro e quello che rappresentava attraverso la loro arte. Un'altra sezione di muro ancora in piedi si trova in Bernauer Strasse, dove venne scattata la celebre foto del soldato della Germania Est che salta la recinzione per passare ad Ovest. Mario si fa prendere dalla foga e decide che deve portarsi a casa un pezzo di Muro, si rimbocca le maniche e raccolta un putrella di acciaio inizia a menare colpi contro il Muro. A questo punto si avvicina un signore tedesco che urla come un folle, riusciamo a capire che ci intima di non toccare il muro, che si tratta di un reperto storico e che avrebbe chiamato la polizia. Giustamente cazziati e dopo la figuraccia, torniamo al nostro albergo.


Il giorno successivo dedichiamo la mattinata a percorrere la larga e lunghissima Karl-Marx-Allee, un boulevard costeggiato da molti edifici che rappresentanto l'architettura tipica del classicismo socialista sovietico. Nel pomeriggio ci riportiamo a ovest nell'elegante quartiere di Charlottenburg e visitimo l'omonimo castello, il più grande palazzo storico rimasto a Berlino dopo la seconda guerra mondiale. L’ultimo giorno prendiamo un treno per una gita fuori porta nella cittadina di Potsdam per visitare la reggia di Sanssouci con i suoi grandi giardini. Sanssouci era il palazzo estivo di Federico il Grande.

Berlino è un città affascinante, ad ogni angolo di strada si respira un pezzo di storia recente, è una città in continua trasformazione, interi quartieri sono stati recuperati e riportati agli antichi splendori. Si respira un'aria internazionale e il fervore culturale, sociale, artistico che pervade la città è palpabile. Come disse John Fitzgerald Kennedy in un famosissimo discorso tenuto a Berlino dopo la costruzione del Muro: ”Ich bin ein Berliner”.

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martedì 18 dicembre 2007

Un Natale di alcuni anni fa...

...mio padre mi regalò la macchina per fare il pane. Ecco cosa successe la prima volta che mi trovai di fronte l'elettrodomestico...



La macchina per fare il pane! Come funziona? Cosa devo fare? Quali ingredienti devo utilizzare?

Io odio leggere le istruzioni… mi affido a un amico che la utilizza già da tempo e produce la fragrante pagnotta. L’utilizzo è semplicissimo, basta mettere gli ingredienti e fa tutto da sola: impasta, lievita e cuoce. Ha anche più programmi… e dopo vari tentativi arrivo a carpire i segreti della panificazione ovvero non seguire le ricette alla lettera e scegliere solo ingredienti freschi… niente in polvere!

Oggi pensate che, alla resa dei conti, è tra i casalinghi che uso di più; il pane è ottimo, non richiede grosso impegno e il profumo che si diffonde per caso riempie il cuore… oltre che il pancino. Ogni week end la macchina ha il suo momento di gloria!

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lunedì 17 dicembre 2007

Milan l'è un gran Milan

Milan l'è un gran Milan...

Almeno così dice un noto adagio milanese.

All’estero quando dici che vieni da Milano tutti si illuminano. Sono anni che sostengo come questa città stia peggiorando sempre più: è sporca, incivile, non offre niente. Non regge il paragone con le altre metropoli europee.

Venerdì 14 Dicembre, ore 17h30.

Esco dall’ufficio, finalmente la settimana è finita, il week end sta per iniziare. Il mio ufficio è in pieno centro abitato, tra palazzi abitati da gente che va a lavorare, bambini, anziani e animali domestici. I balconi sono addobbati per Natale.

Mi fermo al solito angolo di strada, sto aspettando Mario che passi a prendermi con la moto. A dieci metri da me ci sono diverse attività commerciali: bar, negozi, una farmacia, una tintoria, c'è anche una agenzia di lavoro interinale. Passano i minuti e Mario non arriva, qualche volta si fa aspettare...

Un tizio mi si avvicina e mi apostrofa qualcosa.
Non capisco, penso voglia indicazioni, mi giro e gli dico: “Prego?”
Lui si avvicina ancora un po’ e mi dice: “Scusi, sta lavorando?”

Inorridisco, sono scioccata.
Lo guardo con aria truce e gli dico: “Ma sta scherzando o cosa, se ne vada va!”
E lui: “Mi scusi, stavo solo chiedendo”

Ma dico io, ma dove viviamo, sto aspettando una persona e mi scambia per una prostituta.

Mi guardo l’abbigliamento… stivali, pantaloni, piumino, guanti e sciarpa… non ho neanche la borsa, essendo in moto, solo uno zainetto. L’unica parte di me visibile è l’ovale del viso. Mi manca solo la cuffia di lana in testa con tanto di pon pon.

Pazzesco!

Il degrado ormai è palpabile in ogni via di questa città. Ragazzi forse è proprio arrivato il momento di cambiare aria!

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domenica 16 dicembre 2007

Hail to England!

Eccoci di nuovo in partenza, eccoci di nuovo sul suolo britannico, eccoci di nuovo a Londra dopo sette anni. Londra è sempre bella ed è sempre un piacere girare per le sue strade. Secondo noi ogni quattro o cinque anni bisognerebbe tornarci, è una città unica al mondo, un pò come New York. Questa volta, oltre alla capitale, ci dedicheremo anche al sud dell’Inghilterra, con un giro sulla costa e un'altra dedicata al sud ovest. Ma veniamo a noi...

Dopo una sveglia alla quattro di mattina di venerdì e una puntuale partenza da Orio al Serio con la buona e vecchia Ryanair, alle otto siamo sopra il cielo di Londra. Il capitano dell’aereo ci informa che non ci autorizzano ad atterrare a causa dei fortissimi venti che soffiano a velocità di novanta miglia ed è quindi molto probabile che ci dirotteranno su Birmingham. Ci guardiamo sgomenti, avevamo pianificato un pomeriggio a spasso per Londra, con rapido giro ed incursione da Harrods. Atterrare a Birmingham vorrebbe dire bruciarsi l’intera giornata, senza contare che Dario ci aspetta in quel di Epsom per mezzogiorno. Passano i minuti e finalmente arriva il tanto atteso ok all’atterraggio a Stansted e tiriamo un respiro di sollievo. Sbrigate le brevi formalità doganali e recuperato il bagaglio, ci dirigiamo al desk della Hertz per ritirare le chiavi della macchina noleggiata, un vero affare: 92 euro per quattro giorni. E sorpresa delle sorprese ci danno, causa mancanza utilitaria con cambio manuale, una bellissima Alfa Romeo GT 1900 JTD nera!

Sbarchiamo a Waterloo Station dopo aver attraversato la periferia meridionale di Londra. Camminiamo lungo il Tamigi e ammiriamo la ruota panoramica London Eye e il Parlamento britannico dominato dal Big Ben, giriamo intorno a Westminster soffermandoci davanti Westminster Abbey e poi su verso White Hall, sede del potere politico britannico e di diversi ministeri, dando un fugace sguardo alla residenza del Primo Ministro, Downing Street. Da White Hall attraversiamo i casermaggi delle Guardie a cavallo e ci inoltriamo nel Saint James's Park, degno di un documentario ornitologico per via delle centinaia di volatili che lo popolano. Arriviamo fino a Buckingham Palace per poi tornate sui nostri passi per il Mall e risalire Regent Street fino a Piccadilly Circus. Alle cinque di pomeriggio il sole è ormai tramontato ed è buio come se fosse notte inoltrata. Visto che Harrods è aperto fino alle otto di sera ne approfittiamo.

Bighelloniamo nelle famose Food Halls del grande magazzino, qui si possono trovare leccornie e specialità gastronomiche di quasi ogni angolo del mondo, ci sono diversi ristoranti, bar, caffè e punti di ristoro, tutti rigorosamente a tema. All'ultimo piano, ci concediamo anche un dolcetto con cappuccino, giusto per rilassarci per qualche minuto, per la modica cifra di diciotto sterline. Stanchissimi torniamo a Epsom e dopo un leggera cenetta, facciamo un salto nel ristorante dove lavora Dario come manager, si tratta del Ponte che, of course, propone cucina italianissima. Quasi tutto il personale è italiano, ragazze e ragazzi giovani e molto simpatici, sono davvero un bel gruppo. Dopo un ottimo espresso e un amaro torniamo all'appartamento di Dario per il meritato riposo, e dopo qualche problemino con il portoncino d'entrata, cadiamo distrutti tra le braccia di Morfeo.


Sabato partiamo in direzione del sito di Stonehenge, il tempo non promette nulla di buono, nuvoloni grigi coprono il cielo a perdita d'occhio e inizia a tirare un forte vento. Arriviamo con la macchina nei pressi del sito megalitico e la vista si rivela davvero spettacolare grazie al contrasto tra i prati verdissimi, il cielo grigio-bluastro e i giganteschi dolmen grigio scuro. Le condizioni meteo nel frattempo sono peggiorate, il vento sferza la piana di Stonehnege, praticamente piove orizzontalmente, fa freddo e in un attimo ci ritroviamo bagnati fradici. Ma tutto questo non ci ferma, tra l'altro a causa del tempo il luogo guadagna in fascino e soprattutto è praticamente deserto. Ci siamo solo noi e un paio di guardiani intirizziti.

Ci riscaldiamo e ci asciughiamo alla meglio in auto e puntiamo su Salisbury, l'antica Sarum sacra ai druidi. Ora però piove molto forte, tanto che una volta arrivati nella cittadina del Wiltshire, non riusciamo a scendere dalla macchina per visitare il sito di Old Sarum, l'acqua arriva praticamente a secchiate. A Salisbury non ci perdiamo la cattedrale, capolavoro del gotico, dove è conservata una delle quattro copie ancora esistenti della Magna Carta. E' ora di pranzo e una calda zuppa aiuta a riscaldare i nostri animi infreddoliti e umidicci...


Tappa successiva è la medievale Winchester nella contea dell'Hampshire, antica capitale del regno inglese e prima ancora di quello del Wessex. La cittada è molto carina ed è conosciuta per la sua maestosa cattedrale, dotata di una delle navate più lunghe in Europa e di un chiostro. Altra testimonianza storica della città è la Great Hall, ciò che rimane del castello di Winchester. All'interno di questa sala è conservata la famosa Tavola Rotonda, utilizzata da Re Artù e dai suoi cavalieri. Ovviamente si tratta di un falso storico e fu fatta dipingere da Enrico VIII. Siamo riusciti a vedere la Tavola Rotonda in maniera fortunosa... infatti, dato l'orario abbiamo trovato la Great Hall ormai chiusa, ma grazie alla caparbietà di un professore e di un gruppo di studenti americani, rimasti scornati insieme a noi dal trovare il massiccio portone chiuso, siamo riusciti a strappare al custode un'apertura after hour di ben cinque minuti! Meglio che niente. In serata rientriamo a Epsom e ceniamo al Ponte.

Domenica ci svegliamo con comodo e dopo avere fatto un’abbondante colazione da Caffè Nero, sfrecciamo in direzione Londra per andare a visitare il palazzo di Hampton Court, reggia di Enrico VIII, e poi di nuovo sulla City, per visitare la National Gallery, Trafalgar Square, China Town, Covent Garden e Soho.

Lunedì è l'ultimo giorno e decidiamo di passarlo sulla costa, nella località balneare di Brighton. La città sulla Manica ci accoglie con un tiepido sole, il lungomare è molto bello, costeggiato da splendide case vittoriane e rotto dalla presenza del rumoroso e colorato Brighton Pier, un lungo e largo molo sede di ristoranti, bar, pub e di un luna-park. Il Pier è un susseguirsi di chioschi dove degustare le peggio porcherie inglesi: fish and chips, donuts, hot dogs. Curioso è anche il Royal Pavillion, un palazzo costruito secondo uno stile architettonico che ricorda le reggie dei principi e dei rajas indiani.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso est seguendo la costa. Villagi e cittadine di mare si susseguono in bilico sulle altissime e candide scogliere che arrivano fino a Dover. Passiamo Eastbourne e raggiungiamo Hastings dove vorremmo visitare il campo della famosa battaglia, avvenuta nel 1066 tra Normanni e Sassoni, e l’omonima abbazia, ma siamo in ritardo e arrivando appena dopo le quattro, canonico orario di chiusura invernale, è tutto chiuso. Martedì sveglia all’alba… anzi no, è ancora buio pesto, l’alba non è ancora arrivata e forse, proprio complice il buio, facciamo un incontro che resterà per sempre nei nostri ricordi: due volpi, mamma e cucciolo, ci guardano dal limitare del bosco lungo la strada che porta alla M25.

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giovedì 13 dicembre 2007

Engadina e Grigioni, tra terme e fonduta

Un paio di anni fa, per la precisione durante il weekend di Ferragosto del 2005, abbiamo deciso di fare un raid motociclistico per le valli dell’Engadina, per quello che sarebbe stato il nostro primo viaggio in moto sulla media-lunga distanza. L’occasione è quella di provare “intensamente” la moto che Mario ha acquistato qualche mese prima: Harley Davidson 883 rossa fiammante, battezzata da subito Barone Rosso, o più amichevolmente il Baronetto.

Partiamo la mattina bardati di tutto punto, a nostro modo di vedere (torneremo poi su questo punto)… il tempo è un pò bigio, minaccia pioggia. Decidiamo di fare la strada del lago di Como, quella della sponda comasca, la West Coast insomma, optando per la vecchia Regina che attraversa tutti i paesini, più lenta e tortuosa ma certamente più panoramica e con meno traffico. Ci fermiamo ad Argegno per fare colazione in un bar… la seconda della giornata, un po’ come gli Hobbit di tolkieniana memoria. Ripartiamo e arrivati al Trivio Fuentes puntiamo le nostre forcelle in direzione Valchiavenna. Poco dopo Chivenna entriamo nel Canton Grigioni, Svizzera, e iniziamo la salita verso il Passo del Maloja. Il Baronetto avanza sicuro, sbuffa, scoppietta, sputacchia, ma è un treno inarrestabile e guadagna il passo di slancio con tutto il suo carico!


Entriamo finalmente in Engadina e dopo aver attraversato diversi paesini, Sils, Silvaplana, Champfèr e costeggiato tre laghi, arriviamo nell’aristocratica ed elegante Sankt Moritz. Aristocratica, elegante e anche un po’ bauscia aggiungerei. Meteorologicamente parlando nel frattempo, sembra che la situazione sia notevolmente migliorata. Ci rifocilliamo con una calda zuppa di carote e roesti, un tipico piatto della cucina svizzera a base di patate grattugiate, a cui vengono aggiunti pancetta, formaggio e altro in base ai gusti e ai voleri di chi lo mangia. Un giro a piedi per la cittadina e poi ripartiamo inoltrandoci sempre più nell’Engadina, passando per Samedan e Zernez, fino ad arrivare a Scuol, la nostra destinazione nel cuore del Canton Grigioni.

Durante il viaggio, complice probabilmente il copioso brunch-merenda elvetico appena divorato, riesco a schiacciare un pisolino in moto con grande irritazione da parte di Mario. Il Canton Grigioni è il più grande e il più orientale dei ventisei cantoni che compongono la Confederazione Elvetica. L’Engadina è la valle più estesa del cantone e trovandosi incastonata in mezzo alle Alpi è una meta turistica molto rinomata e ricca di località famose per la pratica degli sport invernali. La peculiarità di questa regione è il trilinguismo, unico caso all’interno della Svizzera. Le lingue parlate sono il tedesco, l’italiano e il romancio, una lingua neolatina parente del ladino, utilizzato nell’area dolomitica italiana.


Dopo esserci rilassati un momento in albergo e aver fatto quattro passi in paese, andiamo spediti al centro termale. Le terme sono divise essenzialmente in due parti, i bagni romano-irlandesi, ai quali si può accedere solo su prenotazione e vestiti solo di una toga romana, e la zona termale con le diverse piscine, al chiuso e all’aperto, e con le saune e i bagni turchi. La vista che si gode dalla grande vasca esterna spazia sulle Alpi Retiche e le foreste di conifere sui versanti montagnosi. E’ un vero spettacolo!


Belli riposati e rilassati, la sera ceniamo all’aperto, grazie alla temperatura mite e ci divoriamo una fonduta al formaggio. Per il giorno successivo abbiamo prenotato il percorso completo alle terme romano-irlandesi. Rispetto alle piscine e alle saune pubbliche è molto più rilassante e piacevole. C’è pochissima gente, il percorso è programmato per non trovarsi in più di 4 nello stesso ambiente. Passiamo attraverso saune di varie temperature e piscine termali a diversa gradazione. Dopo essere stati massaggiati a dovere da due matrone teutoniche, veniamo avvolti in teli caldi e soffici e ci rilassiamo nell’area chill-out su lettini soffici riscaldati dal sole, il tutto sempre davanti al maestoso panorama delle Alpi.

Nel pomeriggio ci giriamo il paesino, formato da casette con i muri decorati con dipinti tipici delle aree alpine, cascate di gerani dominano i balconi e i davanzali delle finestre. La sera ci regaliamo una cenetta in un romantico ristorante dove mangiamo molto bene. La mattina della partenza per il rientro a casa ci svegliamo e piove. In moto è un vero disastro, eravamo convinti di essere armati di tutto punto e invece siamo partiti come due sprovveduti: niente tuta antipioggia, niente guanti, niente scarpe adatte. Prendiamo acqua e tanto freddo, le mani di Mario sono violacee, anche se siamo a metà Agosto, il termometro segna 5 gradi. Alle fine dopo aver galoppato per tutta l’Engadina e parte della Valchiavenna, veniamo accolti dal sole che scalda il lago di Como, lasciandoci la pioggia alle spalle, felici della nostra prima esperienza in moto.

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mercoledì 12 dicembre 2007

Le volpi della brughiera

Rieccoci qui, si ricomincia con la solita ruotine quotidiana, lavoro, traffico e via dicendo. Il viaggio è andato bene e tra qualche giorno pubblicheremo qualcosa a riguardo. Ieri mattina ci siamo svegliati molto presto, alle quattro per la precisione, e mentre andavamo in auto verso il mostruoso raccordo che circonda la Greater London, percorrendo una strada di campagna in mezzo alla brughiera, abbiamo fatto un curioso e simpatico incontro.

Ai bordi della strada c'erano due bellissime volpi, una madre con il proprio cucciolo, che ci fissavano incuriosite. Abbiamo accostato con la macchina dolcemente, in modo da non farle fuggire... ma non era proprio loro intenzione farlo. Siamo rimasti così per qualche minuto con le volpi a un paio di metri da noi, prima che loro rientrassero nel bosco e noi riprendessimo la nostra strada...

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giovedì 6 dicembre 2007

London Calling

Finalmente si riparte! Partenza all'alba di domani mattina con volo da Orio al Serio. Destinazione Inghilterra. Saremo ospiti di mio fratello Dario, che abita da più di sette anni nell'elegante e molto posh Epsom, una cittadina della Contea del Surrey. Sarà l'occasione per passare un paio di giornate a Londra e per fare qualche gita fuori porta nell'Inghilterra del Sud.

Avendo appena finito di leggere il romanzone di Ken Follett, Mondo senza fine, mi piacerebbe visitare qualche cattedrale gotica, magari quelle di Salisbury e Canterbury, che ho letto essere tra le più belle di tutto il Regno Unito, architettonicamente parlando. Mentre Mara vorrebbe vedere le bianche scogliere di Dover e visitare Brighton. Magari faremo anche una deviazione verso Stonehenge. Insomma, l'importante è partire, cercheremo poi di conciliare tutto quanto, anche se il tempo sarà poco.

See you later!

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mercoledì 5 dicembre 2007

Pizzoccheri on the wheels


Ormai da tempo è diventata una tradizione per noi dedicare una giornata ai piaceri della tavola in quel della Valtellina, più precisamente in un agriturismo arroccato sopra i paesi di Grosio e Grosotto, sulla strada che s’inerpica tra gli alpeggi sotto il Passo del Mortirolo, che divide Valtellina e Valcamonica. Quest’anno abbiamo deciso di approfittare del ponte del 1° Maggio e di fare un bel giro con la nostra Harley-Davidson Sportster 883, il Barone Rosso.

Si parte da Monza e arriviamo a Lecco percorrendo le provinciali. Ripartiamo puntando a nord e decidiamo di optare per la strada panoramica che costeggia il lago di Como, piuttosto che la veloce superstrada, molto trafficata e praticamente quasi tutta in galleria. Dopo aver fatto una breve tappa a Mandello del Lario per porgere omaggio alla gloriosa Moto Guzzi, puntiamo su Colico.

La giornata è limpida e l’aria frizzante, i paesini del lago si susseguono sonnacchiosi fino ad arrivare al Trivio Fuentes, dove iniziano Valtellina e Valchiavenna. Facciamo una tirata fino a Tirano per un caffè e per sgranchirci le zampe. Per mezzogiorno arriviamo finalmente al nostro agriturismo, il Gufo, e subito ci accomodiamo nell’ampia sala, sedendoci vicino al camino. Il posto è carino, molto genuino, la vista sulla valle è splendida, il cibo… come dire… è sublime. E’ possibile mangiare anche all’aperto, ma noi abbiamo sempre mangiato dentro… io sono un po’ freddolosa. Al piano superiore ci sono anche un paio camere che bisogna prenotare con largo anticipo, infatti non troviamo posto e quindi decidiamo di dormire in un Bed & Breakfast a Bienno in Valcamonica.

Il menù tipicamente valtellinese è composto da:

Tagliere di salumi e sottaceti
Sciat su letto di lattughino e sottaceti,
Pizzocheri
Carni varie alla griglia
Tagliere di formaggi di produzione dell’agriturismo
Torta della casa
Caffè e ammazzacaffè

Vino rosso della casa a volontà!

Il tutto per la modica cifra di 20 euro a persona. Scontato ma doveroso dirlo, è tutto buonissimo.

Dopo un pranzo pantagruelico, ci alziamo verso le quattro del pomeriggio circa, inforchiamo Il Barone Rosso e dopo aver valicato il Mortirolo, scendiamo dalla parte camuna della montagna e diamo gas al nostro potente bicilindrico di Milwaukee in direzione lago d’Iseo. Ci fermiamo a visitare il Parco delle Pitture Rupestri, molto interessante, peccato che Mario si trascini per i massi, il coma alimentare è alle porte.

Arriviamo a Bienno nel tardo pomeriggio e con nostra grande sorpresa, scopriamo che si tratta di un bellissimo borgo medioevale. Il Bed & Breakfast si trova esattamente all’interno di una corte nel centro del borgo. Parcheggiamo la moto e andiamo a fare un piccolo giro di ricognizione. Il borgo è incantevole, tutto vicoli e piazzette, pieno di cortili e corti, spesso si incontrano vecchie fontane a cui è possibile abbeverarsi. Troviamo anche un mulino ad acqua molto pittoresco. Nei secoli passati era conosciuto per l’arte della metallurgia e la produzione di utensili e di armi. In serata decidiamo di non cenare, il pranzo è ancora in fase digestiva), facciamo quindi due passi con gelato e caffè. Il giorno dopo ripartiamo in direzione casa, fermandoci per una breve sosta a Lovere.


Lovere è il classico paesino di lago, piccolo e colorato. Dopo aver fatto uno spuntino scegliamo di percorrere la vecchia strada della sponda bergamasca. Questa sponda del lago d’Iseo è a tratti selvaggia e la strada che l’ attraversa è stretta, tortuosa e a strapiombo sul lago, ma il traffico è praticamente inesistente. La manetta del gas è appena aperta, i giri del motore sono al minimo, la nostra Harley borbotta sommessamente e noi ci godiamo il panorama lacustre con il cucuzzolo del Monteisola che svetta alla nostra sinistra. Il tempo sta cambiando e non promette niente di buono, decidamo allora di rimetterci in strada per il ritorno e riusciamo ad arrivare a casa appena in tempo per scampare il temporale.

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lunedì 3 dicembre 2007

Baltic Express

Dopo New York non avremmo dovuto fare nessun altro viaggio a causa del nostro budget, ma la nostra curiosità è tanta e la voglia di viaggiare di più, quindi per il mese di Agosto ci organizziamo e prenotiamo il volo e il noleggio di un'auto, riscontrandoli entrambi molto cari rispetto agli standard europei. La prima città visitata è Riga, la capitale della Lettonia.


Il centro storico è raccolto ed è completamente pedonale, qui le linee pulite dell'architettura Art Nouveau la fanno da padrone. Contrariamente alle aspettative fa molto caldo, forse troppo. Ci colpiscono le ragazze: molto carine e curate. La città è un gioiellino, si vede che è stata completamente ristrutturata di recente. Dopo due giorni ritiriamo la macchina, una Ford Focus nuovissima, immatricolata il giorno prima.

Ci dirigiamo verso il nord della Lettonia, nella regione della Livonia, soffermandoci a visitare due località: Sigulda e Cesis. Fuori da Riga, i locali non parlano una parola di inglese, ci si fa capire a gesti e indicazioni, ci esibiamo quindi in una sorta di grammelot primitivo. Il paesaggio è molto verde, ci sono foreste ovunque.

Arriviamo a Parnu, in Estonia, nel tardo pomeriggio, ci sistemiamo in una Guesthouse oserei dire di lusso, per gli standard che poi scopriremo, e ce ne andiamo in spiaggia. Una bellissima spiaggia di sabbia dorata, con tantissima gente sdraiata a prendere il sole. Decidiamo di tentare un bagno e con nostra grande sorpresa scopriamo che l’acqua del Baltico è calda, sembra un brodo, e per niente salata; mentre il fondale è bassissimo, tipo Adriatico.

Si riparte alla volta dell'isola di Saaremaa, dopo aver fatto una colazione pantagruelica, ai limiti del coma alimentare. Arrivati al terminal dei traghetti scopriamo che ci sono tantissime macchine in attesa e chi ha la prenotazione sale per primo. Saltiamo un turno e il turno dopo ci imbarchiamo.


Saaremaa è molto selvaggia, secondo antiche leggende sarebbe stata identificata con la leggendaria terra di Thule. Le spiagge non ci hanno fatto impazzire, l’acqua è come a Parnu, calda con fondale basso e le zanzare sono ferocissime! Visitiamo il castello di Kuressaare, i mulini a vento di Angla e l'inquietante cratere meteorico di Kaali con il suo lago senza fondo. L'indomani ci imbarchiamo nuovamente e ripartiamo alla volta di Tallin.

Prima di arrivare a Tallin ci fermiamo a visitare Paldiski, una cittadina sul Mar Baltico abitata solo da russi, che prima dell'indipendenza estone era la principale base dei sommergibili nucleari della flotta sovietica. La località è veramente triste e inquietante, con resti di bunkers e caserme, scritte sui muri dei palazzi diroccati tra le quali spicca "Welcome to Hell".

Finalmente nel pomeriggio arriviamo nella magica Tallin, dove abbiamo deciso di fermarci tre giorni, prendiamo una camera in un albergo al porto turistico, che contrariamente ai tipici porti, è molto pulito e curato. L’albergo è nuovo, bellissimo, in stile design finlandese e per nostra fortuna le camere sono in promozione! Dalle finestre della camera si vede il centro storico della cittadina, giusto cinque minuti a piedi e siamo tra le sue mura medievali.


Tallin è sicuramente la capitale che ci è piaciuta di più, piccolina, tutta arroccata, molto romantica. Il centro storico, chiuso tra le mura, è in stile medioevale. La città si arrampica sul colle di Toompea ed è irta delle guglie degli edifici religiosi e dei palazzi medievali. Il giorno dopo piove e anche con la pioggia scopriamo che la cittadella mantiene intatto il suo fascino. In serata ci scappano anche un paio d’ore in una piccola spa di un albergo vicino.

L'indomani, dopo una sostanziosa colazione, andiamo direttamente al porto per prendere l'aliscafo, destinazione Helsinki. In un paio d'ore superiamo il braccio di mare che ci separa dalle coste finniche e arriviamo. A molti Helsinki non piace, noi l’abbiamo trovata molto carina. L’aliscafo ci sbarca praticamente in pieno centro, dove la gran parte dei palazzi sono costruiti in stile classico. La città è piccola, pulita, a misura d’uomo, con un bel mercato coperto e dei giardini meravigliosi dove la gente si sdraia a prendere il sole, la piazza del Senato è immensa, ci sono diverse chiese interessanti, non ultima una scavata nella roccia. Tornati a Tallinn, ci prepariamo per ripartire il giorno successivo.

Decidiamo all’ultimo momento di effettuare una deviazione e di andare a Narva a vedere il confine russo. Narva è una cittadina estone abitata esclusivamente da russi. La cittadina di per se non è un granché, anonimi palazzoni rendono l'atmosfera particolarmente tetra e desolata, ma la deviazione vale la pena per visitare la frontiera e la fortezza dove si respira un’aria molto particolare.

Qui esiste l’ultima statua di Lenin ancora in piedi in tutti i Paesi Baltici. Molto suggestivo è il colpo d'occhio che si gode dalla fortezza della città, di fronte alla quale si erge, sulla sponda russa del fiume che ha dato il nome alla città, il castello di Ivangorod. Il confine è segnato da un ponte che divide l'Estonia, Unione Europea, dal territorio della Federazione Russa, la Grande Madre Russia.


Costeggiando il gigantesco e puzzolente lago Peipsi arriviamo a Tartu, la città universitaria estone per eccellenza. La vita cittadina ruota tutta intorno all'università fondata dal re Gustavo di Svezia e noi ci adeguiamo dormendo in una confortevole casa dello studente. Tartu è molto carina e le viette della zona pedonale partono da una bellissima piazza dominata da una simpatica fontana, che rappresenta una coppia di studenti che si baciano.

Ripartiamo da Tartu il giorno dopo per rientrare in Lettonia per puntare poi al confine con la Lituania. Prima però facciamo tappa a Bauska per visitare il palazzo di Rundale, maestosa reggia progettata dall'architetto italiano Bartolemo Rastrelli. Consigliamo i rilassanti giardini all' italiana.

La mattina seguente entriamo nella cattolicissima Lituania e puntiamo su Vilnius, strada facendo ci fermiamo a visitare la Collina delle Croci, un sito mistico avvolto da un'aura sacrale. Si tratta di una piccola collina dove migliaia e migliaia di croci, di tutte le dimensioni e di tutti i materiali, formano una selva di legno e metallo, meta di pellegrinaggio da tutta Europa e non solo. Anche Papa Giovanni Paolo venne a pregare in questo luogo.


Arrivati a Vilnius facciamo un pò fatica a orientarci, ci fermiamo davanti all’ambasciata Bielorussa e veniamo invitati ad andarcene malamente da un loro funzionario, mentre il poliziotto lituano ci guarda con sguardo impotente. Finalmente ci sistemiamo in una bella Guesthouse, dove però scopriremo che sarà servita una colazione scarsissima. Dovete sapere che per noi il momento della colazione è sacro oltre che fondamentale.

Vilnius ha un centro storico più grande rispetto alle altre due capitali baltiche, punteggiato dai campanili di decine di chiese. Notevoli i palazzi in stile barocco. Unico neo da sottolineare è che il centro non è chiuso al traffico quindi le macchine sono parcheggiate ovunque. Visitiamo la città in lungo e in largo, comprese le sponde del fiume Neris che l'attraversa. Capitiamo anche in un curioso quartiere, la Repubblica di Uzupio, libero territorio popolato da artisti e intellettuali.


Ripartiamo in direzione Mar Baltico, Penisola Curlandese, con grandi aspettative sulle località della costa: Klaipeda, Palanga, Liepaja e Jurmala, la cosiddetta Via dell'Ambra. L’ambra è una preziosa resina fossile, tipica della regione costiera del Baltico, e la troverete in centinaia di negozi e bancarelle. Io ho acquistato un paio bracciali e un anello a Vilnius, dove costa meno. Sulla strada facciamo una breve sosta per visitare il castello di Trakai. La fortezza è stata ricostruita recentemente ma si rivela una trappola per turisti, il panorama del castello in mezzo al lago però è molto suggestivo.

Arrivati a Klaipeda, la prussiana Memel, ci dirigiamo subito ai traghetti per la penisola Curlandese, senza soffermarci sulla cittadina in quanto ci pare discretamente grigia e desolata.La penisola, chiamata anche penisola di Neringa, si è creata grazie all'azione del vento e del Mar Baltico, fino a formare una vasta laguna. Si tratta praticamente di una sottile e lunghissima striscia di dune sabbiose, ricoperta da fitte pinete e punteggiata da paesini di pescatori.


Noi facciamo base a Nida, il villaggio più a sud in territorio lituano, a pochi chilometri c'è il confine con l'enclave russa di Kaliningrad. Nida è dominata dalle dune più alte e belle della penisola ed era stata eletta a luogo di soggiorno dallo scrittore Thomas Mann.

La grande duna di sabbia è molto romantica ed è percorsa da alcune passeggiate poco impegnative: bisognerebbe restare all’interno dei sentieri segnalati, ma nessuno praticamente lo fa. Se ci si sale al tramonto ricordatevi l’Autan, le zanzare sono particolarmente aggressive. Da qualsiasi punto della duna è possibile vedere la regione di Kaliningrad. Facciamo qualche giornata di mare sul Baltico, qui finalmente troviamo un pò di onde e Mario si sbizzarrisce con i tubi. Raccogliamo innumerevoli sassi… convinti che sia ambra… ma ambra non è. Si riparte dopo due giorni di totale relax, bagni e sole.


Cominciamo a risalire la costa lituana per rientrare poi verso la Lettonia e Riga. Speriamo di godere ancora di qualche giorno di mare, ma la stagione sta terminando e il tempo comincia a cambiare. Sulla strada ci fermiamo a visitare Palanga, una piccola Rimini lituana, con un bellissimo pontile, e proseguiamo per Liepaja, in Lettonia, ma restiamo molto delusi, la città è anonima e grigia, quindi puntiamo su Ventspils, dove facciamo tappa per la notte. Ventspils si rivela una cittadina carina, tenuta molto bene, con stradine acciottolate e case basse; peccato per un gigantesco porto industrial-minerario-militare di epoca sovietica, che deturpa decisamente il paesaggio.

Dopo uno sterrato di più di cinquanta chilometri arriviamo a Capo Kolka, il tempo è coperto, fa freddo e tira vento. Unico incontro durante questa tappa, in mezzo alle impenetrabili, foreste lettoni è quello con una famigliola genovese in camper. Contrariamente alle nostre attese Capo Kolka non è a picco sul mare, ma è una lingua sabbiosa, battuta dalle fortissime correnti prodotte dall'incontro delle acque del Golfo di Riga e del Mar Baltico e circondata da boschi selvaggi. Purtroppo durante tutto il viaggio non siamo riusciti ad avvistare nemmeno un'alce.

Arriviamo a Jurmala, ultima cittadina sul mare sulla strada del nostro ritorno verso Riga. Jurmala sembra uscita direttamente dagli anni ’70, noi la visitiamo a fine stagione con un tempo bigio, il tutto mette malinconia. Inoltre alloggiamo in una Guesthouse, gestita da delle donnone russe, discretamente scarsa e di questo non rigraziamo certo la nostra guida Lonely Planet. Da Riga ripartiamo con volo Air Baltic verso l’Italia.

Air Baltic si spaccia per compagnia low cost ma non è paragonabile a Ryanair, Skyeurope o Easyjet. I voli sono ancora discretamente cari. La macchina, noleggiata con Europecar, si è rivelata avere la tariffa più alta d’Europa, detto che le altre compagnie chiedevano di più. Il cibo è molto pesante ma gustoso, fate molta attenzione agli Zeppelini in Lituania, delle vere e proprie bombe caloriche che si piazzano sullo stomaco e restano lì per ore.

Contrariamente alle nostre abitudini non abbiamo campeggiato, in genere siamo dotati di tenda e sacco a pelo: avevamo letto, sulla guida e su vari resoconti in internet, che i campeggi erano un vero e proprio disastro, con bagni al limite della decenza. Abbiamo dormito un pò ovunque, dalla Guesthouse all’Hotel di lusso, al dormitorio per studenti ai bungalows nei camping. Ogni tanto, purtroppo, abbiamo avuto l’impressione che ci venisse fatto il prezzo da “turisti”. Attualmente non accettano l’euro e non insistete perchè s'incazzano.

Le strade, con l' eccezione dell’Estonia, che ci è sembrato il paese più evoluto in quanto a infrastrutture tra le Repubbliche Baltiche, sono disastrate, spesso ce n’è una principale da cui si diramano innumerevoli sterrati, anche di decine e decine di chilometri. Le buche, i dossi e i rattoppi sono all’ordine del giorno, l’asfalto spesso è sostituito da sassi pressati o cemento. Per fare benzina ci è capitato di avere delle difficoltà, soprattutto in Lituania. In compenso il traffico è inesistente e i panorami sono piacevoli e rilassanti. Fate attenzione in autostrada: è permessa l'inversione di corsia e l'attraversamento pedonale!

Lettonia ed Estonia sono ricoperte di foreste, la Lituania invece è piatta e decisamente pianeggiante. Le tre capitali sono dei veri e propri gioiellini, una più bella dell’altra, la nostra preferita: Tallin. Gli altri centri abitati sono piccoli, c’è tantissimo verde e tantissima campagna. Con l'eccezione della fantastica Penisola Curlandese, il resto della costa baltica ci ha deluso, non tanto per il paesaggio quanto per le località urbane.

Se decidete di intraprendere un viaggio nei Paesi Baltici, non perdetevi le tre capitali e la Penisola Curlandese, il resto è trascurabile. Se avete tempo potete pianificare una giornata ad Helsinki, ma soprattutto richiedete per tempo un visto per la Russia, in modo da proseguire da Tallin fino a San Pietroburgo, cosa che noi non abbiamo fatto... con grande rimpianto.
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domenica 2 dicembre 2007

New York New York...


8° giorno

E’ sabato mattina, giornata strepitosa, primaverile, finalmente niente sciarpa, guanti e cappello. Ci dirigiamo alla volta del Brooklyn Bridge, da fare rigorosamente a piedi. Le strade di New York sono percorse da newyorkesi indaffarati a fare footing e correre in bicicletta, è bellissimo guardarli, sono attrezzatissimi.

Dopo una breve visita al famosissimo e ultraripreso Tribunale di New York, ci incamminiamo verso il ponte, una meraviglia, ci sono percorsi pedonali e piste ciclabili, lungo tutto il ponte troviamo dei punti che descrivono la storia della sua costruzione. Arrivati a Brooklyn visitiamo i quartieri di DUMBO e Brooklyn Heights.

Prendiamo la metropolitana e via verso Coney Island, con la ruota, il pontile e le spiagge sull’Atlantico. Il tragitto in metropolitana si snoda per la gran parte in superficie e ci permette di visionare i vari quartieri che si susseguono, molti dei quali, per noi italiani, molto curiosi, come quello degli Ebrei Hassidim, tutti vestiti con colbacco di pelliccia, cappotto nero e riccioli… compresi i bambini.

A Coney Island ci fiondiamo da Nathan’s per assaggiare i tanto decantati hot dog (chimicissimi)… onestamente dopo 1 settimana di hot-dogs non ce la faccio più, vorrei tanto un panino al prosciutto! Mario si compra una t-shirt dei Warriors, come dimenticarli, siamo nel loro territorio.

Andiamo sul lungomare a passeggiare sulla spiaggia, ammiriamo i luna park, ci avventuriamo sul pontile e scattiamo foto su foto. Ci guardiamo intorno e sembra di stare a migliaia di chilometri da Manhattan, si sente parlare solo il russo o comunque lingue dell’est Europa… non a caso, da qualche tempo Coney Island è stata ribattezzata Little Odessa.

9° giorno

Domenica… e cosa si può fare a New York di domenica?

Prendiamo la metropolitana e via verso la mitica Harlem… ebbene si, vogliamo assistere a una messa Gospel. Dopo un rapido giro di ricognizione, scegliamo la chiesa, che poi è un teatro, chiediamo di assistere e subito veniamo accolti e accodati con altri turisti.

La sensazione é bellissima, sono tutti molto gentili, vogliono sapere da dove veniamo, qualcuno dei fedeli ci racconta che é stato in Italia. Cominciano ad arrivare i partecipanti, praticamente tutti di colore, gli unici bianchi sono i turisti. I fedeli sono elegatissimi, le signore hanno cappellini, guanti e scarpe in tinta, gli uomini invece indossano sgargianti completi con camice colorate. Sembra di essere catapultati dentro alla scena della messa del film dei Blues Brothers.

Ci fanno accomodare tra di loro, arrivano alla spicciolata, inizia la messa ma manca il coro gospel! La delusione inizia a serpeggiare, ma a un certo punto entra il coro vestito di rosso e il reverendo, un azzimatissimo e colossale signore che sembra uscito da un film, ci ricarichiamo subito, quelli di prima stavano solo scaldando gli animi, inizia la vera messa, cantata, iniziano i sermoni, cadenzati e urlati, qualcuno del coro cade in una specie di trance estatica, vengono anche ringraziati gli ospiti stranieri.

E’ bellissimo, facciamo la comunione con una piccola ostia e del succo di mirtillo, ci scambiamo il segno della pace, la messa dura quattro ore, ma il tempo trascorre in un lampo, più che una messa è un evento religioso, sociale e artistico! Usciamo più che soddisfatti e contenti.

Ormai è pomeriggio, facciamo un giro nel quartiere, molto affascinante ma decadente, anche se ci stanno lavorando e stanno recuperando un sacco di palazzi storici, tra cui lo storico Apollo Theatre, tempio della musica soul.

Attraversiamo il campus della Columbia University e dopo una veloce visita alla cattedrale in fase di restauro di Saint John the Divine.

E’ ora di tornare al nostro albergo e allora ci infiliamo in Central Park e torniamo verso la 57th facendo la strada tutta a piedi: attraversiamo viali, sentieri, giriamo intorno al Reservoir, il laghetto artificiale costeggiato dalla pista da jogging. Visitiamo il Belvedere Castle, facciamo un giro dove c’è il ristorante e la pista di pattinaggio del South End.

10° giorno

E’ arrivato il momento del Bronx, il tanto temuto e famosissimo quartiere malfamato di New York.

Andiamo a visitare lo Zoo e poi la vera Little Italy, che si trova in Arthur Avenue a Belmont, facciamo merenda in un locale italiano dove conosciamo il proprietario, il simpatico signor Giancarlo, emigrato qui 30 anni fa da Salerno, ci tiene compagnia raccontandoci un sacco di anedotti e ci offre un ottimo caffè espresso.

11° giorno

Ultimo giro per negozi, con shopping da Bloomingdale’s, e per le strade di questa meravigliosa e indimenticabile città.

Nel primo pomeriggio ci avviamo al JFK per prendere il volo intercontinenale che ci riporterà a Londra e poi in Italia.

New York è una città meravigliosa e i newyorkesi sono molto gentili ed educati, se ti trovi in difficoltà sono pronti a darti una mano, se ti vedono leggere una cartina e capiscono che sei un turista si avvicinano e ti chiedono se possono aiutarti.

Dopo l’11 Settembre i controlli sono diventati strettissimi, ovunque: nei musei, agli imbarchi, all'aeroporto, addirittura in qualche building. Bisogna armarsi di pazienza, controllano tutto e tutti, devi toglierti continuamente scarpe e cinture, aprire lo zaino e niente bottigliette d’acqua!

Per mangiare consigliamo i dinners, le porzioni sono gigantesche, con un piatto si mangia tranquillamente in due. Scordatevi però i sapori genuini, risulta tutto un pò chimico e condito con innumerevoli salse. Da Starbucks non esiste un caffè o un the normale, viene tutto arricchito con spezie e panna o altri intrugli non ben identificati. Curiosando in un tipico supermercato, ci si accorge dell' incredibile numero schifezze che ci si può trovare: decine di sciroppi e salse, per non parlare del mitico burro di noccioline. L’odore di cibo accompagna costantemente il visitatore in ogni angolo della città.

Non perdetevi lo shopping, i negozi sono strepitosi, i grandi magazzini come Barney’s e Bloomindale’s da perderci gli occhi. Purtroppo non abbiamo trovato negozi di Manolo Blahnik e Jimmy Cho (ero troppo curiosa), ma i nostri stilisti si sprecano, hanno più di una boutique: Prada, Armani, Valentino, Cavalli, Versace, Furla, Missoni, Gucci, Fendi e via dicendo. Tiffany è praticamente un palazzo di otto piani.

Le librerie sono dei posti dove ti puoi rilassare, bere qualcosa e passare qualche ora lontano dalla pazza folla, magari scaldandoti dopo una giornata passata sgambettando sotto le intemperie. I locali sono tutti surriscaldati, bisogna vestirsi a strati per non rischiare di soffocare.

La rete della metropolitana è immensa, arriva praticamente in ogni angolo della megalopoli, si può viaggiare sia con le tessere magnetiche ricaricabili sia acquistando con le monetine il singolo biglietto, emesso dalle biglietterie automatiche. All’interno della stazione della metropolitana si trovano le waiting area, si tratta di posti dove ci si può sedere e che sono costantemente sorvegliati dalla telecamere. I vagoncini dei convogli sono color argento e tutti hanno dipinti sulle fiancate delle enormi bandiere americane.

I taxi gialli si chiamano alzando la mano a bordo strada, fate attenzione perché si fermano anche lussuose macchine private che sono carissime.

Meravigliosi i grattacieli, si passeggia costantemente tenendo il naso all’insù, per non parlare delle Penthouse, gli appartamenti a più piani costruiti nelle guglie terminali dei palazzi.

Gli americani adorano gli animali, i cani sono ovunque, vestiti di tutto punto, anche di babbucce. I parchi hanno un’area riservata agli amici a quattro zampe, provviste di tutto l'armamentario (che nessuno si porta via) per tenere in ordine e pulito l’ambiente. Raramente si vede un solo cane, sono sempre in coppia, e questo te la dice lunga. Abbiamo avuto la fortuna di vedere, in un paio di occasioni, dei dog sitter che accompagnavano delle orde canine… strepitosi!

I tombini fumano per davvero!

Quando abbiamo prenotato 10 giorni alcuni amici ci hanno preso per pazzi: 10 giorni a New York? Sono troppi! Cosa volete che vi dica… io non riesco nemmeno a immaginare come si possa stare a New York meno di una settimana.

Noi volevamo vedere e fare tutto, volevamo assaporare e gustare ogni momento; ci sono tuttavia delle cose che non siamo riusciti a vedere o a fare: la New York by night, uno spettacolo nei tanti teatri di Broadway, una partita di hockey su ghiaccio al Madison, una capatina nel Queens, una giornata negli Hamptons e molto altro ancora.

Di una cosa siamo certi: torneremo!
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sabato 1 dicembre 2007

The City that never sleeps


4° giorno

Siamo due mattinieri e alle nove siamo già a spasso per la città in modo da non perderci nulla: prima un bel giro ad ammirare gli interni del Chrysler Building e della Trump Tower, poi il Rockfeller Center con la pista di pattinaggio, la Central Station e una pausa a Saint Patrick's Cathedral.

Incredibile ma vero, New York è piena di chiese, cattedrali, sinagoghe e moschee, che si incastrano a meraviglia tra i grattacieli in una sorta di unione tra sacro e profano.

Proseguiamo verso il palazzo dell’ONU e con nostro grande disappunto notiamo l'assenza delle bandiere di tutte la nazioni del mondo che dovrebbero garrire il vento con i loro colori.

Prima però effettuiamo uno stop, che consigliamo a tutti gli amanti dei libri: la Morgan Library, bellissima, con testi e libri antichi in diverse lingue, una meraviglia da ammirare.

Nel pomeriggio ci dedichiamo al Guggenheim Museum, dove l'esposizione temporanea é costituita da una collezione di dipinti spagnoli, dove spiccano Goya, Velasquez e il tenebroso El Greco, che tanto affascina Mario, ma la visita vale la pena solo per la struttura circolare del museo, infatti le collezioni sono in mostra sulla grande rampa a spirale che si srotola in una lunghissima galleria e si visita partendo dall’alto verso il basso.

Usciti dal Guggenheim, a piedi ritorniamo verso l’albergo passeggiando lungo Madison Avenue dove ammiriamo sfavillanti negozi e lussosi magazzini, templi del consumismo e dello shopping nella Grande Mela.

Nel frattempo la nostra fotocamera digitale ci abbandona, ha cominciato a fare le bizze già dal secondo giorno, decidiamo così di comprarne un’altra, e dopo un breve consulto all’Apple Store, dove si può navigare gratuitamente, ci dirigiamo da Staples sulla 57th e grazie al cambio favorevole ci portiamo a casa un’ottima Canon.

5° giorno

MOMA stiamo arrivando!

Il museo è molto bello e ben organizzato, con spazi grandissimi, molto luminoso e arioso, ci si muove benissimo, le collezioni sono stupende, probabilmente tra le più ricche e interessanti per quanto riguarda l'arte moderna. Possiamo ammirare dipinti e quadri tra i più famosi al mondo: Van Gogh, Picasso, Monet, Matisse, Dalì, De Chirico, Warhol, Mondrian, Boccioni, Klee, Kandinsky e moltri altri.

Ma prima di dedicarci all’arte e alla cultura decidiamo di strappare un momento del tutto ludico, con giro da FAO Schwarz, un straordinario e gigantesco negozio di giocattoli, mai visto nulla di simile in Italia.

I dipendenti ci accolgono applaudendo e sorridendo, ringraziano i loro primi clienti, la scena è quasi imbarazzante per noi che siamo abituati a essere trattati a pesci in faccia nei nostri negozi.

Meditate gente, meditate!

Il negozio è pazzesco, ci sono peluche a grandezza naturale, tra cui un enorme Mammut, c’è anche un piccolo bar, un corner con le caramelle e dolciumi stile film di Walt Disney e a ogni piano pulitissimi bagni.

Nel pomeriggio, il clima è migliorato, il cielo è sgombro e azzurro, andiamo a visitare il Village con Washington Square, l’Arco e gli scoiattoli rossi avidi di cibo che popolano il parco adiacente.

Bighelloniamo per Chelsea e ci fermiamo a guardare il famigerato Chelsea Hotel, dove il bassista dei Sex Pistols nonchè icona del punk Sid Vicious uccise la sua fidanzata storica Nancy Spungen. Facciamo una puntatina verso l'Hudson River e dai moli si può vedere il vicino New Jersey. Procediamo a piedi fino al Madison Square Garden, famoso per i suoi leggendari eventi sportivi e musicali e attualmente casa della squadrea di basket dei Rangers e di quella di basket degli Knicks. La stanchezza inizia a farsi sentire ma non ci fa desistere dal nostro ultimo obiettivo: la salita all'Empire State Building.

Qui la gente in attesa di salire è molta, la fila agli ascensori che in un paio minuti ci portano all’82° piano è un pò lunga ma scorrevole. Noi ci fermiamo qui e decidiamo che non vale la pena arrivare fino al 102°.

La vista è mozzafiato e spazia dal Jersey a Brooklyn e al Queens, dal Central Park fino giù al Verrazzano Bridge, il cielo è terso e mentre cala il sole e arriva il buio, milioni e milioni di luci si accendono sotto i nostri occhi, testimoni di uno spettacolo irripetibile.

6° giorno

Prendiamo la metropolita e giù fino a Battery Park per imbarcarci e visitare la Statua della Libertà ed Ellis Island. Anche qui la coda per imbarcarsi è notevole, ma gli americani sono ben organizzati e si fa in fretta.

Purtroppo dopo l’11 Settembre i controlli sono stati intensificati ed in alcuni casi direi esasperati, quindi bisogna armarsi di pazienza, restare tranquilli e soprattutto mantenere sempre un approccio cortese ed educato.

La Statua della Libertà è maestosa, è possibile girare nel parco sottostante la statua o salire fino al basamento per godersi lo Skyline di Manhattan.

Un altro traghetto ci porta a Ellis Island, dove nei decenni a cavallo del 1800 e del 1900 sbarcarono milioni di emigranti dall'Europa. Il museo fotografico é toccante e molto curato, molto interessante anche la parte didattica del museo che ci fa scoprire che ben 17 milioni di americani sono di origine italiana.

Nel pomeriggio abbiamo prenotato una crociera nella baia di Manhattan che effettua una semicircumnavigazione dell'isola. Il passaggio sotto i tre ponti che da Manhattan portano a Brooklyn e Queens è spettacolare.

Alla sera decidiamo di tornare in Times Square, perché con il buio ha un fascino molto particolare, scattiamo delle foto con gli immancabili poliziotti a cavallo e visitiamo l’imperdibile Hard Rock caffè, tornando verso l'albergo fiancheggiamo il Radio City Music Hall.

7° giorno

Piove a dirotto, ma per fortuna abbiamo riservato la giornata al Met, così resteremo all’asciutto.

Il Metropolitan Museum è enorme, mastodontico, probabilmente più grande del British e del Louvre, espone di tutto, dalla pittura, alla scultura, al vasellame, armature, vestiti, ricostruzioni di templi antichi, ricostruzioni di interni di palazzi e piazze. Organizzato e strutturato molto bene, ha sale affollatissime e altre completamente vuote. Visitarlo tutto è praticamente impossibile, ci vorrebbero giorni interni.

Consigliamo di dedicare la visita a ciò che interessa ed eventualmente di curiosare tra le piazzette che si aprono all’interno del museo studiate per far riposare i visitatori.

A metà pomeriggio usciamo dal Metropolitan, stanchi ma felici, finalmente ha smesso di piovere e il tempo si é messo al meglio. Abbiamo voglia di stare all’aperto e allora decidiamo di visitare Tribeca, quartiere di Manhattan divenuto molto alla moda, e di andare per negozi.
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