
Il nostro secondo giorno ci svegliamo presto e andiamo a testare la megacolazione a buffet prevista e le nostre aspettative non vengono certo disattese: bacon, uova, salsicce, fagioli, pomodori, salumi, formaggio, funghi, peperoni, biscotti, brioches, dolci. Un robusto breakfast è proprio quello che ci vuole per affrontare la nostra intensa giornata. Prendiamo la macchina e decidiamo di fare un primo tour dell’isola, guidati dalle nostre sensanzioni e dal nostro istinto. Prima tappa è il villaggio di El Cotillo, dove notiamo che ci sono diversi cantieri aperti, che rovinano il paesaggio. Spettacolare è l’omonima spiaggia che si estende a sud ed è dominata dalla torre del Tostón, la cui funzione era quella di avvistamento e difesa dai pirati. La spiaggia è deserta, c’è solo una surfschool con un paio di allievi, distesi sulle loro tavole nella schiuma creata dalla potente onda che si chiude su tutto il fronte della battigia. Restiamo ipnotizzati e in soggezione davanti a questo spettacolo della natura, non sapendo che dopo qualche giorno sarebbe toccato a noi affrontarlo.

Andiamo a vedere anche l’altra spiaggia dalla parte opposta rispetto al paese e da qui proseguiamo fino al faro de Tostón a Punta de la Ballena. Il paesaggio è mozzafiato, davanti a noi c’è l’oceano con le sue possenti onde, a sinistra l’imponente faro e a destra il deserto lunare. La strada procede su di uno sterrato, ma optiamo per tornare indietro e continuare la nostra gita verso sud. Passiamo per La Oliva, cittadina all’interno dell’isola. Diamo un’occhiata veloce alla Casa de los Coroneles, una costruzione adibita anticamente a caserma e oggi sede di mostre e attività culturali. Riprendendo la via, ne approfittiamo per far benzina, un litro di benzina verde costa tra gli 80 e gli 85 centesimi di euro, non male! Ci fermiamo a fare qualche foto al Tindaya, il monte sacro di Fuerteventura, sulla cui somma si trovano centinaia di antiche incisioni. Facciamo una breve sosta anche al mirador che da sulla Valle de Santa Inés e su quella dove sorge Betancuria, l’antica capitale dell’isola.

Anche qui la vista è eccezionale e nel parcheggio del mirador facciamo la conoscenza con un cagnetto, che si rilassa al sole. Non capiamo se il cucciolotto è stato abbandonato oppure abiti in qualcuna delle casette sparse sul versante verso Betancuria. La bestiola è in ottime condizioni, con un pelo lucente e pulito, tutti segnali che farebbero pensare per il meglio, ma il dubbio, mentre ripartiamo con la macchina, resta.

Ci fermiamo a Betancuria per sgranchirci le gambe e mangiare un gelato. Il villaggio è molto pittoresco, costituito da un insieme di casette bianche raccolte sul fondovalle, molto verde rispetto al resto dell’isola. Ci sono anche un piccolo museo e una chiesetta visitabili. Continuiamo a puntare verso sud, la meta finale di questo primo tour conoscitivo è finalmente decisa! Il relitto dell’American Star… o meglio, quello che ormai ne rimane!

L’American Star era una nave crociera ormai in disarmo che naufragò nel Gennaio del 1994 mentre veniva rimorchiata. Prima di partire mi sono ben documentato sulla posizione del relitto, praticamente arenato sui banchi di sabbia della Playa de Garcey e raggiungibile tramite uno sterrato, deviando dalla strada per Pájara. Arrivati all’altezza della località La Vega de Rio Palmas, ci fermiamo a un altro mirador e veniamo assaliti da un’orda di famelici scoiattoli in cerca di cibo. E’ incredibile sono così abituati alla presenza umana che quasi si arrampicano sulle gambe. Ma non si accorgono che un gigantesco e maestoso corvo nero li osserva… in attesa. Siamo in dirittura d’arrivo, sulla strada principale vediamo una specie di mulattiera con un cartello di legno che indica Playa de Garcey. Dopo circa trenta minuti di sterrato e aver sbagliato direzione una volta, finalmente arriviamo!

Dall’alto vediamo quello che resta dell’American Star, un insieme di lamiere che emergono a malapena, sferzate dai flutti oceanici. Il luogo è selvaggio e brullo, la spiaggia è circondata da un’alta falesia, ci siamo solo noi… Rientriamo quindi verso la North Shore passando per Pájara, Tuineje, Antigua, Puerto del Rosario e poi su, verso Corralejo. Approfittando della bella giornata e del sole ancora alto, ci fermiamo in spiaggia all’interno del Parque Natural de Corralejo, un pezzo di Sahara trasportato fino a qui dal vento, che in questa zona tira fortissimo! Troviamo rifugio in un riparo fatto di pietre laviche, una curiosa via di mezzo tra un nuraghe sardo e un dún gaelico.

Di queste bizzarre architetture è costellata gran parte della costa sabbiosa intorno a Corralejo: questi ripari sono stati probabilmente costruiti negli anni, da volonterosi turisti, in modo da creare dei veri e propri bunker naturali, che fornissero riparo dal vento e dalla sabbia. Tra l’altro, essendo costruiti con rocce e sassi lavici, non hanno nessun tipo di impatto ambientale, al contrario di due mostruosi complessi alberghieri che rovinano completamente il paesaggio. Facciamo anche un bagnetto, indossando le maglie di lycra… l’acqua è un po’ fredda e la corrente molto forte. Davanti a noi c’è la Isla de Lobos, un’isolotto disabitato che fa parte del Parco Naturale delle Dune di Corralejo. La spiaggia è deserta, salvo qualche sparuta coppia di anziani naturisti.

Rientriamo a Corralejo e proviamo a cercare i dive centers che Mara aveva precedentemente contattato, nell’evenienza di fare un corso sub a Fuerteventura. Andiamo prima da Punta Amanay e chiediamo informazioni sulle attività di snorkeling a Los Lobos che loro organizzano, poi al Dive Center Corralejo, dove veniamo calorosamente accolti dal Señor Miguel, che ci mostra tutto l’attrezzatissimo centro. Stanchi dell’ormai lunga giornata torniamo al nostro residence e ci prepariamo per la cena. La sera torniamo verso il centro di Corralejo e sulla strada ci fermiamo in un negozio che espone l’insegna No Work Team. Mi ricordo che mio fratello anni fa aveva una t-shirt con quella scritta e quindi incuriositi entriamo. Si tratta di un negozio di surfwear gestito da un ragazzo italiano, Mauro, un milanese amante del windsurf e del surf, trapiantato a Fuerteventura fin dal lontano 1986. Mauro si dimostra una persona aperta, simpatica e cordiale, ci riempie di dritte e di consigli e il suo negozio sarà un punto di riferimento per il resto della vacanza.

Concludiamo la giornata cenando a La Marquesina e memori dell’errore strategico della sera precedente, prendiamo gamberi all’aglio, come antipasto “leggero”, e come portata principale fritto misto per me e un bel calamarone alla griglia per Mara. Dimenticavo… dopo il “pacco” ricevuto ieri, l’argomento dibatutto durante i nostri viaggi in auto è stato relativo a quali corsi frequentare. Fuerventura è un paradiso degli sport acquatici con la tavola: surf, kitesurf, bodyboard e windsurf. Sarebbe un peccato ripartire senza aver provato una di queste attività… alla fine l’ha spuntata il surf! Come da idea originaria, mercoledì inizieremo un corso di tre giorni con gli istruttori di Homegrown!
1 commenti:
Leggendo le vostre descrizioni quest'isola mi pare ancora più bella!!
Beh... saluti dalla Luna, Marte o quella roba lì!
m.
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