Dopo la prova di Mario, finalmente abbiamo iniziato il corso vero e proprio e venerdì sera ho fatto la mia prima immersione di sub in piscina. Sono una provetta nuotatrice con tanto di brevetto di istruttore di nuoto e salvamento. Tuttavia non avevo mai preso in considerazione l’idea di immergermi perché ho sempre avuto paura degli abissi e dei suoi abitanti. L’idea di infilarmi in un relitto mi terrorizza e pure quella di trovarmi a sessanta metri sotto il livello del mare. Poi non so, quest’anno mi è venuta voglia di provare e abbiamo iniziato a informarci. Insieme abbiamo scelto la didattica PSS e ci appoggiamo ai corsi dell' Idra Diving Club, di cui siamo diventati soci.
Il nostro istruttore Marco è un ottimo insegnante e si vede che dietro c’è tantissima passione. Insomma venerdì sera allo SpaceDiving di Monza, Marco ci ha tenuto la prima lezione didattica, spiegandoci un po’ come sarà strutturato il corso e dandoci i primi fondamenti sulla subacquea. Alle 21.15 via in piscina, allo SwimPlanet, sempre a Monza, adatta ai subacquei grazie a una buca di sei metri dove fare allenamento e dove apprendere i fondamenti dell’attività. Infilata la muta, gentilmente prestatami da Elena, un altro istruttore PSS, montiamo l’attrezzatura e subito sbaglio ad infilare la bombola nel GAV. Mario già mi prende in giro, sta già sghignazzando della mia incapacità, ma Daniela, la nostra Dive Master, viene subito in mio soccorso e ovviamente mi giustifica: “Beh... vedere non è come fare!”, solidarietà tra donne. Una volta infilata la bombola tocca al primo e secondo stadio, più comunemente detto erogatore. Dopodiché via in acqua.
In acqua sono assolutamente a mio agio, infilo il GAV, sedendomici sopra e… Marco viene in mio aiuto perché nell’infilare il jacket le fruste del primo e secondo stadio si sono tutte attorcigliate. Cavoli… devo fare più attenzione. Mi diverto a provare la funzione del jacket, gonfio e sgonfio il GAV, così faccio su e giù, ma subito vengo cazziata da Daniela: “Non ci si immerge senza l’autorizzazione dell’istruttore”. Va bene, va bene. Comincia la lezione vera e propria, dopo aver pinneggiato per qualche minuto in vasca per riscaldarci. Ci immergiamo, la sensazione è stranissima, respiro regolarmente, non ho nessuna difficoltà, restare sul fondo è complesso anche se non difficile, la mia acquaticità è buona.
Iniziamo i primi esercizi: recuperare l’erogatore in caso di perdita dello stesso, svuotare la maschera, togliere e mettere la maschera. Proviamo anche un recupero sul fondo del compagno… ma sbaglio la presa… nonostante il mio brevetto di salvamento e Mario se la ghigna selvaggiamente senza ritegno. Lo svuotamento della maschera si rivela più complesso del dovuto, ma una volta capita la tecnica, vado alla grande! Andiamo sul fondo della buca e le orecchie si fanno sentire, provo la compensazione soffiando dal naso…questa risulta più difficoltosa del previsto, il mio naso piccolo si perde nella maschera e faccio fatica a chiuderlo, ma comunque ce la faccio!
Andare sul fondo è bellissimo e molto divertente, nonostante la buca e la vasca siano popolatissime: oltre ai subacquei ci sono anche gli apneisti questa sera. Ogni tanto mi capita di far fatica a capire cosa mi viene detto sott’acqua, comunichiamo a gesti ovviamente, con il linguaggio tipico dei sub. Mi capita spesso di fare l’ok con il pollice alzato che invece vuol dire risalita, ma mi correggo quasi immediatamente. La maschera è sempre appannata, me ne devo comprare una nuova, questa ha praticamente quindici anni.
La lezione si conclude alle 23.00 e non me ne accorgo nemmeno, usciamo, smontiamo l’attrezzatura, andiamo a farci la doccia e via a mangiare una meritata pizzetta con birra! E il battesimo del fuoco, ops... meglio dire dell'acqua, é avvenuto e direi che tutto sommato è andata bene. Ma mi resta un quesito in testa: ce la farò in mare?
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