mercoledì 30 gennaio 2008

Le Colonne d'Ercole

Ecco la seconda parte del nostro viaggio in Andalusia. Arriviamo finalmente nel Parco Naturale del Cabo de Gata nel paese di San José, dove ci fermiamo per tre notti in un campeggio disordinatissimo ma molto simpatico, che tra l’altro festeggia venti anni di attività e ha organizzato un chiassoso party con musicisti provenienti dal Senegal e un sacco di squisitezze da mangiare. La costa intorno al Cabo de Gata ha un mare stupendo e le spiagge molto larghe e sabbiose o a ghiaietta. L’acqua è fresca e cristallina, l’entroterra è arido e arso dal sole. Qualcuno dice che queste siano le spiaggie più belle della Spagna, non stentiamo a credergli. Durante questi tre giorni ne approfittiamo per fare qualche escursione.

Un giorno lo dedichiamo al deserto andaluso di Tabernas, dove vennero girati diversi film del grande Sergio Leone e altri gloriosi spaghetti-western. Sono visitabili ancora i vecchi set cinematografici. Molto divertente, soprattutto per Mario che non perde occasione per cimentarsi a fare el gringo. Visitiamo anche il promontorio del Cabo de Gata, raggiungibile però dall’altro versante rispetto a San José. Ci fermiamo per una sosta nella cittadina di San Miguel del Cabo de Gata e nella Salinas, uno stagno adibito a riserva per centinaia di fenicotteri rosa. Il giorno successivo andiamo a visitare le spiagge a nord verso Agua Amarga e Carbonera. Dopo questo rilassante intermezzo al mare ripartiamo costeggiando la costa Tropicale fino a Malaga,dove però non ci soffermeremo, puntando dritti nell’entroterra su Ronda.

Con nostro immenso piacere arriviamo a Ronda nel pomeriggio dove è in pieno svolgimento la feria del paese, con sfilata di carri che accompagnano i cavalieri e le loro dame per le stadre della cittadina fino alla Plaza de Toros di Ronda, dove si svolgerà la corrida più importante di tutta la Spagna. Scoraggiati dal costo del biglietto, decidiamo di non assistere questo drammatico spettacolo, che ha le sue origini proprio nella città di Ronda, patria delle più famose dinastie di toreros. Alla fine abbiamo rimpianto questa nostra scelta, anche perché forse un’occasione del genere non capiterà più. Ronda è una città molto antica e ricca di storia, fondata dai Celtiberi e occupata successivamente dai Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Visigoti e dagli Arabi, fino alla Reconquista degli Spagnoli. Il monumento più rappresentativo della città è certamente il Ponte Nuevo che collega la parte nuova a quella vecchia della città, attraversando la Garganta del Tajo, uno strapiombo di un centinaio di metri. Il giorno successivo discendiamo dalla Serranía de Ronda e ci mettiamo in strada per la costa in direzione Tarifa.

La nostra tabella di marcia prevede però una giornata dedicata alla visita di Gibilterra, enclave e territorio oltremare britannico in territorio spagnolo, mitico confine del mondo conosciuto: le Colonne d’Ercole. Arrivati a La Línea de la Concepción, cittadina spagnola al confine con Gibilterra, attendiamo quasi un’oretta per passare la dogana e attraversare con l’auto la pista d’atterraggio dell’aeroporto di Gibilterra. La cittadella si allunga su di una stretta lingua di terra e occupa la base del versante occidentale della rocca da cui prende il nome. Dopo aver lasciato la macchina in un autosilo, passeggiamo verso il centro e ci premiamo con un poderoso e alquanto calorico full english breakfast, a base di bacon, uova, fagioli e salsicce, in un vero pub britannico.

Godendo di uno status tax-free su molte tipologie di merci, come alcolici, tabacco, prodotti elettronici, le vie del centro sono piene di negozi di ogni tipo, trasformando di fatto la cittadella in un enorme duty-free. Ci spingiamo fino alla punta della Rocca, all’Europa Point, e davanti a noi si vedono nitidamente le coste del Marocco. Grazie a una funivia nel giro di qualche minuto siamo in cima alla Rocca, e qui la vista spazia, è il caso veramente di dirlo, su continenti, mari e oceani. A sinistra c’è il mar Mediterraneo, di fronte a noi l’Africa, dove si ergono i maestosi contrafforti del massiccio dell’Atlante e a destra l’oceano Atlantico. La Rocca ha dei curiosi abitanti, è infatti l’unico habitat del continente europeo dove ci siamo delle scimmie. Si tratta di bertucce, dette anche scimmie di Barberia, che fanno parte del genere macachi.

Abituate da secoli alla presenza umana, una leggenda dice che la Gran Bretagna perderà Gibilterra quando scompariranno le bertucce, queste scimmie si comportano da vere padrone della Rocca. Con prepotenza e arroganza, pretendono dai fastidiosi umani, che si inoltrano nel loro territorio, un dazio o un obolo per ripagarle del disturbo, e se questo non avviene si prodigano in incursioni sui malcapitati turisti per strappare loro cibo e sacchetti, e nella peggiore delle ipotesi, occhiali e macchine fotografiche. Mario stesso viene attaccato da un paio di scimmie perché incautamente, uscendo dal bar adiacente alla terrazza panoramica, provoca rumore con un pacchetto di patatine, attirando l’attenzione di tutta la popolazione di macachi che staziona sulla terrazza.

Dopo aver fatto il pieno al nostro furgoncino a Gibilterra, dove la benzina costa molto meno, puntiamo su Tarifa, dove ci fermiamo un paio di giorni. Tarifa è veramente carina, molto ventosa, ha una spiaggia lunghissima che termina in una gigantesca duna di sabbia, il centro della cittadina è piena di locali trendy, mentre le strada principale che costeggia la spiaggia è un continuo di negozi di articoli sportivi e di surfshop. Tarifa è la capitale europea del windsurd e del kitesurf, “High Wind Area” viene chiamata, come si può vedere sugli adesivi attaccati sui lunotti delle auto. Abbiamo la prova di questo stando in spiaggia, dove il vento a tratti è quasi insopportabile e provoca delle piccole tempeste di sabbia. La sera abbiamo anche qualche problemino con la tenda che rischia di imbarcarsi diverse volte, nonostante sia circondata da siepi molto alte.

Siamo quasi agli sgoccioli della nostra vacanza, ci restano solo quattro giorni e decidiamo di passarli visitando Cadice e il tanto decantato “Triangolo dello Sherry”, che ha ai suoi vertici le cittadine di El Puerto de Santa Maria, San Lucar de Barramenda e la città di Jerez de la Frontera. Risaliamo la costa facendo tappa al Capo di Trafalgar, dove si svolse la famosa battaglia tra la flotta napoleonica e quella inglese comandata da Lord Nelson. Abbiamo trovato questa parte della regione, quella che va appunto da Capo Trafalgar, passando da Cadice fino a Sanlucar de Barrameda, spoglia, desolata e tendente al depresso. Cadice si rivela una città interessante ma niente in confronto alla grandiosità di Siviglia, alla sontuosa Cordoba e alla magica Granada.

Arrivati nel “Triangolo dello Sherry” purtroppo la delusione fa capolino visitando le tre città prima nominate, sedi delle bodegas che producono lo sherry, il vino liquoroso tipico di questa zona. Decidiamo quindi di saltare El Puerto de Santa Maria e ci avviciniamo verso Sanlucar dove piantiamo la tenda in un campeggio, più simile a una discarica o a un campo profughi, nei pressi di Chipiona. San Lucar sorge sulla riva destra dell’estuario del fiume Guadalquivir, le cui sponde sono infestate da mostruose zanzare, indifferenti a qualsiasi tipo di insetticida e repellente.

Dedichiamo un giorno alla visita del Coto de Doñana, il selvaggio parco nazionale che si estende sulla sponda sinistra dell’estuario del Guadalquivir. Non esistono strade o sentieri adatti alle auto nel parco, pertanto la visita avviene su un mostruoso mezzo a trazione integrale condotto da un ranger, che funge anche da guida durante l’escursione. Questa area naturale è unica in Europa per la varietà di ecosistemi che contiene, si possono trovare acquitrini, foreste, savane e deserti, per non parlare poi delle biodiversità vegetali e animali. A Jerez visitiamo invece la Bodega Tio Pepe, una delle più grosse produttrici di sherry e brandy della regione. Purtroppo nell’orribile campeggio, durante una manovra, Mario devasta la fiancata del furgoncino!

Leggermente abbacchiati, prendiamo la via del ritorno e passiamo l’ultimo giorno della vacanza a Siviglia, tra shopping e le ultime tapas. La mattina successiva all’aeroporto, gli addetti della società di noleggio non si accorgono del nostro danno, che noi chiaramente da buoni italiani non dichiariamo al momento della consegna delle chiavi. Hasta luego Andalucía!
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lunedì 28 gennaio 2008

Pensiero ai mirtilli

Sabato sera abbiamo avuto il piacere di avere a cena il nostro amico Zio G, soprannominato zio perché ci piace pensare che sia lo zio delle nostre piccole patatine. Il menù della cena prevedeva seppioline in umido con piselli e polenta, bagnate da un rosso toscano, il Santa Cristina. Lo Zio G ovviamente non si presenta mai a mani vuote, inutile sottolinearlo ma le sue delizie non ci hanno mai deluso.

Sabato ha portato il dolce: una fantastica torta al cioccolato e mandorle che si chiama Golosa. Siccome gli piace viziarci non porta mai una torta piccola, ma una torta grande a sufficienza per far si che ce ne resti sempre un po' (spesso metà torta) per fare colazione. Questa volta però ha superato se stesso e insieme a quella che noi chiamiamo la "classique", la Golosa appunto, ci porta anche una "picculedda".

La "picculedda" non è nient'altro che un'altra torta, così denominata perchè è di piccole dimensioni, giusto un assaggio a testa. Pensiero ai mirtilli, e io adoro i mirtilli, questo è il suo nome. E' stata assolutamente strepitosa, fatta con pasta di mandorle e mirtilli, una bontà da leccarsi i baffi. E' stata una bella serata, lo zio è rimasto soddisfatto della cena e noi del dolce. Il risveglio di domenica mattina è stato ancora più dolce. Ma quanto ci vizia lo Zio G!

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domenica 27 gennaio 2008

Discendere la cima

Venerdì sera abbiamo continuato il nostro corso Open Water, dedicando gran parte della lezione in piscina alla galleggiabilità e all'assetto. Dopo un breve riscaldamento, nuotando in superficie con tutta l'attrezzatura completa, durante il quale abbiamo alternato la respirazione tra erogatore e aeratore, e qualche nozione sullo zavorramento, abbiamo fatto una discesa tramite una cima fissata sul fondo con un peso e segnalata in superficie tramite una boa, alla quale ci siamo avvicinati nuotando sul dorso con il G.A.V. parzialmente gonfiato.

La discesa delle cima si è svolta a coppie, e ogni componente della coppia ha preventivamente verificato l'attrezzatura del compagno. Una volta sul fondo l'esercizio difficile è stato quello di rimanere sospesi in acqua, cercando un punto di assetto neutro, destreggiandosi tra respirazione e utilizzo del jacket. Mara è riuscita egregiamente a effettuare una posizione simile a un Buddha in meditazione, io non ho avuto la stessa abilità...

Abbiamo provato anche il pinneggiamento orizzontale alle diverse quote, che chiaramente la profondità massima di sei metri della piscina può permettere. Il resto della lezione è passato ripetendo alcune semplici procedure: togliere e indossare la maschera in immersione e controllare l'affanno respirando con l'erogatore. Terminata la lezione, abbiamo smontato le attrezzature, doccia e pizza!

Venerdì si è unito a noi anche Peppino, che ha già frequentato il corso, ma non ha ancora avuto modo di effettuare gli esami per il brevetto. Ora siamo in cinque allievi: io, Mara, Angelica, Pierluigi e Peppino. Oltre a Marco, il nostro istruttore, ci sono anche Silvio, Michele e Daniela, che ci seguono e danno una mano a Marco, mentre stanno facendo il corso per diventare Divemaster.

Nei giorni precedenti questa lezione, abbiamo iniziato ad acquistare parte dell'attrezzatura base presso Decathlon: per fare a meno delle fastidiose cuffie da nuoto, obbligatorie in piscina, abbiamo preso dei cappucci in neoprene da 5 mm, poi io mi sono fatto un paio di fiammanti pinne gialle a scarpetta chiusa della Mares, mentre Mara ha preso una nuova maschera e un nuovo aeratore. Purtroppo, una volta in acqua, la maschera si è rivelata troppo grande, e speriamo che domani Mara riesca a cambiarla.

Dopo l'esperienza Decathlon, abbiamo deciso quando arriverà il momento degli acquisti importanti, tipo le mute, di rivolgerci direttamente all'esperto e preparato personale di Space Diving, il negozio di subacquea dove si svolgono le lezioni teoriche dell'Idra Club. Alla prossima settimana!

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venerdì 25 gennaio 2008

Tra lago e montagne

Ed ecco un altro bel giro in moto, fatto la passata primavera tra la Valsassina e il Lario. Una bella domenica calda e soleggiata, inforchiamo la nostra Harley-Davidson, il leggendario Barone Rosso, e via alla volta del Lago di Como. Girare sulle provinciali che costeggiano il lago è veramente molto rilassante, a noi piace parecchio, i paesaggi sono bellissimi, il traffico è praticamente inesistente o comunque contenuto, i paesini che si affacciano sul lago molto romantici e piacevoli, e soprattutto si raggiunge facilmente senza dover fare l’autostrada, tanto odiata da Mario.

Arrivati a Lecco ci inerpichiamo su per la Valsassina, prima tappa la mitica bottega alimentari AlVa di Balisio per un micro spuntino e per acquistare qualche delicatessen locale tipo il taleggio e la slinzega, una piccola bresaola da mangiare al taglio. AlVa è un caratteristico negozio di alimentari che vende prodotti tipici locali, sulla provinciale all’inizio della valle. Ci si può fermare per fare acquisti o solo per fare uno spuntino: pizzoccheri, polenta, salsiccia, un buon bicchiere di vino rosso vengono venduti al momento e si possono consumare, se il tempo lo permette, nelle panche di pietra nel parchetto adiacente il negozio. Riprendendo il nostro percorso notiamo che la natura si è risvegliata dopo un inverno tuttavia mite e girare per le stradine di montagna respirando un pò di aria sana è veramente bello, lo sguardo spazia dalle verdi vallate alle montagne che sovrastano la valle.

L’ora del pranzo si avvicina, la fame si fa sentire e decidiamo di cercare un agriturismo. Il primo in cui ci fermiamo è veramente bello, un’azienda agricola, ma purtroppo è tutto pieno. Il secondo è anche lui un’azienda agricola, molto più piccolo, e troviamo subito posto. Fanno tutto loro, i prodotti sono quelli del loro orto e del loro allevamento di caprette, infatti i piatti sono tutti a base di formaggio e carne dell’ovino in questione. Mangiamo piacevolmente sistemati su delle panche all’aperto sotto il portico di casa loro. E’ tutto buonissimo. Purtroppo alla fine il conto di rivela un po’ salato, ma fa niente, è una bella giornata e siamo qui per godercela.

Alle 15.00 ci rimettiamo in moto e decidiamo di valicare il massiccio delle Grigne e scendere sul lago di Como all’altezza di Varenna. Facciamo una breve sosta per ammirare il lago dall’alto e poi ripartiamo verso il paesino sul lago. A Varenna parcheggiamo la moto nella piazza principale e ci dirigiamo per le strette viuzze verso il lungolago. Varenna è una bel paesino di lago, con un bel porticciolo, degli ottimi locali e bar dove rifocillarsi. Dopo un gelato, una bella passeggiata e dopo aver ammirato Bellagio che si trova sulla punta del promontorio che divide i due rami del Lario, decidiamo di rimetterci in moto e tornare a casa. Brum Brum!

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mercoledì 23 gennaio 2008

Portovenere

In inverno quando fa particolarmente freddo e se non abbiamo particolari impegni, la domenica pomeriggio, ci piace rilassarci in casa: leggere, ascoltare musica, navigare sul web e qualche volta guardare un po’ di televisione. Domenica scorsa eravamo sintonizzati su Rai3 e guardavamo il programma di Licia Colò: Alle falde del Kilimangiaro. Guarda caso hanno fatto vedere Portovenere, una piccola località in Liguria, sul mare, in provincia di La Spezia.

Subito la memoria è andata all’estate del 2004 quando Mario per il mio compleanno mi regalò un week-end proprio in questo incantevole paesino ligure. Portovenere è un romanticissimo borgo di mare sull’omonimo promontorio in Liguria. Sul mare oltre al porticciolo si affacciano le tante e coloratissime case dei pescatori tipiche di questa zona. Il borgo è arroccato su di un promontorio a picco sul mare, il centro storico è completamente pedonale e come tutti i paesini liguri ha pochissima spiaggia. Si arriva dalla strada che da La Spezia scende al mare e subito il paesaggio che si incontra è stupendo: il promontorio con la chiesetta, l’imponente fortezza genovese, il porticciolo, la piazzetta, le case colorate dei pescatori e l’isola Palmaria di fronte alla costa. L’acqua è di un bel verde azzurro, trasparente, fresca e pulita.

Come tutti i borghi liguri sul mare di levante la spiaggia non esiste, tuttavia gli ingegnosi liguri ne hanno creata una artificiale, piccola, lunga e stretta, ovviamente attrezzata e a pagamento. Il paese ti accoglie con una bella piazzetta, circondata da locali affacciata sul porticciolo. Un porta di pietra a forma di arco introduce i turisti nel centro storico del paese: una via lunga e stretta fiancheggiata da case, negozi, bar e ristoranti con le terrazze sul mare, finisce dritta sul promontorio dove la famosa chiesetta domina la punta.

La vista dal promontorio è bellissima e spazia su tutto il golfo. La sera è possibile cenare in uno dei tanti ristoranti con terrazza vista mare, ovviamente con degli ottimi piatti a base di pesce. Nei vari negozi si vendono i prodotti tipici liguri: pesto, trenette e trofie fatte a mano, dolci come i baci di Alassio e lo Sciachetrà, il vino bianco delle Cinque Terre. Immancabile il fornaio con l’ ottima focaccia ligure di vario genere, da quella classica di Recco a quelle più sfiziose con salumi o pesto. E’ stato un week-end davvero fantastico e consigliato per scappare dallo stress urbano, meglio ancora se fuori stagione, immersi nel sole, nel verde, mangiando buon cibo, rosolandovi al sole e facendo innumerevoli bagni di mare.

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lunedì 21 gennaio 2008

La figlia di Poseidone

Dopo la prova di Mario, finalmente abbiamo iniziato il corso vero e proprio e venerdì sera ho fatto la mia prima immersione di sub in piscina. Sono una provetta nuotatrice con tanto di brevetto di istruttore di nuoto e salvamento. Tuttavia non avevo mai preso in considerazione l’idea di immergermi perché ho sempre avuto paura degli abissi e dei suoi abitanti. L’idea di infilarmi in un relitto mi terrorizza e pure quella di trovarmi a sessanta metri sotto il livello del mare. Poi non so, quest’anno mi è venuta voglia di provare e abbiamo iniziato a informarci. Insieme abbiamo scelto la didattica PSS e ci appoggiamo ai corsi dell' Idra Diving Club, di cui siamo diventati soci.

Il nostro istruttore Marco è un ottimo insegnante e si vede che dietro c’è tantissima passione. Insomma venerdì sera allo SpaceDiving di Monza, Marco ci ha tenuto la prima lezione didattica, spiegandoci un po’ come sarà strutturato il corso e dandoci i primi fondamenti sulla subacquea. Alle 21.15 via in piscina, allo SwimPlanet, sempre a Monza, adatta ai subacquei grazie a una buca di sei metri dove fare allenamento e dove apprendere i fondamenti dell’attività. Infilata la muta, gentilmente prestatami da Elena, un altro istruttore PSS, montiamo l’attrezzatura e subito sbaglio ad infilare la bombola nel GAV. Mario già mi prende in giro, sta già sghignazzando della mia incapacità, ma Daniela, la nostra Dive Master, viene subito in mio soccorso e ovviamente mi giustifica: “Beh... vedere non è come fare!”, solidarietà tra donne. Una volta infilata la bombola tocca al primo e secondo stadio, più comunemente detto erogatore. Dopodiché via in acqua.

In acqua sono assolutamente a mio agio, infilo il GAV, sedendomici sopra e… Marco viene in mio aiuto perché nell’infilare il jacket le fruste del primo e secondo stadio si sono tutte attorcigliate. Cavoli… devo fare più attenzione. Mi diverto a provare la funzione del jacket, gonfio e sgonfio il GAV, così faccio su e giù, ma subito vengo cazziata da Daniela: “Non ci si immerge senza l’autorizzazione dell’istruttore”. Va bene, va bene. Comincia la lezione vera e propria, dopo aver pinneggiato per qualche minuto in vasca per riscaldarci. Ci immergiamo, la sensazione è stranissima, respiro regolarmente, non ho nessuna difficoltà, restare sul fondo è complesso anche se non difficile, la mia acquaticità è buona.

Iniziamo i primi esercizi: recuperare l’erogatore in caso di perdita dello stesso, svuotare la maschera, togliere e mettere la maschera. Proviamo anche un recupero sul fondo del compagno… ma sbaglio la presa… nonostante il mio brevetto di salvamento e Mario se la ghigna selvaggiamente senza ritegno. Lo svuotamento della maschera si rivela più complesso del dovuto, ma una volta capita la tecnica, vado alla grande! Andiamo sul fondo della buca e le orecchie si fanno sentire, provo la compensazione soffiando dal naso…questa risulta più difficoltosa del previsto, il mio naso piccolo si perde nella maschera e faccio fatica a chiuderlo, ma comunque ce la faccio!

Andare sul fondo è bellissimo e molto divertente, nonostante la buca e la vasca siano popolatissime: oltre ai subacquei ci sono anche gli apneisti questa sera. Ogni tanto mi capita di far fatica a capire cosa mi viene detto sott’acqua, comunichiamo a gesti ovviamente, con il linguaggio tipico dei sub. Mi capita spesso di fare l’ok con il pollice alzato che invece vuol dire risalita, ma mi correggo quasi immediatamente. La maschera è sempre appannata, me ne devo comprare una nuova, questa ha praticamente quindici anni.

La lezione si conclude alle 23.00 e non me ne accorgo nemmeno, usciamo, smontiamo l’attrezzatura, andiamo a farci la doccia e via a mangiare una meritata pizzetta con birra! E il battesimo del fuoco, ops... meglio dire dell'acqua, é avvenuto e direi che tutto sommato è andata bene. Ma mi resta un quesito in testa: ce la farò in mare?

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domenica 20 gennaio 2008

Al-Ándalus, il regno delle mille e una notte

Estate 2005, un’estate molto piovosa e non particolarmente calda. Stiamo per comprare casa, ma fortunatamente riusciamo a uscire dall’affare, per modo di dire, dopo che scopriamo la poca trasparenza e correttezza da parte del venditore e dell’agenzia che si occupa della compravendita. A Giugno Mario intraprende una nuova attività in azienda e poichè il programma delle nostre vacanze prevede un viaggio di tre settimane nella Francia del Sud a Luglio, ci troviamo a modificare i nostri progetti e spostiamo la partenza a Settembre con una nuova meta: l’Andalusia. Ecco la prima parte report di quella vacanza in quella terra moresca e gitana.


Atterriamo a Siviglia in una mattinata calda e soleggiata, cielo limpidissimo e azzurro, durante il volo notiamo come la terra intorno è completamente arsa, brulla, assetata. Ritiriamo subito la macchina a noleggio e ci danno un fantastico e comodissimo furgoncino Peugeot Partner, con il quale, arrivati nel centro di Siviglia ci inoltriamo nel labirintico reticolo dello storico Barrio Santa Cruz. Abbiamo prenotato una camera in un hostal ricavato da una tipica abitazione sivigliana, costituita da un patio centrale, intorno al quale si aprono le diverse camere senza finestre che prendono aria dalla corte interna. La nostra stanza purtroppo è molto piccola e il fatto che sia senza finestre la rende un po' claustrofobica, mentre il ronzante ventilatore fatica a smuovere l’aria calda e umida. La città si rivela una vera sorpresa, stupenda, ce ne innamoriamo all’istante.

Siviglia è pulita, ordinata, chiassosa in modo piacevole, bellissima nella sua architettura dalle influenze arabe, e chi lo avrebbe mai detto poi, la città è molto verde, ci sono palme ovunque. Le vie del centro sono coperte da giganteschi tendoni bianchi, che si distendono da palazzo a palazzo per riparare le persone dal sole. Visitiamo subito la Cattedrale e la Giralda, l’enorme torre campanaria costruita originariamente con la funzione di minareto. Ci dirigiamo poi all’Alcazar, l’antica reggia dei sovrani Almohadi, incantevoli i patii che si aprono all’interno del palazzo.

Il caldo comincia a farsi sentire, il sole è a picco e noi troviamo refrigerio nei Giardini dell’Alcazar e il palazzo al suo interno è freschissimo e pieno di specchi d’acqua. Gironzoliamo per la città, visitando l’antico palazzo dell’Università, che ha sede nella vecchia Real Fábrica de Tabacos e l’Ayuntamiento. Dopo aver costeggiato il Guadalquivir e attraversato l’Alameda de Hercules raggiungiamo il quartiere della Macarena, dove sorge l’omonima basilica, in cui al momento della nostra visita si sta celebrando un matrimonio.

Nell’arco di un paio di giorni a Siviglia avremo visto decine e decine di coppie di sposi, che accompagnati da un codazzo di parenti e fotografi si facevano immortalare davanti agli scorci più romantici della città. Rientriamo verso il centro, costeggiando l’antico Convento dei Cappuccini e i miei piedini cominciamo a essere doloranti. La sera ceniamo in uno dei tipici tapas bar che ci accompagneranno per tutta la vacanza. Il giorno dopo ci dedichiamo alla visita della Torre de Oro, antica torre moresca di guardia al traffico fluviale, passando poi alla gloriosa Plaza de Toros di Siviglia, la Real Maestranza, considerata l’arena per la tauromachia più antica di Spagna. Bighelloniamo per il quartiere gitano di Triana e per il Parque de Maria Luisa, all’interno del quale visitiamo la monumentale Plaza de España.

L’indomani ci rimettiamo in macchina, anzi sul furgoncino, e puntiamo su Cordoba, facendo un paio di tappe sulla strada, nelle cittadine andaluse di Carmona, arroccata su una collinetta dalla quale si gode un bel panorama, ed Écija. Arriviamo a Cordoba nel primo pomeriggio e via con il campeggio, in Andalusia li troveremo quasi tutti con la piscina, molto comoda se si vuole darsi una rinfrescata prima di cena.

A Cordoba visitiamo la Mezquita, che fu una delle moschee più grandi dell’Islam, al quale interno fu costruita la Cattedrale. Particolare è l’unione della struttura architettonica ed artistica della Moschea con quella della Cattedrale, di cui la selva di colonne è testimone. Dietro la Mezquita sorge la Juderia, un dedalo di stradine e vicoli che costituivano il quartiere ebraico. Molto carino è il Vicolo dei Fiori. Tornando al campeggio cerchiamo un negozio di zapatos dove acquistare un paio di comodi sandali per i miei piedini martoriati e prima di cena facciamo un salto alla piscina del campeggio. Dopo Cordoba ci dirigiamo a Granada, ma prima di arrivare in campeggio non resistiamo all’impulso di andare subito a visitare il leggendario complesso dell’Alhambra.

L’Alhambra è una cittadella con palazzi e giardini in stile moresco, il verde dei giardini e l’acqua delle fontane e delle piscine ornamentali si ritrovano ovunque e trascorrerci il pomeriggio è molto piacevole. Ci aggiriamo per le varie aree della cittadella, visitiamo l’Alcazaba, il Palazzo di Carlo V, l’insieme di cortili interni di Palacios Nazaries con il fantastico Patio de los Leones e il Generalife con i suoi giardini e i suoi giochi d’acqua. Sembra di essere all’interno di una favola de “Le Mille e una notte”.

Il clima a Granada è piacevolmente fresco grazie alla Sierra Nevada che si protende alle sue spalle. La mattina seguente ci svegliamo e… piove….ma come piove. Non abbiamo niente per proteggerci dalla pioggia, non siamo attrezzati…non ce lo aspettavamo. Ma da veri viaggiatori quali siamo ci adeguiamo subito alla nuova situazione senza farci scoraggiare. Visitiamo la città e il Barrio dell’Albaicín, l’antico quartiere moresco, arroccato su di una collinetta da cui si gode una spettacolare vista sull’Alhambra. L’ Albaicín è percorso da stradine strette e anguste, mentre piazze, piazzette e cortili si susseguono, formando un labirinto, dove trovano sede negozietti, bottege artigiane, locali e ristoranti alla moda.

Nel pomeriggio decidiamo di fare un’escursione sulla Sierra Nevada, salendo per la nuova strada, costruita appositamente per i campionati del mondo di sci alpino del 1996. Superiamo il paese di Pradollano e ci fermiamo dove iniziano le teleferiche, dato che la strada che sale al Pico de Veleta è chiusa, inoltrandosi nella zona protetta del Parco Nazionale. Tira un discreto vento e fa decisamente freddo, ma del resto siamo in montagna, oltre i 2.100 metri. Dopo una schifosa cioccolata in polvere scendiamo verso Granada per un’ultima cena a base di tapas. L’indomani ripartiamo da Granada e puntiamo sulla costa, attraversando lo spettacolare versante della Sierra Nevada, che con le sue innumerevoli valli prende il nome di Alpujarras.

Qui si rifugiarono i moriscos in fuga dalla Grenada appena conquistata dalle cattoliche armate di Spagna. Ci fermiamo a Lanjarón per fare colazione e dopo un veloce giro per il paese andiamo ad Orgiva, un altro pittoresco e colorato paesino dove c’è un mercato gestito in parte dalla folta comunità hippy che popola la cittadina. Visitiamo poi in successione quelli che probabilmente sono i tre villaggi più pittoreschi delle Alpujarras: Pampaneira, Bubión e Capileira. Tipici di questi villaggi sono le case bianchissime e i canali di scolo in pendenza, scavati al centro delle viuzze pedonali.

Facciamo tappa a Trevelez, famosa per il prosciutto, per sgranchirci le gambe e mettere sotto i denti qualcosa: Jamón de Trevélez, queso e aceitunas, bagnati da un paio di cervezas fresche. Mentre guidiamo, ci taglia la strada un capriolo al galoppo, che in un paio di secondi sparisce alla vista. Scendiamo dall’Alpujarras e puntiamo in direzione Almeria, per andare a fare qualche giorno di mare al Cabo de Gata. Prima di arrivare ad Almeria lo spettacolo che ci si presenta è inquietante, un mare di plastica: si tratta di migliaia di metri quadrati serre che ricoprono il territorio di El Ejido, zona di intensa coltivazione ortofrutticola. Il paesaggio circostante però è bellissimo, la terra è rossa, il cielo azzurro e il mare blu intenso.
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venerdì 18 gennaio 2008

Week-end dans la Côte d'Azur

Ogni anno a Natale ci arrivano gli auguri di un albergo di Juan-les-Pins, le Grand Pavois, vicino a Cap d’Antibes sulla Costa Azzurra. Ogni volta che ci arrivano gli auguri ricordiamo con immenso piacere quel week-end trascorso al sole della Costa Azzurra, a coccolarci e viziarci. Era il Gennaio 2001 e a Milano faceva freddo e il cielo era coperto, praticamente il colore dominante era il grigio. Partimmo con la mia Opel Corsa e in cinque ore arrivammo in Francia. Immergersi nel clima, nei colori e negli odori della Costa Azzurra fu una sensazione bellissima.

Gli alberghi erano quasi tutti chiusi per la stagione, però riuscimmo a trovare questo gioiellino con atmosfera fin de siècle vicino a una pineta sul mare. Eravamo l’unica coppia giovane, per il resto la clientela era costituita da anziani sornioni che svernavano sulla French Riviera. La camera era una bella mini suite, la colazione veniva servita in camera tutte le mattine. E che spettacolo mangiare a letto: spremuta, croissantes, burro, marmellata e cappuccino. Passeggiare sotto il sole al mare era stupendo, il clima strepitoso, si andava in giro con solo il maglioncino. Nei caffè e nei bistrot ci saziavamo con le crêpes e le galettes. Riuscimmo a fare anche qualche bella gita: Aix-en-Provence, l'antica Aquae Sextiae dei Romani, l’elegante Monaco e la sfavillante Montecarlo, una romantica cena a Cannes con consueto giro sulla Croisette.

La Costa Azzurra è un posto meraviglioso e perfetto per farci un bel week-end, se poi si riesce ad andare fuori stagione la si apprezzerà ancora di più. La temperatura è eccezionale tutto il periodo invernale, a Gennaio c’erano tra i quindici e i diciotto gradi. I panorami e i ritmi, senza contare i colori e gli odori sono un toccasana per il corpo e per la mente, soprattutto se arrivi da una città grigia come Milano. Ogni anno ci ripromettiamo di tornare! E poi il tempo vola…

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mercoledì 16 gennaio 2008

Pane al cioccolato e noci


Ogni week end faccio il pane al cioccolato e noci, una vera delizia per fare colazione. Questa è una di quelle ricette che sono migliorate con il tempo e la pratica. E’ stato il primo pane che ho fatto con la macchina, grazie ai preziosi consigli dello zio G. Inizialmente usavo lo zucchero normale, ora l’ho sostituito con il fruttosio. Usavo anche il lievito in polvere, che ho sostituito poi con il panetto di lievito, tutta un’altra cosa. E che dire della farina: sono passata da una banale farina bianca alla farina gialla di grano duro De Cecco. Devo però ringraziare sempre lo zio G perché è stato lui in parte l’artefice di queste scoperte, io mi sono limitata a seguire le sue indicazioni.

Inizialmente si trattava di fare solo il pane al latte. Veniva mangiato con miele, marmellata o nutella spalmati sulle fette. Poi Mario un giorno, lui si che è un vero goloso, mi ha detto: “Perchè non provi ad aggiungere del cioccolato?” Ma si dai proviamo. Allora ho comprato le gocce di cioccolato fondente, quelle della Perugina. Il pane ha completamente cambiato sapore, era tutto variegato al cioccolato con alcuni chicchi interi. Una vera leccornia. Sempre Mario quest’anno mi ha fatto un’altra richiesta, lui si che ne capisce di dolci. “Perchè non ci metti anche le noci?” Le noci! Pane cioccolato e noci. Dai proviamo. Non vi dico, il pane è buonissimo, le noci poi lo rendono ancora più soffice grazie probabilmente all’olio che contengono.


Ed ecco la ricetta:
250 ml di latte fresco,
50 gr di burro (io ne metto molto di più),
375 gr di farina (uso solo quella gialla di grano duro, tipo 00, della De Cecco),
2 cucchiai di zucchero (anche il fruttosio va bene),
1 cucchiaino e mezzo di sale,
½ panetto di lievito di birra fresco sciolto in ½ bicchiere d’acqua tiepida.

Programma classico, durata 3 ore.

Dopo 40 minuti metto 125 gr di gocce di cioccolato fondente Perugina e un 2 pugni di noci tritate.

Buona colazione!

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martedì 15 gennaio 2008

La saga di Harry Potter


Quando abitavo con mio padre mi capitava spesso di andare la domenica mattina a Milano con mio fratello Massimo. Ci piaceva tantissimo girovagare per le librerie, estrarre i libri dagli scaffali e sfogliarli, "annusarli". Tuttora entrambi amiamo leggere e divoriamo un po' di tutto.

Una domenica di Ottobre del 2000 sono in Mondadori in centro a Milano, guardando e curiosando con Massimo, girovaghiamo per la libreria "annusando" i libri. Io non sono un’amante del genere fantasy, mentre mio fratello si. In un angolo della libreria ci sono pile dei romanzi di Harry Potter, lui prende il terzo volume, dal titolo “Harry Potter e Il prigioniero di Azkaban” e mi dice: “Ho letto i primi due quest’estate in spiaggia, molto belli, ti piacerebbero”. Sono un po’ scettica, prendo così il primo volume "Harry Potter e la pietra filosofale" e leggo il retro di copertina. Parla di un bambino che non sa di essere mago, va in una scuola di maghi e si scontra con il male, impersonificato dal Signore Oscuro. Prendo anche il secondo, "Harry Potter e la camera dei segreti" e il terzo "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban". Non so perchè ma mi convinco e li compro tutti e tre. Sono libri piccoli, poco più di trecento pagine pagine, con disegni in bianco e nero all' inizio di ogni capitolo. In un mese li ho letti tutti e tre.

I primi due devo dire che sono proprio libri per bambini, scritti in maniera semplice con un ritmo molto lento, nel terzo il ritmo aumenta e la storia comincia ad assumere i toni e i colori di un libro per ragazzi più grandicelli e per adulti. Il quarto volume me lo regala a Febbraio del 2001 Mario: "Harry Potter e il calice di fuoco". Il volume è lungo più di seicento pagine, è bellissimo, il ritmo è incalzante, la saga prende forma e si delinea un libro per adulti, scompaiono anche i disegni in bianco e nero all' inizio di ogni capitolo. Lo divoro in una settimana al mare e non vedo l’ora di leggere il seguito. Dovrò attendere altri tre anni. Intanto Harry Potter diventa un caso editoriale e non solo a livello mondiale, complici anche i film ben fatti, il libro è cresciuto in spessore e le pagine vengono fagocitate dai lettori.

Nel 2003 io e Mario ci regaliamo un viaggio in Scozia di tre settimane. Per chi non lo sapesse in Scozia viene ambientata parte della saga: qui sperduta tra i lochs e le highlands si troverebbe la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Per caso abbiamo avuto la fortuna di vedere e fotografare il treno che, nella finzione letteraria e poi cinematografica, accompagna gli allievi della Scuola di Hogwarts da Londra al castello: l'Hogwarts Express, mentre attraversava il viadotto di Glenfinnan. Harry Potter e l’Ordine della fenice, Harry Potter e il principe mezzosangue e per finire l’ultimo pubblicato, il libro che chiude la saga: Harry Potter e i Doni della morte. Devo dire che gli ultimi tre volumi sono legatissimi e anzi oserei direi che si nota proprio che sono stati studiati per essere delle storie strettamente correlate, mentre i primi tre volumi sono storie a se stanti e il quarto fa da ponte a tutta la saga.

La saga con gli anni è cresciuta di intensità e ha di conseguenza cambiato pubblico, nata come libri per bambini con storie che inziavano e finivano, si è velocemente trasformata in storia per adulti, in un thriller fantasy dove a tratti, soprattutto negli ultimi volumi, l’autrice ci ha infilato anche un pochino di sesso (i primi pruriti adolescenziali) che non guasta mai. Non solo, come tutti i thriller che si rispettino, hanno iniziato a morire anche i buoni e in alcuni momenti il male ha preso il sopravvento sul bene.

Ora la saga è terminata, si chiude non lasciando punti aperti e con un epilogo sul futuro dei ragazzi, 19 anni dopo. E’ stato bello e intenso attendere e leggere i libri, fare supposizioni su chi dovesse morire, su chi era il cattivo e su come sarebbe finita. Spero inoltre che la Rowling, autrice della saga, non si faccia prendere dal business e non scriva un ottavo libro perché a mio modo di vedere rovinerebbe la storia, proprio non ci sta. Sono stati sette libri equivalenti a sette anni di scuola a Hogwarts. Non svelerò il finale per chi ancora sta leggendo o per chi iniza ora la saga.

Buona lettura a tutti.

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sabato 12 gennaio 2008

Siamo delle caccole!

E allora... siamo delle caccole, non intese come il viscido prodotto delle narici umane, ma è il modo in cui siamo stati ribattezzati dai membri dalla Idra Diving Club di Monza, con il quale abbiamo iniziato ieri sera la nostra nuova esperienza nel mondo della subacquea. Ieri ho effettuato la mia primissima lezione in piscina, chiaramente in un ambiente completamente controllato e sicuro, seguito da Marco, il nostro istruttore, e dai due Dive Master Michele e una ragazza, di cui non ricordo il nome. Mara non ha preferito immergersi a causa del suo nuovo tatuaggio in via di guarigione, ma non sta più nelle pelle per immergersi il prossimo venerdì.

Siamo andati prima in un negozio di attrezzature subacquee, dove il club si ritrova, si fanno le lezioni di teoria e si scambiano quattro chiacchiere tra soci. Abbiamo fatto un incontro con Marco che ci ha dato un primo imprinting sull'attrezzatura e sulle modalità d'immersione. Poi via in piscina. Marco mi ha gentilmente prestato una muta per la durata del corso, che ho prontamente utilizzato con maschera, snorkel e pinne, prestatemi a loro volta da mio papà, subacqueo di lunga data e proveniente dalla vecchia scuola. Michele mi ha spiegato come montare la bombola al jacket detto GAV, giubbotto ad assetto variabile, e come collegare l'octopus alla bombola tramite il primo stadio: l'octopus, chiamato così perché ricorda un polipo nella forma, è costituito da quattro tubi, dette fruste, due per gli erogatori, di cui uno d'emergenza, una per il manometro e l'ultima frusta che immette l'aria dalla bombola al jacket.

Alla fine ci siamo immersi in due. Dopo qualche minuto in acqua, respirando tramite l'erogatore e muovendomi goffamente, ho iniziato a trovarmi a mio agio e ho eseguito i primi esercizi sotto l'indicazione dell'istruttore. Ho imparato le prime procedure di base: recuperare l'erogatore, utilizzandolo direttamente in immersione, gestire il galleggiamento tramite l'utilizzo del jacket, svuotare la maschera sott'acqua, apprendere i rudimenti dell'assetto, regolando il volume polmonare. Abbiamo fatto anche qualche "passeggiata" per la piscina. Alla fine siamo stati in acqua circa un'ora, ma il tempo è veramente volato. Sono entusiasta e sento che questo è l'inizio di una nuova avventura.

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lunedì 7 gennaio 2008

Viva l'Italia!

Bene Bene, si ricomincia dopo le vacanze di Natale e non è cambiato nulla. Solita vita da pendolare, solito treno, solito tram. Ma l’Italia non cambia mai, nonostante tutto continuo a stupirmi! Stamattina dovevo fare l’abbonamento del treno, un mensile che integra anche quello del tram. Essendo l’inizio del mese mi aspetto una discreta fila in stazione. Per fortuna non è così corposa. Mi accodo e aspetto che arrivi il mio turno. Mentre attendo noto che su tre sportelli ce ne sono aperti solo due. Già mi irrito all’idea che uno sportello sia chiuso di lunedì mattina alle otto a Monza con una file di una decina di persone. Dopo un paio di minuti uno dei due sportelli chiude, tra l’altro è lo sportello che ricarica le tessere magnetiche che Trenitalia ha messo in circolazione da Ottobre 2007. Ma come? Ma stiamo scherzando? Ma dove va?

Nessuno dice niente, mi avvicino e chiedo informazioni e mi viene risposto che posso fare l’abbonamento TrenoMilano, quello appunto con la tessera magnetica, nell’unico sportello rimasto aperto. Sono sconcertata e basita. Arriva il mio turno, vado a fare il biglietto e mi danno quello cartaceo senza ricaricarmi la tessera magnetica.

"Mi scusi perchè mi da il biglietto cartaceo e non mi ricarica la tessera?" chiedo all'addetto.
"Perchè la macchinetta è rotta" risponde lui.
"Ma come è rotta?Avete messo in circolo tre mesi fa le tessere magnetiche e ora la macchinetta è rotta?" domando.
"Qual'è la novità?"
"Non so, ancora mi stupisco!"
"Si vede che è da poco che viaggia in treno" dice l'amabile addetto.
E no, sono ben sette anni che faccio questa vita da pendolare.

E per oggi non è finita. Arrivo in ufficio e devo chiamare l’ospedale di Monza per prendere un appuntamento per un day hospital per mia madre. Chiamo e dopo cinque minuti di attesa un risponditore automatico mi dice che per informazioni e appuntamenti devo chiamare dal lunedì al venerdì dalle 13.30 alle 15.30. Solo due ore di servizio? Ma dico, uno fa in tempo a morire!

Viva l’Italia!

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martedì 1 gennaio 2008

Happy New Year!

Avete festeggiato? Avete sbevazzato? Avete brindato? Avete divorato chili di panettoni e zamponi di porco? Bravi, bravi, speriamo solo che nessuno abbia esagerato con queste libagioni, diciamocelo pure, consumisticamente istituzionalizzate. Fermiamoci qui, blocchiamo la polemica à la Beppe Grillo. Inizia un nuovo anno e come consuetudine si snocciolano elenchi di buoni propositi, di nuovi obiettivi, priorità, mete, traguardi per il nuovo anno che è iniziato. Puntualmente questi elenchi vengono dimenticati e disattesi dopo qualche giorno, settimana o mese, per riproporsi poi l'anno successivo, magari rivisitati secondo le mode del momento. Ci siamo ricaduti ancora, si è nuovamente alimentata la nostra vis polemica... basta, cerchiamo di essere costruttivi. Noi abbiamo un unico ma importantissimo obiettivo per il 2008, quale? Ma come, non lo avete ancora capito? E' il motivo per cui è nato il nostro blog, che è si un contenitore, un diario della nostra quotidianità, dei nostri pensieri e delle nostre esperienze di viaggio passate, ma vuole essere la cronaca della nostra ricerca, del cambiamento a cui tanto aneliamo. Vi state chiedendo quale ricerca? Ma insomma, ci seguite oppure no? No? Andate a rileggervi il primo post in assoluto del nostro blog allora! Buon Anno.

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