giovedì 10 aprile 2008

Il selvaggio Donegal e il tormentato Ulster

Arriviamo nel Donegal nel primo pomeriggio, facciamo un giretto per l'omonima cittadina e visitiamo il castello. Ripartiamo in direzione delle Slieve League, tra la più alte scogliere in Europa, ma le nuvole sono troppo basse, quindi non riusciamo a vedere niente, avvertiamo solo il rumore dell’oceano che si infrange sotto di noi. Proseguiamo sulla strada e cerchiamo un bed and breakfast. Il Donegal è molto selvaggio e i paesini sono veramente minuscoli, in genere si tratta di qualche casa sparsa qua e la.

Nel paesino di Gweedore adocchiamo un bed and breakfast sulla strada, sembra il Motel Bates del film Psycho di Alfred Hitchcock, ma è l’unico bed and breakfast che abbiamo a portata di zampa e il campeggio non si capisce bene dove sia. Quindi non abbiamo scelta. Tra l’altro si sta facendo anche tardi. Ci fermiamo e una simpatica vecchietta ci accoglie e ci offre una piccola ma curata camera. Dietro questa casa ne notiamo un’altra, una lussuosa villa che ha parcheggiata nel vialetto una grossa BMW.

La sera decidiamo di regalarci una sontuosa cena a base di pesce. Ce ne andiamo nel paesino di Burtonport, dove la guida indica un’ottimo ristorante, The Lobster Pot, i cui piatti sono tutti a base delle prelibatezze offerte dall’oceano, in particolar modo i crostacei. Dopo qualche chilometro su di una stradina tortuosa troviamo il ristorante. Ci divoriamo un piatto in due, il Titanic! Il nome è tutto un programma: arriva infatti un gigantesco vassoio in ceramica a forma di conchiglia letteralmente ricoperto di ostriche, gamberoni, lumachine, scampi, granchi, astici, salmone di diverse qualità, sgombri e aringhe, una quantità esagerata di cibo, che in due a malapena riusciamo a finire. E pensare che quando la cameriera è venuta a prendere le ordinazioni, ho ordinato il Titanic solo per me… la sbigottita cameriera mi ha dovuto poi spiegare che il piatto era per due persone! Da sottolineare poi il fatto che il conto finale, comprensivo di diverse pinte di Guinness, è relativamente contenuto.

Il giorno dopo lo dedichiamo al Bloody Foreland, il promontorio insanguinato, e alle bellissime spiagge del Donegal dove io e Mario, con una cerimonia molto personale, di fronte agli elementi naturali, ci giuriamo eterno amore e infiliamo i nostri claddagh. Nel pomeriggio girovaghiamo e ci gustiamo il selvaggio Glenveagh National Park. Il Donegal per chi non lo sapesse è la terra di Enya, famosissima cantante irlandese. Ma non solo, il Donegal ha dato i suoi natali anche al gruppo dei Clannad, gruppo folk composto dai fratelli e zii di Enya. Bene non ci crederete ma la simpatica signora del Motel Bates altro non è che la prozia di Enya e la madre dei due gemelli, Noel e Pádraig, a loro volta zii di Enya e componenti dei Clannad.

La mattina facciamo colazione in una stanza piena di dischi d’oro e di platino dei Clannad e di Enya, foto e dediche. La villa che si cela dietro il Motel Bates altro non è che la casa di uno dei figli della nostra padrona di casa. La sera infatti ceniamo a Meenalecky in un tipico pub irlandese di proprietà dei genitori di Enya, Leo’s Tavern, dal nome del signor Brennan, il patriarca della famiglia, ora il pub è gestito dal fratello di Enya. Incredibile gente!

Dopo un paio di giorni passati a casa della zia di Enya riprendiamo il viaggio e ci dirigiamo, sempre restando nel Donegal, sulla penisola di Inishowen. Prima però facciamo un'escursione nella cittadina di Derry, sconfinando nell'Ulster britannico. Derry, o Londonderry per gli inglesi, è una tipica cittadina britannica, non sembra neanche di essere in Irlanda. Tuttavia la divisione tra cattolici e protestanti è ben visibile: Derry è stata al centro dei cosidetti “Troubles”, il conflitto tra la comunità cattolica irlandese e quella protestante di origine britannica che nel periodo dalla fine dei '60 fino agli anni '90, ha insanguinato l'Irlanda del Nord.

In particolar modo, Derry è stata testimone di un episodio, la famosa “Bloody Sunday”, protagonista dell'omonima canzone degli U2. Il 30 Gennaio 1972, nel Bogside, il quartiere cattolico di Derry, i paracadutisti inglesi massacrarono quattordici persone, tra cui diversi ragazzi, che stavano partecipando a una marcia pacifica in sostegno dei diritti civili. Dall'alto delle vecchie mura medievali la vista spazia su tutto il quartiere del Bogside. Sui tetti delle case sono dipinti bandiere irlandesi, trifogli, croci celtiche, scritte inneggianti all'I.R.A. e alla squadra del Celtic Glasgow. Tra le palazzine si possono intravedere i murales. Sulla mura ci sono telecamere, antenne e microfoni ambientali, protetti da garritte blindate e metri di filo spinato, tutti puntati verso il Bogside.

No surrender, Non ci arrenderemo! E' la scritta sul muro che campeggia dalla parte opposta delle mura, dove c'è un enclave protestante e unionista. Qui è un tripudio di Union Jack e bandiere lealiste, che sventolano in ogni dove. Marciapiedi, lampioni, idranti, tutto è marchiato con i colori della corona britannica. Scendiamo nel Bogside, ammiriamo i bellissimi murales che ricordano alcuni tragici momenti del conflitto nord-irlandese. Oltre ai murales sono ben visibili le targhe e i monumenti ai caduti durante quegli anni, tra cui il memoriale ai martiri della “Bloody Sunday”. Veramente toccante.

Rientriamo in Éire e ci fermiamo a visitare il Grianán of Aileac, un ciclopico forte di pietra e continuiamo poi per Inishowen. Anche qui optiamo per un bed and breakfast e ne troviamo uno veramente carino, abitato da un simpatico e grassoccio cagnetto, nel villaggio di Greencastle. La signora ci accoglie con una bella merenda a base di the e biscotti. Nel pomeriggio faccio un giro per la penisola, raggiungendo Malin Head, il punto più settentrionale dell'intera Irlanda. Qui visitiamo la curiosa Wee House, la caverna di un venerabile santo celtico, e i resti di una chiesa in riva all'oceano. La Inishowen Peninsula è bellissima, al contrario del resto del Donegal, ha un paesaggio collinare, molto dolce. Dalle sue coste è possibile vedere di notte, le luci dell’Ulster.

Il giorno dopo ripartiamo in direzione Ulster: Giant's Causeway e Belfast. Dalla Inishowen Peninsula prendiamo un traghetto e arriviamo in pochi minuti direttamente sulla sponda dell'Ulster, dove sorge il carcere di massima sicurezza di Magilligan Point, gran parte dell'area è off-limits. In Ulster l’atmosfera cambia radicalmente: passiamo da quella festosa e gioiosa tipica dell'Irlanda a una percepibile cappa di tensione. Imbocchiamo la prima cittadina, Coleraine, e subito siamo accolti da un posto di blocco formato dai Land Rover corazzati delle truppe inglesi, in completo assetto da combattimento. E' impressionante, agli angoli delle strade dei cecchini ci seguono attraverso i mirini dei loro fucili di precisione. Il tutto è abbastanza inquietante. Passiamo Portstewart e ci fermiamo a visitare le rovine del castello di Dunluce.

Arrivati alla bellissima Giant's Causeway, ci fermiamo e scendiamo per ammirare queste fantastiche formazioni di basalto. Formatesi durante antichissime eruzioni vulcaniche, sono colonne dalla forma esagonale, alte anche una decina di metri. Le abbiamo già viste a Staffa, in Scozia, l’anno prima, Lo spettacolo è incredibile e merita una sosta. Riprendiamo il viaggio in direzione Belfast. Dopo una passeggiata nel centro cittadino dall'architettura vittoriana, completamente rimesso a nuovo, andiamo nuovamente alla ricerca delle testimonianze della storia recente di questa città che si incrocia ovviamente con la storia dell’Irlanda del Nord.

Come a Derry, ma in modo molto più visibile e amplificata, Belfast vive la divisione politica e religiosa tra le comunità cattolico-irlandese e protestante-lealista attraverso la suddivisione in quartieri e ghetti, separati da muri di cemento armato, metallo e reticolati. Ironicamente questi muri sono chiamati Peace Lines. Camminiamo verso West Belfast e arrivamo a Falls Road, il feudo cattolico. Il quartiere è molto popolare, ci sono diversi bambini che giocano nelle viuzze laterali.

Dietro ogni angolo ci sono i leggendari murales che hanno come tema l’Irlanda unita, l’esercito repubblicano irlandese e i patrioti morti per la causa, per i quali ci sono alcuni monumenti commemorativi. Agli incroci delle stade sono fermi i mezzi blindati della polizia, pronti a intervenire. A qualche centinaio di metri di distanza, c'è Shankill Road, la roccaforte protestante, fedele alla corona britannica e covo dei gruppi paramilitari lealisti. L'alto muro che divide i due quartieri è attraversato in alcuni punti da dei valichi, che vengono chiusi di notte con delle porte di metallo.

In ogni dove ci sono telecamere e antenne, tutta la zona ha subito nei decenni passati una forte militarizzazione. Entrando in Falls Road non si può non notare la lugubre torre, la Divis Tower, dalla quale in passato la polizia sorvegliava i quartieri cattolici. A pomeriggio inoltrato, ripartiamo verso sud, Mario infatti non vuole dormire in Ulster, allora rientriamo in Irlanda e puntiamo sulla Valle del Boyne.

Arriviamo a Slane che sono già le sette di sera e per fortuna troviamo un bellissimo bed and breakfast: il San Giovanni. Si tratta di una bella villa con parco, dotata di camere pulite e luminose. Gli anziani proprietari sono dei devoti di Padre Pio e spesso si recano a San Giovanni Rotondo, in Italia, in pellegrinaggio. La mattina successiva la dedichiamo alla visita del sito archeologico di Brú na Bóinne, un’area della valle del fiume Boyne, dove è possibile visitare un esteso complesso con oltre cinquanta monumenti costruiti nel periodo Neolitico da un’antichissima civiltà preceltica.

Visitiamo con una guida le tombe a tumulo di Newgrange e di Knowth, dette più comunemente tombe a corridoio. Lo scopo preciso dei tumuli non è certo, probabilmente avevano uno scopo funerario o forse avevano uno scopo religioso legato al culto del sole. A Newgrange, durante i giorni del solstizio d'inverno, un raggio di sole penetra nella tomba e illumina tutto il corridoio fino alla camera morturaria al centro del tumulo. I tumuli sono circondati nel loro perimetro da enormi pietre decorate con motivi celtici a losanga e a spirale. La visita è molto interessante e la valle del Boyne è un luogo incantato, immerso nelle dolci e verdi colline irlandesi, popolate da attenti cani da pastore che tengono in riga gli indisciplinati ovini.

Questo per noi è l'ultimo giorno in Irlanda. Per terminare la nostra vacanza abbiamo poi deciso, visto che al San Giovanni non c’è posto per fare due notti, di passare l’ultima notte a Malahide, una località turistica di mare che si trova dieci chilomtri a nord di Dublino, comoda soprattutto per arrivare all’aeroporto. Anche a Malahide ovviamente ci siamo permessi un bel bed and breakfast con vista sul mare e anche qui, i proprietari sono molto cortesi e simpatici. Trascorriamo il pomeriggio passeggiando in questa bella cittadina di mare e rilassandoci nel parco dell’omonimo castello. Abbiamo trascorso in questa terra magica, diciotto giorni perfetti, visitando praticamente tutto il visitabile, chiudendo a cerchio un giro perfettamente organizzato. L'Irlanda e la sua gente ci hanno dato tanto e rimarranno nei nostri cuori. Slàinte!

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