
L’anno scorso abbiamo fatto diverse escursioni sulle Alpi svizzere: lunghe passeggiate immersi in panorami stupendi, respirando aria fresca e facendo del trekking a tratti decisamente impegnativo.Una domenica siamo partiti di mattina presto da Monza con l’auto e dopo aver passato la frontiera elvetica a Chiasso, oltrepassato Lugano e attraversato metà del canton Ticino, abbiamo risalito tutta la Valle Maggia, e quasi tre ore dopo, ci siamo fermati per fare una sosta nel paesino di Mogno, dove abbiamo visitato la chiesetta di San Giovanni Battista, progettata dal noto architetto svizzero Mario Botta. Ripartiti dopo la breve sosta, siamo saliti, sempre con l’auto, fino al lago del Sambuco, dove è possibile ammirare l’enorme diga artificiale che crea il bacino del lago, che abbiamo costeggiato per poi continuare la nostra ascesa fino al maestoso lago del Narèt, la cui massa d’acqua è sbarrata da un altro sistema di dighe colossale.

Finalmente abbiamo parcheggiato l’auto in riva al Narèt ed equipaggiati di giacca antivento e antipioggia Northface, scarponcini da montagna e zainetto carico di cioccolato toblerone e acqua abbiamo iniziato la nostra “passeggiata”. Anche se il tempo non è stato dei migliori, spesso coperto e a tratti con una fastidiosa pioggerellina, abbiamo avuto chiaro fin dall’inizio, il nostro obiettivo: raggiungere la capanna Cristallina, ammirare l’omonimo Pizzo e il ghiacciaio di Basodino e rifocillarci con un ottimo pranzo. La prima parte della passeggiata è stata tutta in salita, su di una bellissimo declivo verde che scende verso il lago. Arrivati in cima, abbiamo iniziato una ripida discesa, il sentiero si è fatto più difficile, passando da un terreno morbido e verde a una pietraia impervia. Immersi nel fantastico panorama delle vertiginose cime e delle ripide vallate delle Alpi, con il vento forte e sferzante, abbiamo intravisto in lontananza la nostra agognata meta. Durante gran parte della marcia, le furbe e leste marmotte, dalle cime delle Alpi, hanno sempre segnalato la nostra presenza al resto della tribù con lunghissimi fischi. Controllo del territorio!

Dopo essere discesi sul fondo valle, abbiamo percorso un tratto in falsopiano, guadando diversi rigagnoli d’acqua e poi abbiamo ricominciato a salire… questo è stato sicuramente il pezzo più impegnativo della camminata. Una ripidissima salita di pietra e roccia, quasi una scala di granito naturale, che termina in cima alla sella del passo Cristallina, dove si trova la capanna omonima, rifugio per escursionisti a quota 2.575 metri. Due ore di faticosa camminata con un buon passo, tra dislivelli vari e anche un breve passaggio in cordata, ma la vista sul ghiacciaio del Basodino è stata impagabile. Dentro la Capanna, in cui è obbligatorio togliersi gli scarponi, ci siamo premiati con un delizioso e meritato pranzetto a base di gnocchi ai quattro formaggi, tagliere disalumi e formaggi ticinesi, crostata di frutta e caffè offerto dalla casa. Anzi, Mario per fare il vero teutonico, ha ordinato un cappuccino al posto del caffè. Dopo un paio d’ore di riposo abbiamo ripreso il cammino verso la macchina e al ritorno, causa pancia piena, ci abbiamo messo una mezzora in più, con un paio di soste per riposare. La discesa al lago Narèt è stata appagante anche se il bacino artificiale, che si stende ai piedi della montagna, ha un qualcosa di inquietante. Una volta in macchina siamo partiti costeggiando il sentiero del lago e poi giù per la Valle Maggia fino a ritrovare la consueta strada di casa.
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