domenica 30 marzo 2008

Computer e tabelle: si ricomincia!

Si ricomincia, finalmente. Alle 19.30 ce ne andiamo allo Space e ritroviamo tutti gli amici Idra e tra mille chiacchiere ci ritroviamo a fare la lezione sulle tabelle e computer. Difficile. Calcoli e calcoli, sono poco portata per la matematica, ma ce la farò! Finiamo la teoria un po' più tardi del solito, del resto si tratta di un argomento complesso, e alle 21.30 ce ne andiamo in piscina. Solito rituale di vestizione e via al briefing sulla lezione a bordo vasca. Ma quanti siamo? Tantissimi e purtroppo ci sono pochi Dive Master. Si è aggiunta anche una nuova "collega": Valentina. Il tempo in acqua vola, gli esercizi sono tutti dedicati alla sicurezza: togli e rimetti il jacket, recupero dell'erogatore, togliere e mettere la maschera, svuotamento della maschera, recupero del compagno in difficoltà.

Mario fa progressi e riesce in un hovering perfetto: sospeso nell'acqua come un guru indiano, con mia grande invidia che non ho ancora trovato l'assetto corretto e continuo a ribaltarmi. Le 23.00 arrivano e non ce ne accorgiamo, torniamo a bordo vasca, risistemiamo l'attrezzatura e subito in doccia perché ci aspetta la solita pizza allo Stuzzicandenti. Settimana scorsa ci siamo fatti tutta l'attrezzatura nuova per l'esame di fine Aprile a Noli: muta semistagna, guanti, calzari, pinne con cinghiolo e computer. La muta di Mario però non è ancora arrivata, speriamo che settimana prossima venga consegnata così possiamo provare tutto prima dell'esame in mare. Sempre quello spendaccione di Mario punta anche al jacket nuovo: un ottimo Freeshark, vediamo...

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venerdì 28 marzo 2008

Hasta Luego Fuerteventura!

Terminati i tre giorni del nostro corso di surf, abbiamo passato il nostro ultimo giorno a Fuertenventura in totale relax tra le sabbie di Flagbeach, vicino a Corralejo. La settimana è passata in fretta, ma è stata molto intensa. Abbiamo visitato gran parte dell’isola e l’approccio al surf è stato fantastico, personalmente non vedo l’ora di buttarmi ancora tra le onde con una tavola. Abbiamo conosciuto diverse persone, tra cui vorrei ricordare il mitico Mauro di No Work Team e Michele, il leggendario e mistico Nittalope. Grandi persone, speriamo di rivederle presto. Abbiamo poi salutato a malincuore Spagnolita, la nosta gatta canaria.

Menzione speciale all’Avenida di Corralejo, una trattoria a conduzione famigliare consigliataci da Mauro. Dopo esserci andati una sera per provare, ne siamo diventati affezionati e affamati clienti! L’Avenida è un po’ imboscata rispetto alla gran parte dei ristoranti e locali, molto da turistoni, presenti nella zona del porticciolo o lungo la via principale di Corralejo. Nonostante tutto è sempre piena e bisogna pazientare qualche minuto al bancone, sorseggiando un’ottima Tropical o una fresca sangria. Il tempo passato in attesa diventa un’occasione per scambiare due parole con gli altri commensali in attesa, veramente spassoso. Il servizio è spartano ma veloce, i piatti sono una delizia e sempre serviti in generosissime porzioni. Noi ne abbiamo approfittato ordinando praticamente sempre pesce, pescato in giornata.

La gran grigliata di pesce ci ha messo a durissima prova, e Mauro ci ha detto che normalmente il piatto per due persone viene ordinato quando si è in quattro. Mara è letteralmente impazzita per i gamberi all’aglio… veramente prelibati! Lo staff dell’Avenida è molto simpatico, in sala sono tutti ragazzi molto giovani con i quali abbiamo creato un rapporto molto cordiale, tanto che alcune volte, Pepe, il boss del ristorante, ci ha fatto passare davanti agli inglesoni in attesa! Dimenticavo… la cuenta finale si è sempre aggirata tra i 15 e 18 euro a testa, compresa di birre varie, caffè e il ron y miel, un dolcissimo rum al miele, servito come chupito e decorato con una spruzzatina di panna montata.

Veniamo a noi… avrete capito sicuramente che Fuerteventura ci è piaciuta. Si, è vero, l’isola ci è entrata nel cuore. Le nostre aspettative, dopo questo approccio, che non è stato superficiale come si potrebbe credere, non sono state disattese… Quindi? Abbiamo finalmente trovato la nostra Atlantide? Diciamo che potrebbero esserci delle buone possibilità… rimanete sintonizzati!

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mercoledì 26 marzo 2008

Spagnolita

Mi definisco una gattara, amo questi meravigliosi felini da sempre e ne sono ricambiata. Mercoledì scorso eravamo tranquilli nel nostro appartamento al villaggio Oasis Duna a Fuerteventura. Doccia e preparativi vari per la cena, erano circa le 19.00. Si affacciano due occhi verdi giada e una coda e quattro zampe tabby. Ebbene si, una bellissima miciona mi guarda sorniona dal terrazzino ed entra in salotto dalla porta finestra. Miagola e si struscia, adocchia il frigorifero e salta sulla cucina. Credo voglia mangiare. Purtroppo non abbiamo nulla ma del resto come pensare che saremmo stati adottati da una micia spagnola! Nel villaggio è presente una colonia felina, ben tenuta, pulita e sterilizzata. Abbiamo riconosciuto quattro gatti ma chissà... forse ce n’è qualcuno in più. La mattina seguente la miciona torna a trovarci: lo sapevo dovevo comprare qualcosa al supermercato.

Alle 15.00 dopo il corso di surf andiamo al supermercato e compro, oltre che a uno spuntino per noi, delle scatolette gourmet per la nostra gatta spagnola, battezzata per l’occassione Spagnolita. Al solito orario torniamo al villaggio e incrociamo subito la piccola che Mario a fatica riesce a convincere a seguirci. Però... che strano sembra diversa, più piccola, con il pelo più corto e pare anche zoppicare. Entra in casa, si accomoda, mangia la sua scatoletta felice e poi si accoccola tra me e Mario sul divano e comincia un concerto di fusa. Dopo circa un quarto d’ora entra dalla porta finestra un altro gatto… silenzioso, sornione… ma è lei! La nostra Spagnolita! Non quella che abbiamo portato in casa! La piccola si incazza, ribattezzata Zuppidda, comincia a soffiare e scatta un pestaggio. Mario interviene e le manda fuori dall’appartamento. Le due micie si rincorrono e si ringhiano. Dopo circa venti minuti la nostra Spagnolita torna da noi ed esige la sua razione di pappa.

Da quella sera fino a domenica mattina Spagnolita è venuta a trovarci due volte al giorno tutti i giorni, mattina e sera. Ci ha fatto compagnia, si è accomodata sul divano o direttamente sul letto, ci ha fatto le fusa e noi in cambio l’abbiamo nutrita. Con rammarico domenica mattina l’abbiamo salutata e speriamo che trovi altre due persone gattare come noi che si prendano cura di lei e degli altri gatti del villaggio. La cosa che più mi colpisce è come i felini e le bestie in generale riconoscano gli umani a cui affidarsi sicuri di essere amati. Hasta luego Spagnolita!

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martedì 25 marzo 2008

Go Surfing!

Today is the day! Quale miglior giorno per iniziare ad avvicinarsi al surf se non un mercoledì, il nostro mercoledì da leoni! Facciamo un passo indietro... sono sempre stato affascinato dalla forza, dal movimento, dalla forma delle onde. Sono creature liquide, essenza stessa dei mari e degli oceani. Impazzivo di gioia quando ragazzino, andando in spiaggia, scoprivo che cavalloni di schiuma bianca galoppavano imbizzarriti verso la battiggia. Il bagnetto quotidiano diventava per me un'avventura, quasi una sfida in cui mi facevo cullare o molto più spesso strapazzare dalle onde.

Ma torniamo a noi dopo questa nostalgica digressione, facendo invece un passo avanti, ma non troppo... un paio di estati fa, più precisamente nel 2006, durante un lungo tour del Midi francese, abbiamo passato qualche giorno sulla costa basca, tra Biarritz, Anglet e San Sebastian. Qui ho visto onde spettacolari, cavalcate dai surfisti e sono rimasto fulminato, ripromettendomi di provare al più presto il surf. Quel presto si è dilatato fino a diventare un paio di anni e ora, dopo aver trascinato anche Mara in questa mia nuova fissazione, eccomi qui a 35 anni suonati, ad approcciarmi al surf!

Puntuali ci ritroviamo davanti alla sede di Homegrown alle dieci di mattina con quelli che saranno i nostri compagni di corso per i prossimi giorni, arriva anche Oscar, un ragazzo olandese che sarà il nostro istruttore, su di una poderosa Land Rover e carica gli "allievi", metre noi automuniti seguiamo il fuoristrada. Dopo aver raccolto qualche altro partecipante per strada, arriviamo finalmente alla spiaggia, El Burro, il nostro spot della giornata.

Il gruppo è formato da me, Mara, una simpatica coppia di ragazzi inglesi, Henry e Susan, la sportivissima viareggina Christina, una coppia di ragazzi di Alghero, Nicoletta e Angelo, e un ragazzo tedesco. Alcuni sono già dei praticanti ed escono al largo per prendere le onde più impegnative. Oscar inizia a spiegare i primi rudimenti a noi pivelli, ci illustra le correnti presenti e dopo un breve riscaldamento a base di stretching, ci buttiamo in acqua, attrezzati di muta, leash e di tavola da surf... of course!

L'obiettivo della giornata è quello di riuscire a prendere l'onda partendo da fermi e saltando sulla tavola, il tutto chiaramente restando nella schiuma e restando sdraiati. E una vera goduria! Il tempo passa velocissimo e Oscar ci invita a provare ad alzarci sulle braccia, restando sempre stesi sulla tavola. Diventa leggermente più difficoltoso, dato che bisogna controllare maggiormente la tavola. Dopo un paio d'ore, la marea inizia a salire e diventa difficoltoso per noi, total beginners, riuscire a prendere le onde. La prima lezione è finita, l'entusiasmo è alle stelle.

Giovedì il nostro istruttore è Leire, una ragazza basca, e del gruppo del giorno prima non c'è più nessuno, salvo Nicoletta, dato che i più esperti, sono andati in uno spot diverso con Oscar. Noi torniamo nello spot del giorno precedente, l'oceano è calmo e i set di onde sono intervallati da lunghe attese. Riscaldamento e via, siamo in acqua.

Oggi invece cercheremo di prendere l'onda stando già in posizione sulle tavola e soprattutto vogando come dannati! Tutta la giornata sarà scandita dal "paddle, paddle, paddle" di Leire, che ci spiega anche come alzarci dalla tavola, il take off. Facile a dirsi, un altro paio di maniche è l'esecuzione del movimento! Quasi tutti i timidi tentativi messi in atto vengono malamente abortiti. Come sempre il tempo vola e quando la stanchezza inizia a farsi sentire, usciamo dall'acqua, concludendo così il nostro secondo round.

Venerdi cambiamo spot e sempre con Leire andiamo a El Cotillo, ritroviamo a lezione anche Henry e Susan. Qui la musica è leggermente diversa, l'ondazza del Cotillo fa paura, un fronte unico, lungo quasi come tutta la spiaggia e alto quasi un paio di metri! Ma all'onda vera e propria, manco ci avviciniamo... ci limitiamo a surfare nella schiuma, anche se la potenza dell'onda infranta ci solleva come dei fuscelli e ci fa acquistare delle velocità inusitate.

Purtroppo dopo i primi quindici minuti di esercizio in acqua, inizio a sentire un dolorino ai muscoli delle braccia e delle spalle... frutto di tutto l'esercizio del giorno prima. Cerco quindi di non forzare e ogni venti, trenta minuti, esco per rilassarmi. Riesco anche ad alzarmi dalla tavola e mantenere l'equilibrio forse per... un secondo? Fa niente, me ne frego, sono felice lo stesso perchè in questi tre giorni ho scoperto finalmente il surf e vi dirò... mi piace, mi piace tantissimo, e non vedo l'ora di continuare ad apprenderlo!

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sabato 22 marzo 2008

Verso Jandía e Morro Jable

Martedì, il nostro terzo giorno a Fuerteventura, lo impieghiamo in una lunga scorribanda verso il sud dell'isola. Le strade sono senza traffico, in un attimo superiamo Puerto del Rosario e l'aeroporto e puntiamo su El Castillo de la Caleta de Fuste. Dopo qualche minuto in auto vediamo uno scempio urbano, una colata di cemento che si realizza in una serie infinita di villette a schiera ha ricoperto le colline alle spalle di Caleta de Fuste, mentre a ridosso della spiaggia sorgono giganteschi complessi alberghieri. Per qualche chilometro, il paesaggio non è più quello al quale siamo stati abituati fino ad ora, l'isola selvaggia e deserta ha lasciato il posto a un guazzabuglio di espressioni architettoniche e urbane prodotte dal più becero turismo di massa all-inclusive, qui nella sua versione british. Un vera schifezza!

Dedichiamo giusto un quarto d'ora a Caleta de Fuste e poi riprendiamo il nostro viaggio verso sud. Lungo la strada facciamo una deviazione a Pozo Negro, una località marina dominata da una nerissima spiaggia formata da grossi ciotoli lavici. La strada lascia la costa e prosegue all'interno dell'isola, rivediamo l'oceano prima di La Lajita, siamo quasi in vista della lunghissima Playa de Sotavento e di Costa Calma, ma facciamo un'altra deviazione verso La Pared. Attraversiamo quindi il brullo istmo che divide la penisola di Jandía dal resto dell'isola, infatti questo è il punto più stretto di Fuerteventura, e arriviamo in un attimo alla costa nord. La Pared è un sonnacchioso paesino che non ha niente a che vedere con quanto visto a El Castillo, addirittura la strada d'accesso è sterrata e in un primo momento la salto, costringendomi poi a un'azzardata manovra su di una strada a strapiombo per tornare indietro. Presto è chiaro da dove origini il nome di questa località... la lunga spiagga si trova sotto un'alta falesia, una vera e propria parete! Questo è uno dei pochi spot surfistici della parte meridionale di Fuerteventura e La Pared ha diversi surfshop che testimoniano questo.

Torniamo indietro e ci ritroviamo sulla strada principale, dopo aver passato l'urbanizzazione di Costa Calma con la sua distesa di mulini eolici, la voglia di fare un bagnetto e di passare qualche oretta in spiaggia si fanno sentire e mentre cerchiamo un accesso alla Playa de Sotavento, la più grande di Fuerteventura ci ritroviamo in autostrada! Più che di un'autostrada si tratta di una strada a scorrimento veloce, anche questa praticamente deserta. Usciamo alla Boca del Mal Nombre e troviamo una bellissima e riparata spiaggetta, dove passiamo un paio d'ora in assoluto relax. L'acqua dell'oceano è fresca e ci invoglia a fare il bagno e a giocare con le onde.

La destinazione finale del nostro viaggio a sud è Morro Jable, qui dovremmo incontrarci con Michele, il leggendario Nittalope! Michele è ormai a Fuerteventura da più di un anno e lavora in un complesso alberghiero. Grande persona, vi consiglio vivamene di fare una visita al suo blog, Il Nittalope, di cui trovate il link nella sezione qui a fianco. Nel primo pomeriggio arriviamo a Morro Jable e mando un sms a Michele, intanto ci incamminiamo verso il faro che sorge sulla spiaggia del Matorral. L'area che si trova tra la strada e la spiaggia vera e propria è uno spazio naturale protetto, che viene periodicamente inondato dall'oceano e prende il nome di Saladar de Jandía. Mi squilla il cellulare, è Michele! Ci dà il benvenuto e... scopriamo che Morro Jable, il paese, è qualche chilometro più a sud! La zona dove siamo ora è quella dove sorgono gran parte degli alberghi e dei residence. Torniamo all'auto e nel giro di qualche minuto arriviamo al Morro.

Incontriamo finalmente Michele, puntuale come uno svizzero, e lo accompagnamo a fare colazione, dato che si è svegliato da poco perchè ha fatto un turno notturno all'hotel. Tra una chiacchera e l'altra mi fa scoprire una chicca che nel resto della vacanza diventerà una costante: el leche y leche. Si tratta di una tazzina da caffè, simile a quella utilizzata da noi per il cosidetto marocchino, in cui viene versato un dito di latte condesato e sopra un caffe, generesamente macchiato di latte. Ottimo!Il tempo di fare una passeggiata sul paseo di Morro Jable, dopo aver salutato Michele, ripartiamo per il lungo viaggio verso Corralejo. Ci sarebbe piaciuto arrivare fino al minuscolo paesino di Cofete con le sue strepitose spiagge, passando per la Punta de Jandía, ma per arrivarci ci vuole circa un'ora di sterrato e ormai si è fatto tardi. Grazie di tutto Michele, speriamo di rincontrarci presto! E domani... s'inizia il corso di surf!

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mercoledì 19 marzo 2008

Tra Corralejo e Betancuria

Il nostro secondo giorno ci svegliamo presto e andiamo a testare la megacolazione a buffet prevista e le nostre aspettative non vengono certo disattese: bacon, uova, salsicce, fagioli, pomodori, salumi, formaggio, funghi, peperoni, biscotti, brioches, dolci. Un robusto breakfast è proprio quello che ci vuole per affrontare la nostra intensa giornata. Prendiamo la macchina e decidiamo di fare un primo tour dell’isola, guidati dalle nostre sensanzioni e dal nostro istinto. Prima tappa è il villaggio di El Cotillo, dove notiamo che ci sono diversi cantieri aperti, che rovinano il paesaggio. Spettacolare è l’omonima spiaggia che si estende a sud ed è dominata dalla torre del Tostón, la cui funzione era quella di avvistamento e difesa dai pirati. La spiaggia è deserta, c’è solo una surfschool con un paio di allievi, distesi sulle loro tavole nella schiuma creata dalla potente onda che si chiude su tutto il fronte della battigia. Restiamo ipnotizzati e in soggezione davanti a questo spettacolo della natura, non sapendo che dopo qualche giorno sarebbe toccato a noi affrontarlo.

Andiamo a vedere anche l’altra spiaggia dalla parte opposta rispetto al paese e da qui proseguiamo fino al faro de Tostón a Punta de la Ballena. Il paesaggio è mozzafiato, davanti a noi c’è l’oceano con le sue possenti onde, a sinistra l’imponente faro e a destra il deserto lunare. La strada procede su di uno sterrato, ma optiamo per tornare indietro e continuare la nostra gita verso sud. Passiamo per La Oliva, cittadina all’interno dell’isola. Diamo un’occhiata veloce alla Casa de los Coroneles, una costruzione adibita anticamente a caserma e oggi sede di mostre e attività culturali. Riprendendo la via, ne approfittiamo per far benzina, un litro di benzina verde costa tra gli 80 e gli 85 centesimi di euro, non male! Ci fermiamo a fare qualche foto al Tindaya, il monte sacro di Fuerteventura, sulla cui somma si trovano centinaia di antiche incisioni. Facciamo una breve sosta anche al mirador che da sulla Valle de Santa Inés e su quella dove sorge Betancuria, l’antica capitale dell’isola.

Anche qui la vista è eccezionale e nel parcheggio del mirador facciamo la conoscenza con un cagnetto, che si rilassa al sole. Non capiamo se il cucciolotto è stato abbandonato oppure abiti in qualcuna delle casette sparse sul versante verso Betancuria. La bestiola è in ottime condizioni, con un pelo lucente e pulito, tutti segnali che farebbero pensare per il meglio, ma il dubbio, mentre ripartiamo con la macchina, resta.

Ci fermiamo a Betancuria per sgranchirci le gambe e mangiare un gelato. Il villaggio è molto pittoresco, costituito da un insieme di casette bianche raccolte sul fondovalle, molto verde rispetto al resto dell’isola. Ci sono anche un piccolo museo e una chiesetta visitabili. Continuiamo a puntare verso sud, la meta finale di questo primo tour conoscitivo è finalmente decisa! Il relitto dell’American Star… o meglio, quello che ormai ne rimane!

L’American Star era una nave crociera ormai in disarmo che naufragò nel Gennaio del 1994 mentre veniva rimorchiata. Prima di partire mi sono ben documentato sulla posizione del relitto, praticamente arenato sui banchi di sabbia della Playa de Garcey e raggiungibile tramite uno sterrato, deviando dalla strada per Pájara. Arrivati all’altezza della località La Vega de Rio Palmas, ci fermiamo a un altro mirador e veniamo assaliti da un’orda di famelici scoiattoli in cerca di cibo. E’ incredibile sono così abituati alla presenza umana che quasi si arrampicano sulle gambe. Ma non si accorgono che un gigantesco e maestoso corvo nero li osserva… in attesa. Siamo in dirittura d’arrivo, sulla strada principale vediamo una specie di mulattiera con un cartello di legno che indica Playa de Garcey. Dopo circa trenta minuti di sterrato e aver sbagliato direzione una volta, finalmente arriviamo!

Dall’alto vediamo quello che resta dell’American Star, un insieme di lamiere che emergono a malapena, sferzate dai flutti oceanici. Il luogo è selvaggio e brullo, la spiaggia è circondata da un’alta falesia, ci siamo solo noi… Rientriamo quindi verso la North Shore passando per Pájara, Tuineje, Antigua, Puerto del Rosario e poi su, verso Corralejo. Approfittando della bella giornata e del sole ancora alto, ci fermiamo in spiaggia all’interno del Parque Natural de Corralejo, un pezzo di Sahara trasportato fino a qui dal vento, che in questa zona tira fortissimo! Troviamo rifugio in un riparo fatto di pietre laviche, una curiosa via di mezzo tra un nuraghe sardo e un dún gaelico.

Di queste bizzarre architetture è costellata gran parte della costa sabbiosa intorno a Corralejo: questi ripari sono stati probabilmente costruiti negli anni, da volonterosi turisti, in modo da creare dei veri e propri bunker naturali, che fornissero riparo dal vento e dalla sabbia. Tra l’altro, essendo costruiti con rocce e sassi lavici, non hanno nessun tipo di impatto ambientale, al contrario di due mostruosi complessi alberghieri che rovinano completamente il paesaggio. Facciamo anche un bagnetto, indossando le maglie di lycra… l’acqua è un po’ fredda e la corrente molto forte. Davanti a noi c’è la Isla de Lobos, un’isolotto disabitato che fa parte del Parco Naturale delle Dune di Corralejo. La spiaggia è deserta, salvo qualche sparuta coppia di anziani naturisti.

Rientriamo a Corralejo e proviamo a cercare i dive centers che Mara aveva precedentemente contattato, nell’evenienza di fare un corso sub a Fuerteventura. Andiamo prima da Punta Amanay e chiediamo informazioni sulle attività di snorkeling a Los Lobos che loro organizzano, poi al Dive Center Corralejo, dove veniamo calorosamente accolti dal Señor Miguel, che ci mostra tutto l’attrezzatissimo centro. Stanchi dell’ormai lunga giornata torniamo al nostro residence e ci prepariamo per la cena. La sera torniamo verso il centro di Corralejo e sulla strada ci fermiamo in un negozio che espone l’insegna No Work Team. Mi ricordo che mio fratello anni fa aveva una t-shirt con quella scritta e quindi incuriositi entriamo. Si tratta di un negozio di surfwear gestito da un ragazzo italiano, Mauro, un milanese amante del windsurf e del surf, trapiantato a Fuerteventura fin dal lontano 1986. Mauro si dimostra una persona aperta, simpatica e cordiale, ci riempie di dritte e di consigli e il suo negozio sarà un punto di riferimento per il resto della vacanza.

Concludiamo la giornata cenando a La Marquesina e memori dell’errore strategico della sera precedente, prendiamo gamberi all’aglio, come antipasto “leggero”, e come portata principale fritto misto per me e un bel calamarone alla griglia per Mara. Dimenticavo… dopo il “pacco” ricevuto ieri, l’argomento dibatutto durante i nostri viaggi in auto è stato relativo a quali corsi frequentare. Fuerventura è un paradiso degli sport acquatici con la tavola: surf, kitesurf, bodyboard e windsurf. Sarebbe un peccato ripartire senza aver provato una di queste attività… alla fine l’ha spuntata il surf! Come da idea originaria, mercoledì inizieremo un corso di tre giorni con gli istruttori di Homegrown!

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martedì 18 marzo 2008

Fuerteventura, l'isola del vento

Domenica atterriamo in perfetto orario all’aeroporto di Puerto del Rosario, Fuerteventura, Isole Canarie. La nostra vacanza ha inizio! Finalmente, aspettavamo con ansia ed eccitazione questo momento ed eccoci qui. Ritiriamo i bagagli, andiamo al desk della compagnia di autonoleggio e prima di prelevare l’auto dal parcheggio, ci facciamo un bocadillo jamón y queso, giusto per calmare la fame dato che sui voli Iberia da Milano e successivamente da Madrid non hanno offerto nessun tipo di snack o bevanda, barboni!La nostra macchina è una Volkswagen Fox bianca, con condizionatore e servosterzo, di più non si poteva prendere per una settimana di noleggio alla modica cifra di 107 euro. Sabato ho chiamato Tazio della Beachbums Surfhouse, tutto confermato!

Mi ha spiegato come raggiungere un punto di facile accesso, nella zona di Villaverde, a nord, dove verrà poi lui a prenderci. Usciamo dell’aeroporto e superata l'urbanizzazione di Puerto del Rosario procediamo a nord, percorrendo la strada che lambisce la costa est di Fuerteventura. Rimaniamo subito incantati dai paesaggi, sembra di essere sul set di un film spaghetti-western oppure di essere atterrati sulla Luna o su Marte. Fuerteventura è di origine vulcanica e a perdita d’occhio si estendono strati di colate laviche, ormai solidificate, fuoriuscite dalle decine di vulcani e caldere spente che costellano il territorio dell’isola. I colori vanno dal nero al beige, passando per tutte le tonalità del marrone, unica eccezione sono il blu dell’Atlantico e l’azzurro del cielo.

La vegetazione scarseggia alla grande e salvo qualche arbusto rinsecchito, si vedono solo piante di aloe vera, cactus e qualche rara palma. La strada è nuova, senza traffico, è un piacere guidare e con il finestrino abbassato ci godiamo il tepore irradiato dal sole. Arriviamo a Corralejo, il più importante centro urbano nel nord dell’isola, e continuiamo in direzione de La Oliva, fino ad arrivare a Villaverde nel punto dove abbiamo l’appuntamento. Chiamo Tazio al cellulare, suona libero e scatta la segreteria. Riprovo dopo cinque minuti e lascio un messaggio… nelle successive due ore, chiamo il personaggio in questione una decina di volte, lasciando altri due messaggi, ma il tipo non richiama e non si presenta all’appuntamento! Proviamo anche a cercare il suo bed & breakfast, ma l’impresa si rivela ardua.

Siamo decisamente delusi, ma non ci perdiamo d’animo, anche se in tantissimi anni che viaggiamo per tutto il mondo, un pacco del genere non ci era mai capitato! E fortunatamente non avevamo cacciato una lira! Complimenti! Giriamo la macchina e torniamo a Corralejo, puntiamo sull’ufficio del turismo ma sfortunatamente è chiuso. Quindi che facciamo? Scatta la classica tattica degli Atlantidei, si batte il territorio fino a trovare un adeguato riparo per la notte! Al primo colpo ci va bene, nel senso che in questo residence sono al completo ma ci indirizzano verso altri tre dove provare.

Nel primo in cui andiamo, l’Oasis Duna, facciamo centro. Veniamo accolti dal simpatico receptionist, Esteban, che ci fa preparare la camera, anzi l’appartamento, e nell’attesa notiamo che nel villaggio ci sono diversi gatti, ma questo sarà il tema di un post successivo. Dopo il tempo di rilassarci un attimo e di fare la doccia, andiamo a fare un giro per Corralejo. Praticamente la cittadina si sviluppa intorno alla strada principale che porta poi alla zona vecchia antistante il piccolo porto. Ci sono molti ristoranti, bar, pub, caffè, pizzerie, gelaterie e locali in genere, non mancano poi surfshop, tra cui ne adocchiamo uno chiuso dal nome Homegrown, e negozi stile duty free, questi per via del fatto che le Canarie godono di un particolare regime fiscale. Corralejo non è molto grande e dopo un’ora che ci si avventura nelle sue vie, si può dire di conoscerlo ormai perfettamente.

Arriva l’ora di cena e scegliamo una trattoria marinara, Gregorio el Pescador, un po’ fuori dal classico passaggio turistico. Ordiniamo una bella paella mista, ma per placare l’appetito divoriamo un piatto di papas arrugadas servite con salsa de mojo rojo y verte. Il mojo è un tipico condimento delle isole Canarie a base di peperoncino, pepe, coriandolo, cumino, e peperoni rossi o verdi, da cui il colore della salsa. Arriva infine la paella, che viene portata direttamente sulla tavola, nella tipica padella di cottura bassa e larga. Quasi sazi di pane e patate, dobbiamo affrontare una porzione di paella praticamente per quattro persone! Mara da forfait dopo qualche mestolata, io tento di resistere ma alla fine getto la spugna e mi arrendo anche io, l’immensa paella ha vinto!

Intanto fuori esplodono i fuochi artificiali per festeggiare la fine del periodo del Carnevale canario. Ci avviamo quindi sulla via del ritorno, quando vediamo che il surfshop Homegrown è aperto! La curiosità è troppo forte, entriamo e scopriamo che anche loro organizzano corsi di surf! Un ragazzo fiammingo, molto gentile e affabile, di nome Robien, ci spiega come funzionano i corsi e come sono organizzati. Alla fine, dopo un buon quarto d’ora, noi usciamo dal negozio, titubanti sul da farsi, vista la fregatura appena ricevuta in giornata…

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lunedì 17 marzo 2008

Siamo tornati...

...e dopo una settimana di sole, onde e vento, si torna alla routine quotidiana. Portate pazienza, tra qualche giorno arriveranno i post sul nostro viaggio a Fuerteventura, sul surf e sui fantastici incontri che abbiamo fatto e una disavventura superata brillantamente. A presto!

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sabato 8 marzo 2008

Hasta luego!

Abbiamo finito di cenare da poco, abbiamo lavato i piatti e ci siamo premiati con un coniglio di cioccolato al latte Lindt. Pomeriggio abbiamo fatto i bagagli ed è stato strano infilare pinocchietti, top e infradito in valigia. Sono riuscita a fare un salto anche in Rinascente e ho acquistato un bikini nero. Giro di telefonate per salutare parenti e amici. Cosa succede?

Come non avete capito? Si parte! Domani ore 06.00 mammina passa a prenderci e ci accompagna a Linate, ore 08.15 volo Iberia per Madrid e due ore dopo coincidenza per Fuerteventura. Una settimana di mare e sole con corso di surf incluso. Ahi ahi ahi l'equilibrio!

Hasta luego!

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Auguri Marco!

Ieri sera la lezione di teoria di Marco è stata incentrata sugli effetti nocivi dei gas sull'attività subacquea e sulle procedure di sicurezza alle quali attenersi in caso di embolia gassosa. Dopo un breve riscaldamento nuotando solo con pinne, maschera e snorkel, in piscina abbiamo lavorato molto sulla vestizione in superficie e in immersione del gruppo equipaggiamento. Discretamente difficoltoso il metodo detto "incappucciamento", consiste nell'indossare il gruppo della bombola e jacket, respirando sempre dall'erogatore e stando inginocchiati sul fondo, ribaltando lo stesso sopra la testa.

Abbiamo poi pinneggiato a varie quote, passando attraverso dei grossi cerchi, come se fossimo delle foche ammaestrate! In verità si è trattato di un esercizio di assetto. Usciti dall'acqua la serata è continuata nella nostra, come dire, seconda sede sociale... ovvero la pizzeria dove siamo soliti andare dopo il corso. Questa volta però c'era quasi tutto l'Idra Diving Club al gran completo, abbiamo infatti festeggiato il compleanno del nostro mitico e instancabile istruttore Marco! E dopo pizza, salumi, formaggi e birra a volontà, ci siamo gustati una prelibatissima torta con tanto di brindisi... alla fine, dopo frizzi, lazzi e l'ormai leggendario coro polifonico, dove questa volta abbiamo fatto la parte dei piatti, abbiamo fatto quasi le due di notte! Il corso si prende due settimane di pausa per poi riprendere con il rush finale che ci porterà ai temutissimi esami. Alla prossima!

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venerdì 7 marzo 2008

La Spina Verde

Al confine tra Italia e Svizzera, a ovest della città di Como, s’incunea un bellissimo parco regionale: la Spina Verde. Io e Mario ci abbiamo fatto un sacco di passeggiate, da soli e con i cani, in estate, primavera e autunno. Il parco è una dorsale collinosa ricoperta da un esteso bosco che costituisce un vero e proprio polmone verde. Nel parco ci sono innumerevoli percorsi che conducono da un paese all’altro di questo angolo di provincia comasca: si può tranquillamente sconfinare dall’Italia alla Confederazione Elvetica addentrandosi per i vecchi sentieri dei contrabbandieri, attivi decenni fa in questa zona, i cosidetti “spalloni”. Ormai la frontiera è semplicemente segnalata dalle indicazioni dei sentieri confinali dipinte sulle rocce e sulle cortecce degli alberi. Oppure si possono visitare le sorgenti del fiume Seveso.

Ci sono poi itinerari didattici ed escursionistici ben segnalati di tipo naturalistico, per la raccolta di funghi e castagne, oppure di tipo storico, attraverso i camminamenti militari, le trincee e le casematte della Linea Cadorna, risalenti alla Prima Guerra Mondiale, costruiti a ridosso del confine italo-svizzero per prevenire un improbabile attacco da parte degli austro-ungarici. Ci sono altre aree di notevole interesse storico e archeologico all’interno del parco, tra cui il castello Baradello, fortezza utilizzate durante le guerre comunali tra Como e Milano del XII secolo ma risalente probabilmente alla fondazione romana della città lariana. Non dimentichiamoci inoltre la chiesetta di San Rocco detta anche dei "Pittori", sopra Cavallasca, circondata da antiche residenze nobiliari ai limiti della foresta. La zona del parco che si estende verso Como è piena di testimonianze archeologiche delle antiche civiltà celtiche e di Golasecca. Esistono diverse aree picnic, attrezzate per chiunque volesse trascorrere una giornata piacevole ammirando il lago dall’alto e respirando aria pulita.

Notevoli i punti panoramici, come quello del “Pin Umbrela”, che spazia da un lato su tutto il primo bacino del Lario e delle Prealpi e dell’altro, nelle giornate limpide fino alla città di Milano. Passeggiare per questi poi ha per noi un significato particolare, qui abbiamo sepolto anche le nostre bestiole che nell’arco degli anni sono venute a mancare: Tatagatta, Bossolo e Rocky. Se avete voglia di sgranchirvi le gambe o solo di ammirare i colori della natura che cambiano in base alla stagione, oltre che fare una bella e salubre passeggiata, prendete quindi in considerazione l’idea di passarci una bella giornata, fronte lago, con relativo cestino da picnic.

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giovedì 6 marzo 2008

Bosco Gurin

Bosco Gurin è una magnifico paesino di montagna che si trova in Val Rovana, una valle laterale della Valle Maggia. Questo paesino da favola è particolare per due motivi: innanzitutto vi risiede una delle più antiche comunità di origine germanica, ovvero la comunità Walser. Questo fatto comporta che Bosco Gurin sia l’unica comunità germanofona del Ticino. In secondo luogo il paesino è il comune più alto del cantone di lingua italiana, trovandosi a quota 1.506 metri. Caratteristica di Bosco Gurin è l’architettura Walser, di cui sono tipica espressione le bellissime case Walser. Si tratta di abitazioni costruite interamente in legno e rialzate dal terreno grazie a quattro grossi tronchi in legno ai quattro angoli. Spesso sotto l’abitazione è visibile il granaio e i davanzali delle finestre sono decorati con bellissimi vasi di gerani rossi, bianchi e viola.

Appena fuori il paesino si inerpica un sentiero molto ripido che porta alla Capanna Grossalp a quota 1950 m, con ripido dislivello di 400 metri rispetto al villaggio di Bosco Gurin. Il sentiero è percorribile in circa un’ora di camminata, tutta in salita. Una volta arrivati in cima alla Capanna ci si può riposare sulle panche all’aperto oppure rifocillarsi dentro al caldo con un buon pranzetto o un’ottima merenda montanara. Si può proseguire poi verso la cima del Grossalp. Se invece si preferisce una passeggiata meno impegnativa c’è un sentiero più dolce che gira intorno alla montagna, la passeggiata dura ovviamente di più, circa due ore, ma se non ci si vuole inerpicarsi come caprette, rappresenta un’ottima soluzione. Noi l’abbiamo fatto al ritorno… a panza piena! Inutile dire che il panorama dalla Capanna è molto rilassante, spazia su tutte le Alpi ed è possibile vedere dall’alto il villaggio di Bosco Gurin.

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mercoledì 5 marzo 2008

Alle sorgenti del Reno

Un altro bel trekking sulle Alpi Svizzere, dalla parte del Canton Ticino, è sicuramente la Val Carassino con relativo pranzo in baita alla Capanna Adula. La Val Carassino si raggiunge arrivando a Biasca e seguendo la strada per il Lucomagno e da qui, passando con l’auto all’interno dell’immensa diga di Luzzone che forma l’omonimo lago, si prosegue imboccando poi una minuscola galleria scavata nella roccia viva che porta fino all’inizio della Val Carassino. Parcheggiata la macchina è possibile proseguire a piedi e fare tutta la valle in pianura seguendo un bel sentiero che si snoda tra le montagne con un torrente sulla destra. La valle è lunga e larga, immersa tra i picchi alpini, dalle cui cime le marmotte sorvegliano gli escursionisti lanciando lunghi fischi. Purtroppo le belle marmotte sono visibili soprattutto la mattina, il pomeriggio, chissà come, si nascondono nelle loro tane probabilmene per schiacciare un riposino.

La camminata è lunga circa 10 chilometri, ma poco impegnativa perché si snoda tutta in pianura con piccoli dislivelli. Le capanne o baite da raggiungere in realtà sarebbero due: la prima a 2012 metri e la seconda a 2393 metri. Entrambe prendono il nome dalla vetta più alta del Canton Ticino, l’ Adula-Rheinwaldhorn, che s’innalza sul confine con il Canton Grigioni. Dall’Adula nasce il Reno Posteriore, chiamato in tedesco Hinterrhein, che congiungendosi poi con il ramo Anteriore genera il Reno, uno dei più importanti fiumi europei.

Noi ci siamo fermati a mangiare al primo rifugio, anche perché per raggiungere il secondo è necessario passare una notte in baita. In cima svetta la bandiera svizzera e abbiamo avuto modo anche di visitare una bella cappella. Abbiamo mangiato una bella polenta con formaggio, abbiamo ammirato il bellissimo panorama che spazia sul Canton Ticino e poi siamo ridiscesi. Purtroppo la Val Carassino non è vicinissima a Milano, quindi per organizzare questa gita abbiamo dovuto pianificare il tempo di andata e ritorno da casa in circa sei ore. La passeggiata poi dura circa un’ora e mezza e contando di stare in baita a rilassarti un paio d’ore, va via tutta la giornata.

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martedì 4 marzo 2008

Penne alla crema di carciofo

Una mattina la mia collega Rossella mi scrive e mi dice che nel week-end ha preparato una pasta buonissima con i carciofi. Lei è romana e quindi adora i carciofi. Io sono monzese con la mamma brianzola e i carciofi in casa nostra non sono mai entrati. Detto questo non mi piacciono in modo particolare e li evito molto volentieri. Tuttavia adoro la pasta con le verdure, mi faccio tentare dalla Rossi e le chiedo di darmi la ricetta. La propongo a Mario che è un po’ scettico, però alla fine ci convinciamo e sabato sera ci facciamo questa novità.

Ingredienti per 2 persone:

4/5 Carciofi
Panna
Vino bianco
Olio extra vergine
Aglio

Allora partiamo dall’acquisto al mercato di ben cinque carciofi: erano in offerta!

Mario li pulisce, toglie gambo e foglie, tenendo solo il cuore. Qui abbiamo già il primo dubbio: ma sarà veramente quello il cuore? Ma… diciamo che sembra assomigliare al nostro immaginario di cuore di carciofo, quindi direi che ci siamo. Metto i cinque cuori di carciofo in un’insalatiera con acqua e limone per tutto il pomeriggio. A detta di Rossella il limone non farebbe diventare neri i carciofi: la prendo in parola!

Alla sera metto sul fuoco la pasta, rigorosamente corta e rigata: le penne ovviamente! In un tegame faccio scaldare un goccio di olio extravergine con un po’ di aglio e lascio rosolare. Aggiungo i carciofi che Mario ha diligentemente tagliato a fettine. Metto un bicchiere di vino bianco e acqua. Lascio cuocere. Dopo cinque minuti decido di aggiungere la panna… e la metto tutta. In realtà Rossella mi aveva suggerito di metterne tipo un cucchiaio, giusto per legare il sapore. Ma io oso… e faccio una bella crema di carciofi. Assaggio ma non sono soddisfatta, quindi aggiungo un dado di vedura per insaporire (Rossella dai non inorridire!). Scolo e condisco.

Risultato? A noi è piaciuta molto, noi che non amiamo i carciofi. Il sapore era molto delicato e il carciofo molto morbido. Buon appetito!

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lunedì 3 marzo 2008

Shopping & Testing

Venerdì sera è partito il nuovo corso “Nitrox” tenuto da Roberto e dato che i partecipanti sono più di noi, abbiamo dovuto cedere la saletta corsi dello Space Diving agli altri soci, svolgendo la nostra lezione teorica in un angolino. Salvo questo piccolo cambiamento, al quale ci siamo subito adattati, la vera chicca della serata è stato il collaudo da parte nostra delle nuove mute appena acquistate! Ebbene si, abbiamo iniziato ad investire qualche soldino nell’attrezzatura e il primo obiettivo è stata una nuova muta da poter utilizzare in piscina per i corsi e il mantenimento, ma adatta anche per i mari caldi. Facciamo quindi un passo indietro…

Dopo esserci ampiamente documentati verso quale marca e modello orientare i nostri acquisti, Mara è molto brava in questo particolare “screening”, giovedì scorso siamo andati a Sovico da Winter Diving Equipment, una società che produce mute stagne e attrezzature specifiche per immersioni tra i ghiacci. Annesso al laboratorio produttivo c’è anche un negozio molto grande con una vasta scelta di articoli ed equipaggiamenti per la subacquea. Quindi, dopo aver provato la muta Profile da 3 millimetri della Scubapro, le abbiamo acquistate e non solo… il prossimo acquisto, almeno per me, sarà sicuramente la muta semistagna Nova Scotia, sempre della Scubapro.

Tornando alla nostra lezione in piscina, alla quale si sono uniti Massimo e Marina, entrambi però già in possesso del brevetto Advanced Open Water, abbiamo fatto prima un esercizio di apnea e poi alcune routine di emergenza, il tempo è veramente volato. E la nuova muta come è andata? Mara si è trovata alla grande, sguizzava via come un beluga, io invece ho avuto qualche problema di assetto… anche con un paio di chili di zavorra non riuscivo a scendere, infatti Marco mi ha aggiunto bel peso da due chili e la situazione è notevolmente migliorata. Alla prossima!

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