martedì 18 marzo 2008

Fuerteventura, l'isola del vento

Domenica atterriamo in perfetto orario all’aeroporto di Puerto del Rosario, Fuerteventura, Isole Canarie. La nostra vacanza ha inizio! Finalmente, aspettavamo con ansia ed eccitazione questo momento ed eccoci qui. Ritiriamo i bagagli, andiamo al desk della compagnia di autonoleggio e prima di prelevare l’auto dal parcheggio, ci facciamo un bocadillo jamón y queso, giusto per calmare la fame dato che sui voli Iberia da Milano e successivamente da Madrid non hanno offerto nessun tipo di snack o bevanda, barboni!La nostra macchina è una Volkswagen Fox bianca, con condizionatore e servosterzo, di più non si poteva prendere per una settimana di noleggio alla modica cifra di 107 euro. Sabato ho chiamato Tazio della Beachbums Surfhouse, tutto confermato!

Mi ha spiegato come raggiungere un punto di facile accesso, nella zona di Villaverde, a nord, dove verrà poi lui a prenderci. Usciamo dell’aeroporto e superata l'urbanizzazione di Puerto del Rosario procediamo a nord, percorrendo la strada che lambisce la costa est di Fuerteventura. Rimaniamo subito incantati dai paesaggi, sembra di essere sul set di un film spaghetti-western oppure di essere atterrati sulla Luna o su Marte. Fuerteventura è di origine vulcanica e a perdita d’occhio si estendono strati di colate laviche, ormai solidificate, fuoriuscite dalle decine di vulcani e caldere spente che costellano il territorio dell’isola. I colori vanno dal nero al beige, passando per tutte le tonalità del marrone, unica eccezione sono il blu dell’Atlantico e l’azzurro del cielo.

La vegetazione scarseggia alla grande e salvo qualche arbusto rinsecchito, si vedono solo piante di aloe vera, cactus e qualche rara palma. La strada è nuova, senza traffico, è un piacere guidare e con il finestrino abbassato ci godiamo il tepore irradiato dal sole. Arriviamo a Corralejo, il più importante centro urbano nel nord dell’isola, e continuiamo in direzione de La Oliva, fino ad arrivare a Villaverde nel punto dove abbiamo l’appuntamento. Chiamo Tazio al cellulare, suona libero e scatta la segreteria. Riprovo dopo cinque minuti e lascio un messaggio… nelle successive due ore, chiamo il personaggio in questione una decina di volte, lasciando altri due messaggi, ma il tipo non richiama e non si presenta all’appuntamento! Proviamo anche a cercare il suo bed & breakfast, ma l’impresa si rivela ardua.

Siamo decisamente delusi, ma non ci perdiamo d’animo, anche se in tantissimi anni che viaggiamo per tutto il mondo, un pacco del genere non ci era mai capitato! E fortunatamente non avevamo cacciato una lira! Complimenti! Giriamo la macchina e torniamo a Corralejo, puntiamo sull’ufficio del turismo ma sfortunatamente è chiuso. Quindi che facciamo? Scatta la classica tattica degli Atlantidei, si batte il territorio fino a trovare un adeguato riparo per la notte! Al primo colpo ci va bene, nel senso che in questo residence sono al completo ma ci indirizzano verso altri tre dove provare.

Nel primo in cui andiamo, l’Oasis Duna, facciamo centro. Veniamo accolti dal simpatico receptionist, Esteban, che ci fa preparare la camera, anzi l’appartamento, e nell’attesa notiamo che nel villaggio ci sono diversi gatti, ma questo sarà il tema di un post successivo. Dopo il tempo di rilassarci un attimo e di fare la doccia, andiamo a fare un giro per Corralejo. Praticamente la cittadina si sviluppa intorno alla strada principale che porta poi alla zona vecchia antistante il piccolo porto. Ci sono molti ristoranti, bar, pub, caffè, pizzerie, gelaterie e locali in genere, non mancano poi surfshop, tra cui ne adocchiamo uno chiuso dal nome Homegrown, e negozi stile duty free, questi per via del fatto che le Canarie godono di un particolare regime fiscale. Corralejo non è molto grande e dopo un’ora che ci si avventura nelle sue vie, si può dire di conoscerlo ormai perfettamente.

Arriva l’ora di cena e scegliamo una trattoria marinara, Gregorio el Pescador, un po’ fuori dal classico passaggio turistico. Ordiniamo una bella paella mista, ma per placare l’appetito divoriamo un piatto di papas arrugadas servite con salsa de mojo rojo y verte. Il mojo è un tipico condimento delle isole Canarie a base di peperoncino, pepe, coriandolo, cumino, e peperoni rossi o verdi, da cui il colore della salsa. Arriva infine la paella, che viene portata direttamente sulla tavola, nella tipica padella di cottura bassa e larga. Quasi sazi di pane e patate, dobbiamo affrontare una porzione di paella praticamente per quattro persone! Mara da forfait dopo qualche mestolata, io tento di resistere ma alla fine getto la spugna e mi arrendo anche io, l’immensa paella ha vinto!

Intanto fuori esplodono i fuochi artificiali per festeggiare la fine del periodo del Carnevale canario. Ci avviamo quindi sulla via del ritorno, quando vediamo che il surfshop Homegrown è aperto! La curiosità è troppo forte, entriamo e scopriamo che anche loro organizzano corsi di surf! Un ragazzo fiammingo, molto gentile e affabile, di nome Robien, ci spiega come funzionano i corsi e come sono organizzati. Alla fine, dopo un buon quarto d’ora, noi usciamo dal negozio, titubanti sul da farsi, vista la fregatura appena ricevuta in giornata…

2 commenti:

Rossella ha detto...

Che meraviglia!! (Maraviglia :D)

Mi piace di piu' leggervi se ci sono piu' foto, almeno si possono subito vedere i luoghi che descrivete.
Aspetto il seguito e tante altre belle foto.
Ciao :)

marco ha detto...

...furteventura purtroppo sta per essere devastata dalla cementificazione...ancora pochi anni e pochi posti per noi VIAGGIATORI e poi solo turisti...
http://fuerteventura-canarie.blogspot.com/