mercoledì 30 aprile 2008

Il Parco delle Gole del Breggia

Approfittando del pallido sole invernale di una domenica pomeriggio di qualche tempo fa, abbiamo deciso di fare quattro passi nel comprensorio del Parco delle Gole del Breggia, in compagnia dei genitori di Mario e con al seguito Bossolo e Rubina. Il parco si sviluppa per circa sessantacinque ettari lungo l’omonimo torrente, nel vicino Canton Ticino in Svizzera, a pochi chilometri dal confine. In questa area naturale si possono trovare diverse varietà flora e fauna notevoli, fra cui numerose specie protette.

Camminiamo lungo una rete di sentieri, lunga circa sei chilometri, passando da una sponda all’altra grazie all’antico ponte ricostruito, il Punt dal Farügin. Il ponte permette di superare la stretta e profonda gola, chiamata il Buzun dal Diavul, e dalla sua campata si ha un impressionante punto di vista sul cuore delle Gole. Il punto di partenza ideale per visitare le Gole del Breggia è il vecchio mulino del Ghitello situato dietro Il parcheggio del Centro Breggia di Balerna. Inerpicandoci sui massi e sui sentieri, con Bossolo e Rubina che scodinzolano curiosi, abbiamo iniziato il percorso costeggiando il laghetto e proseguendo poi lungo il fiume, incontrando il vecchio cementificio, il ponte di ferro e il complesso del pastificio.

Superato il cementificio, abbiamo attraversato il fiume e risalito la Val della Magna per giungere in vetta il colle di Castel San Pietro, dove si trovano i resti del castello medioevale e la Chiesa Rossa, chiamata in questo modo perché fu teatro di un sanguinoso massacro che ha lasciato il segno nelle cronache locali del XIV secolo . Da qui si gode una bella vista su tutto il parco. Superando diverse zone franose siamo scesi di nuovo nella valle, per raggiungere la vecchia strada e il letto del fiume dove, sia noi che Bossolo e Rubina, abbiamo fatto diverse incursioni. Ogni tanto abbiamo dovuto aiutare i cani, che a causa delle loro zampette corte, hanno avuto qualche difficoltà nello scalare gli enormi massi erratici del fondovalle.

Raggiunti i resti del vecchio Mulino di Canaa abbiamo ricominciato la discesa. Scendendo lungo il torrente si incontrano le rocce più antiche del parco. A valle sono ben visibili, sulla riva opposta, i diversi strati rocciosi di colore rosso. La passeggiata volge al termine, costeggiando il fiume scendiamo sulla strada a livello del fiume per ritornare al mulino del Ghitello da dove siamo partiti. Fare trekking nel Parco delle Gole del Breggia non è per niente impegnativo, e offre notevoli spunti di interesse naturalistico, geologico e storico. Buona passeggiata!

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lunedì 28 aprile 2008

Monza, la città di Teodolinda

Monza è la terza città della Lombardia, dopo Milano e Brescia. Non è ancora diventata capoluogo di provincia, lo diventerà solo l'anno prossimo, anche se le macchine targate con la sigla “MB” ormai sono in circolazione da diversi mesi. Monza è una città a misura d'uomo, molto bella ed elegante. Pochi la conoscono, anche se da diverso tempo il sabato mattina si vedono gruppi di turisti che visitano il nostro centro storico e la nostra cittadina. In genere si preferisce visitare le più note Como e Bergamo. Il centro storico è intersecato dalle tre vie pedonali: via Italia, via Carlo Alberto e via Vittorio Emanuele, le quali s'incontrano in piazza Roma.

Questa piazza è il fulcro centrale del centro storico, qui c'è l'Arengario, l'antico palazzo comunale. Altre caratteristiche architettoniche del centro sono: la piazza del Duomo, la piazza Carrobiolo, il ponte dei Leoni, sul fiume Lambro, che unisce il centro con il vecchio quartiere di San Gerardino, l'antico Mulino Colombo e la Torre Teodolinda. Dietro il grande magazzino La Rinascente, situato in un antico palazzo di casa Frette, proprio all'inizio di Via Italia, sorge la Torre Viscontea, ultima testimonianza delle mura che cingevano Monza nel Medioevo. Qui vicino c'è anche il convento che ne “I Promessi Sposi” avrebbe ospitato l'arcinota Monaca di Monza. Le vie del centro sono un paradiso per lo shopping e per il passeggio, ci sono molti negozi, diverse boutique, una libreria fornitissima, gelaterie, bar e caffè.

Direttamente da via Italia è possibile raggiungere il Duomo di Monza che sorge sull'omonima Piazza. La Basilica è in stile romanico, dedicato a San Giovanni, patrono della città insieme a San Gerardo. Al suo interno è possibile ammirare la Corona Ferrea, che la leggenda vuole essere stata fatta forgiare da Teodolinda, regina dei Longobardi, e al suo interno ha un chiodo della croce di Cristo, ribattuto in forma di lamina circolare. Teodolinda stessa è tumulata in una cappella all'interno del Duomo, che nel suo museo conserva preziosi manufatti facenti parte del tesoro della regina, come la Chioccia con i pulcini in oro e la croce di Agilulfo. Se si prosegue per via Carlo Alberto, diventata con il tempo la mia zona preferita di Monza dove passeggiare in tutta tranquillità, si arriva ai Giardini della Villa Reale, ma prima, sulla sua destra si apre piazza Carrobiolo con il piccolo teatro Villoresi.

Passando da dietro la piazza è possibile raggiungere via Vittorio Emanuele, seguendo il perimetro del tribunale. Questa via collega piazza Roma al ponte dei Leoni, dove partono alcuni percorsi che costeggiano il Lambro, come via Gerardo dei Tintori, da cui è visibile il vecchio Mulino sul fiume, e la passeggiata dei Mercati che porta nella nuova Area Cambiaghi, sede del mercato comunale che si svolge due volte la settimana, il giovedì e il sabato mattina. Un'altra zona molto bella di Monza, vicino al parco, è quella della chiesa di Santa Maria delle Grazie e il suo convento. Questa zone è detta per questo motivo delle “Grazie Vecchie”. Cosa aspettate quindi? Venite a fare una passeggiata nella nostra città!

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domenica 27 aprile 2008

Brevettati!

Eccoci finalmente qui, freschi freschi di brevetto! Dopo mesi di studio e dura pratica, ci siamo guadagnati il nostro brevetto Open Water Diver! Volete sapere come è andata? Partiamo giovedì mattina, con estrema calma, e abbiamo allungato la strada alla volta di Noli, facendo una tappa ad Alba, nelle Langhe piemontesi. Arriviamo a Noli verso le cinque di pomeriggio e prendiamo possesso della nostra camera in albergo. Sembra che siamo i primi, ma appena mettiamo piede in spiaggi mi sento chiamare da Peppino, già arrivato nel primo pomeriggio. Dopo qualche minuto arriva anche Roberto e gli altri soci dell'Idra Diving Club. Ne approfittiamo per fare due passi in paese.

Scopriamo che Noli ci riserva un passato ricco di storia, si fregiava infatti del titolo di Repubblica marinara. Il caratteristico centro storico vanta ben due cattedrali, un palazzo vescovile, diverse chiese, archi, torri e mura medievali. Il lungomare è quello tipico delle località della riviera ligure: gli stabilimenti balneari che si susseguono con le loro file di sdraio e ombrelloni, la passeggiata pulita e ordinata, le palme, i baretti e i chioschi. L'insenatura di Noli è incorniciata tra il Monte Ursino, dominato dal rudere di una possente fortezza, e dal capo Noli. Il nostro albergo è adiacente al capo e dalla nostra camera si ha una vista che spazia dal paese, fino a Spotorno e all'isola di Bergeggi, fino a Savona e oltre. Il tempo è ottimo e la temperatura ci permette di gironzolare in maglietta e infradito. Tra l'altro l'albergo è direttamente sulla spiaggia, dove è presente il diving center locale, al quale si appoggia il nostro club.

La sera ceniamo tutti insieme in albergo, mancano ancora diversi soci, tra cui Marco il nostro istruttore. Venerdì mattina ci svegliamo presto e a colazione incontriamo il resto del gruppo che è arrivato tardissimo la sera prima a causa del traffico vacanziero. Ci siamo! Marco ci spiega come si svolgeranno le immersioni ai fini dell'esame e dopo un primo briefing, procediamo con il montaggio dell'attrezzatura e la vestizione. Entriamo in acqua direttamente dalla spiaggia per la prima immersione. Il nostro gruppo è formato da me, Mara, Peppino, Angelica e Max, oltre che naturalmente Marco, nel ruolo di esaminatore, assistito da Antonio e Michele. L'immersione dura circa trenta minuti, durante i quali svolgiamo parte delle procedure che abbiamo appreso al corso. Facciamo anche un'escursione, raggiungendo la profondità massima di cinque metri, e abbiamo i primi incontri con la vita marina: un grosso polpo, qualche sogliola e alcune stelle marine. La prima uscita è andata bene, sia io che Mara siamo riusciti ha trovare la pesata ideale. Ottimo!

Dopo una sosta di un paio d'ore effettuiamo la seconda immersione, questa volta a dieci metri. Continuiamo a ripetere a turno una diversa serie di procedure, questa volta l'immersione dura di più e dopo quaranta minuti usciamo. Ci rilassiamo per qualche ora e dopo esserci rifocillati con un panino, siamo pronti per la terza e ultima immersione della giornata. Si aggiungono al gruppo Silvio che va a sostituire Antonio come assistente ed Enrico, che prende parte all'esame. Questa volta scendiamo fino a diciassette metri, la visibilità non è ottimale, restiamo sotto per circa trenta minuti e poi usciamo. Marco è contento, siamo andati bene, ma non è ancora finita! In serata svolgiamo il test di teoria, che superiamo tutti brillantemente, con qualche aiutino...

Sabato mattina è il giorno della quarta e ultima immersione, quella dal gommone! Sveglia presto e colazione leggera, alle nove siamo già vestiti e pronti. Svolgiamo due briefing, uno tenuto da Riccardo, il gestore del diving center, che ci spiega le peculiarità della Secca delle Stelle, il fondale prescelto per la nostra ultima prova. La secca assomiglia come forma al copricapo di un doge, passando da una profondità di quattordici fino a ventiquattro metri. Marco ci ricorda come avverrà l'entrata in acqua dal gommone, come saranno composti i gruppi in immersione e soprattutto le modalità e il percorso dell'immersione. Dopo aver rifornito di carburante il gommone a Finale Ligure, in cinque minuti siamo sopra la secca. Ci tuffiamo in acqua e provo a guardare nel blu, il fondo non si vede... iniziamo a calarci ordinatamente lungo una cima, io sono il quarto. Dopo qualche minuto vedo la secca. La visibilità è molto buona. Mi accorgo che siamo circondati da un enorme branco di castagnole, è fantastico!

Arriviamo tutti sul fondo e iniziamo un giro sulla secca, scendendo ulteriormente, il mio computer segna ventitré metri! Vediamo diversi scorfani, una rana pescatrice, Mara riesce a vedere anche un grongo, che si affaccia curioso dalla sua tana. Controllo spesso il manometro per verificare il consumo dell'aria. Il tempo vola, Marco scatta anche alcune foto e a un certo punto ci fa schierare in semicerchio, estrae qualcosa dalla tasca del suo jacket... ma sono i nostri agognati brevetti, che ci vengono consegnati personalmente in immersione! Eccezionale! Iniziamo la risalita, facendo la sosta di sicurezza ai cinque metri, siamo in immersione ormai da quaranta minuti e sono rimasto solo con venti atmosfere. Risaliamo sul gommone e rientriamo al diving.

Il pomeriggio lo dedichiamo al totale relax e facciamo una passeggiata fino al castello, non prima di aver pasteggiamo con dell'ottima focaccia ligure. In serata alcuni temerari provano un'immersione notturna. Oggi, facciamo colazione e dopo aver salutato tutti quanti rientriamo verso casa. L'esperienza è stata decisamente positiva e l'immersione alla secca, la nostra vera prima immersione, non la dimenticheremo mai. Ci ha dato delle sensazioni che è difficile spiegare a parole. Ma abbiamo già delle novità... venerdì prossimo iniziamo un nuovo corso, l'Advanced Oper Water Diver! E non solo... i programmi per l'estate prevedono un soggiorno di un paio di settimane sul Mar Rosso! Basta... mi fermiamoci qui, perché qualcuno ha iniziato a sognare le Maldive!

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mercoledì 23 aprile 2008

Tempo di esami

Ci siamo! Domani si parte per la Liguria e approfittando del lungo weekend del 25 Aprile, svolgeremo le nostre prove d'esame per ottenere il brevetto Open Water Diver! Le immersioni saranno effettuate a Noli, un paesino in provincia di Savona nella riviera di Ponente. Praticamente ci sarà tutto l'Idra Diving Club, i più saranno alle prese con gli esami finali dei rispettivi corsi, altri faranno immersioni libere. Teoricamente noi dovremmo fare tre immersioni da riva durante la giornata di venerdì, l'esame di teoria in serata e sabato mattina l'ultima immersione, questa volta dal gommone. Ci risentiamo al nostro ritorno e speriamo di essere brevettati!

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lunedì 21 aprile 2008

Odissea consumistica!

Ieri pomeriggio siamo andati in Svizzera a fare il pieno di benzina alla macchina, in vista delle partenza per Noli. Approfittando del consiglio di un amico abbiamo fatto un giro al FoxTown, un grande centro commerciale outlet a Mendrisio. Max ci ha decantato un negozio che vende articoli per subacquea, non dobbiamo comprare nulla, ma abbiamo pensato che valesse la pena farci un giro, non si sa mai. L’ultima volta che ci siamo stati risale esattamente a sette anni fa, era il 2001. Non ho un buon ricordo, tantissima fuffa in commercio. Si, proprio così, tanti nomi blasonati ma a conti fatti solo fuffa e nemmeno a buon mercato. Arriviamo verso le due del pomeriggio e decidiamo di pranzare in uno dei tanti ristoranti selfservice presenti. Due bottiglie d’acqua, due primi, mezzelune trevisana e noci, due fette di torta, due caffè: 30,00 euro. Mmm... un po’ caro. Va be'... pazienza. Il FoxTown è enorme, si sviluppa su tre piani e ci saranno centinaia di negozi. Il colpo d’occhio è buono, i negozi monomarca sono cresciuti, inoltre mi pare che si sia svecchiato.

Cominciamo il tour a scendere, dal terzo piano fino al primo piano. Entriamo e usciamo dai negozi, fa un caldo assurdo e comincia ad arrivare un casino di gente, frenetica e ossessionata dallo shopping, dei veri integralisti della marca fashion. Dopo un’occhiata più attenta alla merce e ai cartellini con i prezzi devo ammettere che l’idea che mi ero fatta sette anni fa ritorna prepotente: cavoli ma chi se la mette questa roba, pare uscita dal baule di una nonna, non è nemmeno vintage, ma decisamente vecchia. I cartellini poi non recitano grandi sconti anzi a me pare tutto oltremodo caro. Arriviamo poi al nostro negozio, meta di questo tour, e la delusione è enorme: giusto tre mute Mares e qualche pinna, per non parlare di un solo jacket e pure costosissimo. Sono già le quattro, direi che possiamo andarcene e non tornare più. Lasciamo questo posto assurdo, popolato da giapponesi, tedeschi, arabi e gente dell’est avidi di shopping e di affari. Del resto solo loro possono mettersi questo tipo di abbigliamento, visto che i marchi sono sicuramente "blasonati" ma la merce è sicuramente da classificare come fuffa! Noi restiamo della nostra idea, gli outlet come questo sono specchietti per le allodole! Meditate gente.

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sabato 19 aprile 2008

Ultima lezione

Siamo all'ultima lezione. La teoria viene dedicata all'organizzazione dell'immersione e a come si svolgerà l'esame. Riproviamo la nuova attrezzatura, indossando anche i guanti e il cappuccio. Il nostro istruttore questa sera è Elena, dato che Marco è raffreddato. In acqua riproviamo le procedure d'emergenza, io ho ancora qualche problemino di galleggiabilità, ma va decisamente meglio di settimana scorsa. Anche Peppino ed Enrico faticano nel trovare l'assetto corretto, Mara va alla grande invece, sembra un piccolo beluga! Il nostro corso è finito, ora siamo alla prova del fuoco, o meglio... dell'acqua! Giovedì prossimo tutto il club Idra si trasferisce in Liguria, sono in programma gli esami per tutti i corsi ormai terminati. Chiaramente ci saremo anche noi!

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venerdì 18 aprile 2008

Week-end a Lucerna

Immersa in un impressionante panorama montano, dominato dalla cima del Pilatus, Lucerna è la porta d’ingresso della Svizzera Centrale. La città si trova sul lago dei Quattro Cantoni in corrispondenza del fiume Reuss. Grazie ai suoi monumenti, ai suoi negozi di souvenir e di orologi, all’attraente posizione sul lago e alle vicine Alpi, è consigliata per chi vuole fare un week end in Svizzera interna. Noi ci siamo stati in primavera quando è possibile godere ancora della vista della neve sulle montagne circostanti, il lago non è più ghiacciato e se si ha la fortuna di avere una bella giornata di sole, è possibile pranzare in una delle tante taverne poste lungo il fiume Reuss. Il Kapellbrücke, il Ponte della Cappella, realizzato in legno in epoca medievale e riccamente decorato di dipinti, è considerato uno dei ponti in legno coperti più antichi d’Europa. Insieme alla Wasserturm, la Torra dell’acqua, fu distrutto durante un incendio nel 1993, ma è stato ricostruito e restaurato in breve tempo. Un altro simbolo della città è il Museggmauer, la cinta muraria corredata di torri, che ha conservato il suo aspetto originale, sotto il quale ci si può stendere a schiacciare un pisolino o assaporare un momento di relax sui bei prati puliti, noi lo abbiamo fatto…

Nell’isola pedonale del centro storico spiccano le case storiche, decorate con affreschi, che fanno da cornice alle piazze, come quella del Weinmarkt. Lucerna è la città delle piazze e delle chiese. La chiesa gesuita del XVII secolo è l’edificio religioso di stile barocco più antico della Svizzera e le due torri della Hofkirche fanno parte dell’immagine della città. Molto bello anche lungolago; luogo deputato dagli abitanti e dai turisti per fare passeggiate, jogging o andare in bicicletta. In questa zona c’è l’interessante Museo Svizzero dei Trasporti. Il bello della Svizzera, dal mio punto di vista, è quello di avere un turismo prettamente d’elite, niente scolaresche schiamazzanti quindi, ma tutto molto educato e ordinato come piace a me. Lucerna è un’escursione che mi piacerebbe rifare…ma come direbbe Mario… cosa non mi piacerebbe rifare?

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mercoledì 16 aprile 2008

Primavera a Budapest

Aprile 2006 è tempo di elezioni, le precedenti elezioni chiaramente. Noi decidiamo di andare a Budapest. Abbiamo prenotato una domenica pomeriggio su due piedi, senza nemmeno pensarci più di tanto, dopo un lauto brunch a casa della mia amica Cinz. Ci è venuta voglia di vedere qualcosa di nuovo e dopo una breve disquisizione tra le possibili capitali europee da visitare la scelta cade su Budapest, la capitale magiara. Budapest è attraversata dal Danubio, sulla sponda sinistra sorge la collina di Buda con il castello e l’antico borgo medievale mentre a destra è cresciuta la più moderna Pest. A Budapest, incredibilmente quasi tutti capiscono l’italiano e nelle scuole gli studenti studiano la nostra lingua, adorano Milano, chissà come mai, e l’Italia. Sembra quasi di essere a casa.

Arriviamo un sabato pomeriggio e siamo subito accolti da una bella giornata di sole e caldo. Ecco… ho sbagliato abbigliamento, pensavo facesse molto più freddo, invece no, fa caldo come da noi, e io che pensavo di trovare ancora la neve! Budapest si rivela subito una bella capitale, aristocratica, pulita, ordinata, con maestosi palazzi tipici delle architetture che hanno caratterizzato il regno degli Asburgo. Abbiamo prenotato una stanza in un albergo molto particolare, proprio nel cuore di Buda: si tratta dell’Hotel Kulturinnov, il vecchio Ministero delle Finanze comunista, che si affaccia su Szentháromság tér, la piazza principale del borgo, e ha di lato la storica Chiesa di Mattia. La stanza è piccola ma carina e pulita, con altissimi soffitti. La colazione non è all’altezza di quelle di Berlino o Tallin, ma comunque si fa rispettare.

Appena sistemati iniziamo subito un bel giro per Buda: passeggiamo nel vecchia borgo, ammirando i palazzi e le piccole strade acciottolate ricche di ristoranti e locali, visitiamo il castello di Buda, che si trova nell’area meridionale della collina. Nei palazzi barocchi del castello hanno la sede diversi musei e la biblioteca nazionale, al loro interno si aprono diverse corti e piazze con delle bellissime fontane. Nella spianata adiacente il castello, c’è la residenza del presidente ungherese.

La vista dall’alto di Buda è semplicemente fantastica! Dai bastioni ammiriamo i panorami che dall’alto danno sul Danubio e su Pest, si spazia dal parco che si trova sull’isola Margherita, fino al palazzo del Parlamento sulla riva del Danubio, attraversato dagli storici ponti: il Ponte delle Catene, il Ponte Elisabetta e il Ponte della Libertà. Il luogo migliore dove poter godere di questa vista è sicuramente il Bastione dei Pescatori, un sistema di torri, terrazze e scalinate neogotiche, costruito dietro la Chiesa di Mattia all’inizio del XX secolo. Dopo una prima occhiata della città siamo già conquistati, stanchi ma soddisfatti andiamo a cena in uno dei tanti ristoranti che si possono trovare nei vicoli di Buda. Durante il nostro soggiorno ceneremo sempre nei locali del borgo.

La mattina seguente visitiamo l’isola Margherita, uno dei polmoni verdi della città che sorge nel mezzo del Danubio. Da qualche giorno prima del nostro arrivo il fiume ha investito la città con la sua piena, sono infatti ancora visibili i sacchi di terra utilizzati per arginare le impetuose acque e rinforzare gli argini. E’ una bella domenica di sole, scendiamo dalla collina di Buda a piedi, percorrendo i viali e le scale che collegano Buda a Pest, dopo una bella passeggiata sulla riva sinistra del Danubio, attraversiamo il ponte Margherita e scendiamo sull’isola, piena di gente che fa jogging, va in bicicletta o semplicemente passeggia tra i viali alberati. Sull’isola sono presenti anche una piscina e un lussuoso centro termale, del resto Budapest è famosa per essere un città ricca di acque termali e gli ungheresi sono famosi per essere ottimi nuotatori e per avere il culto delle terme. Avremo modo anche noi, essendo io un’estimatrice, di provare le famose terme di Budapest.

Dopo un bel giro sulla verde isola Margherita, decidiamo di andare a visitare il neogotico Parlamento ungherese, dove nel magnifico salone centrale, sono conservate la corona, lo scettro, il globo, la spada e il mantello di Santo Stefano, che fu principe dei Magiari e primo monarca d’Ungheria. Oggi per i cittadini dell’Unione europea l’entrata al Parlamento è gratuita: ottimo! Dopo aver ammirato gli interni del Parlamento e le reliquie, decidiamo di regalarci un giro nel centro di Pest, però prima visitiamo la bella ed elegante Basilica di Santo Stefano, costruita in stile neoclassico. Dopo una scalata alla sua cupola, ci rifocilliamo con un panino e una birra alla rinomata pasticceria Gerbeaud, il caffè più antico di Budapest, che si affaccia sulla bella Vörösmarty tér, la piazza dalla quale parte la zona pedonale di Váci utca, roccaforte dello shopping. Dopo un bel giro per negozi, aperti nonostante fosse domenica, torniamo sulla collina di Buda attraversando a piedi il Ponte Elisabetta e prendendo la piccola teleferica che collega Pest al borgo.

Il giorno successivo ci svegliamo presto e dopo una buona colazione scendiamo sempre a piedi verso Pest, attraversiamo il Danubio passando dal Ponte delle Catene, alla fine del quale c’è il magnifico edificio art noveau del palazzo Gresham, e dedichiamo la giornata passeggiando lungo il viale Andrássy, dove si affacciano bellissimi palazzi d’epoca in stile neorinascimentale, molti dei quali sedi di ambasciate. Passiamo davanti al Teatro dell’Opera, che purtroppo si visita solo in determinati orari, peccato! Raggiungiamo Piazza degli Eroi, il più grande piazzale d’onore della capitale. La piazza racchiude un monumento e due palazzi, l’edificio del Museo delle Belle Arti ed il Palazzo delle Esposizioni, entrambi in stile neoclassico.

Visitiamo il Museo delle Belle Arti, in cui è in corso anche un’interessante esposizione dedicata alla pittura spagnola. Dietro la piazza si apre il Városliget, il grande parco civico. Al suo interno troviamo il castello di Vajdahunyad, copia ottocentesca di un maniero della Transilvania e i bagni termali Széchenyi, i più grandi d’Europa. Sulla piazza assistiamo all’esame in lingua straniera di una scolaresca: si tratta di un esame di lingua italiana e il professore, capendo che stiamo ascoltando e che quindi siamo italiani, ci chiede di partecipare e di dare una valutazione agli alunni impegnati a raccontare in italiano la storia della Piazza. Veramente simpatico e divertente, noi chiaramente siamo di manica larga con i ragazzi! Alcuni di loro parlano un italiano quasi perfetto, siamo stupiti da quanta gente in Ungheria comprenda o addirittura parli la nostra lingua. Quando scoprono che siamo di Milano poi… le ragazzine vanno in visibilio… potere della moda!

Ritorniamo verso il centro con la metropolitana, una delle prime in Europa, e torniamo all’hotel risalendo a piedi la collina Gellért. Visitiamo un complesso religioso costruito in una serie di grotte e formato da una chiesa e da una piccola comunità monastica. Arrivati in cima alla collina scopriamo un altro bellissimo panorama che spazia su tutta la città e la regione circostante. Qui è stato installato il monumento alla Libertà del popolo ungherese, di fianco ci sono i resti della cittadella militare, dalla quale i dominatori che si sono succeduti nei secoli, controllavano la città. Risaliamo la collina di Buda ed entriamo direttamente nel borgo dalla corte barocca del castello. Incrociamo anche una festa per le elezioni, anche qui, come da noi, è tempo di rieleggere il governo.

Il quarto giorno visitiamo la Grande Sinagoga di via Dohány, costruita in stile moresco nell'Ottocento, è la più grande sinagoga d’Europa. Grazie alle torri di mattoni bianchi e rossi, alle cupole e alla ricca decorazione in ceramica, è uno dei più imponenti monumenti di Budapest. Nel museo della sinagoga si trova una collezione di storia ebraica di singolare importanza che va dall’epoca romana al ventesimo secolo. Molto toccanti sono il piccolo cimitero e il memoriale all’Olocausto. Il pomeriggio lo dedichiamo, sempre dopo l’ormai classica pausa al caffè Gerbaud, con club sandwich, patatine e birra fresca, alla visita del Nagycsarnok, il grande mercato coperto di Budapest, che si trova alla fine di Váci utca. L’atmosfera che si respira è davvero bella, i colori poi sono fantastici: si trovano solo prodotti tipici, alimentari, carne, pesce e frutta fresca. Oggi poi è la giornata del nostro bagno termale allo storico Hotel Gellért, dove trascorriamo quasi due ore nelle bellissime piscine in un ambiente favoloso, io mi regalo anche un massaggio all’acqua, una vera goduria. Unico neo, la solita rumorosa scolaresca in gita, ma va bene lo stesso.

L’ultimo giorno è arrivato, il volo lo abbiamo nel tardo pomeriggio, la giornata è uggiosa, la prima del nostro soggiorno. La mattinata la dedichiamo alla visita del sottosuolo di Buda, un labirinto dove si aprono chilometri e chilometri di gallerie e di grotte. Il pomeriggio diamo un ultimo saluto a Budapest ammirando dall’alto la bellissima ed elegante città. Un altro viaggio volge al termine e torniamo a casa arricchiti di esperienze... e con una bella bottiglia di Tokaj magiaro!

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lunedì 14 aprile 2008

A spasso per il Parco di Monza

Central Park o Hyde Park? No, Parco di Monza. Si avete capito bene, il Parco di Monza e i giardini della Villa Reale! Se non avete voglia di fare molta strada e siete di Milano e dintorni concedetevi una bella giornata al Parco di Monza, magari con un bel picnic. Il Parco di Monza, insieme ai giardini della Villa Reale formano il parco recintato più grande d'Europa. I giardini della Villa Reale ospitano quella che era una delle regge di campagna di casa Savoia, insieme a un laghetto popolato di pesci, cigni, anatre, tartarughe, germani e un paio di grasse oche. Nel serrone della Villa ogni anno si svolgono diversi mostre, alcune delle quali prestigiose.

La Villa è chiusa al pubblico, purtroppo versa in un discreto degrado, fa male il cuore vederla in questo stato, solo il corpo centrale è stato recuperato, insieme al salone centrale e parte degli appartamenti reali. Il roseto della Villa invece è aperto al pubblico e contiene svariate specie di rose. Sul davanti della Villa troviamo un prato enorme dove d'estate, in occasione della sagra di San Giovanni, il comune di Monza offre un bello spettacolo pirotecnico. Nella Villa in realtà sarebbe vietato qualsiasi tipo di attività: nessun picnic, niente bicicletta, niente gioco del pallone e via dicendo. Tuttavia queste regole non sempre vengono fatte rispettare. La Villa è separata dal Parco da tratti di cancellata, dove si aprono diversi valichi per passare nel più vasto Parco di Monza.

Questo si estende per circa settecento ettari su ben quattro comuni: Monza, Vedano al Lambro, Biassono e Villasanta. Percorrendo i suoi viali e i suoi sentieri si attraversano boschi, brughiere, radure e prati. Il fiume Lambro scorre sinuoso tra vecchie cascine e ville storiche, inserite in un bellissimo ambiente naturale. All'interno del Parco si possono fare innumerevoli attività, infatti è sfruttatissimo dai monzesi e non per svolgere ogni sorta di attività legata al fitness: bicicletta, jogging, rollerblade, skatebord, percorsi vita. Sono poi presenti diverse strutture: la piscina, i maneggi, un noleggio biciclette e tandem, un ottimo ristorante, il "Saint Georges Premier", diversi bar, tra cui il più grande è "La Cascina del Sole", non poteva mancare ovviamente un golf club e il leggendario Autodromo Nazionale di Monza, dove oltre che la Formula 1 con il Gran Premio d'Italia, si svolgono innumerevoli gare e manifestazioni legate ai motori.

Il Parco è popolato di diverse specie selvatiche: lepri, scoiattoli, ricci, faine e forse anche qualche volpe; troverete poi innumerevoli animali domestici a spasso con i loro padroni. Da ricordare la manifestazione dell'ENPA di Monza che si svolge ogni anno a Giugno, Quattro passi a quattro zampe. D'estate i suoi prati si riempiono di persone che cercano di passare una giornata all'aria aperta, respirando aria pulita e prendendo il sole, immancabili i barbecue e i picnic. Se siete appiedati sarà dura scoprire in una volta sola tutto il Parco, ma se possedete una bicicletta vi potrete perdere pedalando tra i suoi innumerevoli sentieri e viali. Dimenticavo... il Parco è chiuso ai mezzi a motore, con l'eccezione del viale Cavriga che collega la porta di Villasanta con la porta di Monza, dove è possibile transitare dal lunedì al venerdì. Essendo poi un parco recintato osserva degli orari, durante l'inverno dalle 07.00 alle 19.00, mentre durante l'estate dalle 07.00 alle 20.30. Buona passeggiata!

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domenica 13 aprile 2008

Che fatica!

Abbiamo provato tutta l'attrezzatura nuova, direi quasi un disastro. Bisogna assolutamente riprovarla. Ma andiamo in ordine. Partiamo da casa con calma, tanto stasera non c'è lezione. Carichi come muli ci incamminiamo verso il box, a circa 200 metri da casa, l'attrezzatura è pesantissima, i pesi poi si fa fatica a trasportarli. Va da se che io aspetto Mario con tutta l'attrezzatura all'angolo della strada e Mario recupera la macchina in box. La prima parte è andata, ora ci aspetta la prova in piscina: la nuova muta semi-stagna da 7 mm, i calzari mai usati, le pinne con cinghiolo, sperando non ci vengano i crampi, la ricerca della nuova pesata, e ci chiediamo se basteranno sette o otto chili a testa. Io ci metto pure la nuova cintura, augurandomi che non mi sbilanci.

Entriamo in vasca con il passo del gigante vestiti di tutto punto. Io già barcollo a bordo vasca, Mario poi, visibilmente provato dalla muta, ha un caldo pazzesco e la faccia è viola per lo sforzo, oltre ad avere pure una bombola enorme da quindici litri. Questa sera ci seguirà Antonio il più esperto dei Dive Master, molto bravo e molto severo. Scendiamo nella buca della piscina. Mario vagola, si avete capito bene, vagola e atterra sul fondo piscina in maniera scomposta, cribbio mi pare Peppino. Io fatico a gestire i piedi ma va un po' meglio. Mario toglie e mette i pesi, non trova la pesata corretta. Antonio ci cazzia perchè non riusciamo a stare sul fondo con le gambe dritte... i piedi vengono su... ma del resto vorrei vedere lui alle prese con tutto nuovo!

Programma della serata: pivoting, hovering, salite d'emergenza e recupero erogatore. Si inizia con il pivoting, ma non se ne parla proprio, fissi sul fondo, non si va ne su ne giù, bisogna utilizzare il jacket, e qui inizia il difficile! Non parliamo poi dell'hovering, Mario che si vantava ormai di farlo in maniera perfetta, non si smuove, inchiodato sul fondo. Anche qui bisogna ricorrere all'ausilio del jacket, ma attenzione... se non gonfi a sufficienza non sali, se gonfi troppo vai su a razzo. Uffa che serata! Concludiamo con qualche risalita d'emergenza e la prova del recupero erogatore, sono già le 23.00 e ho una fame pazzesca.

Ricapitolando il test sull'attrezzatura è stato tutto sommato buono, anche se bisogna assolutamente riprovare: ottime pinne e maschera, le mute sono perfette, non entra acqua, però ovviamente la galleggiabilità è differente, voglio proprio vedere come faranno gli altri a Noli il 25 Aprile, dato che hanno intenzione di affittarla. La mia cintura dei pesi direi che si è rivelata strepitosa, non si è mossa in un millimetro, mentre per i calzari bisognerà imparare a gestirli meglio, ma del resto era la prima volta, e per finire mancano i guanti, ma quelli li proveremo al mare. Dimenticavo... per la parte di teoria, dobbiamo rifare il test con gli altri, che pacco... va bene, fa niente, e noi che pensavamo bastasse il test sull'e-learning!

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giovedì 10 aprile 2008

Il selvaggio Donegal e il tormentato Ulster

Arriviamo nel Donegal nel primo pomeriggio, facciamo un giretto per l'omonima cittadina e visitiamo il castello. Ripartiamo in direzione delle Slieve League, tra la più alte scogliere in Europa, ma le nuvole sono troppo basse, quindi non riusciamo a vedere niente, avvertiamo solo il rumore dell’oceano che si infrange sotto di noi. Proseguiamo sulla strada e cerchiamo un bed and breakfast. Il Donegal è molto selvaggio e i paesini sono veramente minuscoli, in genere si tratta di qualche casa sparsa qua e la.

Nel paesino di Gweedore adocchiamo un bed and breakfast sulla strada, sembra il Motel Bates del film Psycho di Alfred Hitchcock, ma è l’unico bed and breakfast che abbiamo a portata di zampa e il campeggio non si capisce bene dove sia. Quindi non abbiamo scelta. Tra l’altro si sta facendo anche tardi. Ci fermiamo e una simpatica vecchietta ci accoglie e ci offre una piccola ma curata camera. Dietro questa casa ne notiamo un’altra, una lussuosa villa che ha parcheggiata nel vialetto una grossa BMW.

La sera decidiamo di regalarci una sontuosa cena a base di pesce. Ce ne andiamo nel paesino di Burtonport, dove la guida indica un’ottimo ristorante, The Lobster Pot, i cui piatti sono tutti a base delle prelibatezze offerte dall’oceano, in particolar modo i crostacei. Dopo qualche chilometro su di una stradina tortuosa troviamo il ristorante. Ci divoriamo un piatto in due, il Titanic! Il nome è tutto un programma: arriva infatti un gigantesco vassoio in ceramica a forma di conchiglia letteralmente ricoperto di ostriche, gamberoni, lumachine, scampi, granchi, astici, salmone di diverse qualità, sgombri e aringhe, una quantità esagerata di cibo, che in due a malapena riusciamo a finire. E pensare che quando la cameriera è venuta a prendere le ordinazioni, ho ordinato il Titanic solo per me… la sbigottita cameriera mi ha dovuto poi spiegare che il piatto era per due persone! Da sottolineare poi il fatto che il conto finale, comprensivo di diverse pinte di Guinness, è relativamente contenuto.

Il giorno dopo lo dedichiamo al Bloody Foreland, il promontorio insanguinato, e alle bellissime spiagge del Donegal dove io e Mario, con una cerimonia molto personale, di fronte agli elementi naturali, ci giuriamo eterno amore e infiliamo i nostri claddagh. Nel pomeriggio girovaghiamo e ci gustiamo il selvaggio Glenveagh National Park. Il Donegal per chi non lo sapesse è la terra di Enya, famosissima cantante irlandese. Ma non solo, il Donegal ha dato i suoi natali anche al gruppo dei Clannad, gruppo folk composto dai fratelli e zii di Enya. Bene non ci crederete ma la simpatica signora del Motel Bates altro non è che la prozia di Enya e la madre dei due gemelli, Noel e Pádraig, a loro volta zii di Enya e componenti dei Clannad.

La mattina facciamo colazione in una stanza piena di dischi d’oro e di platino dei Clannad e di Enya, foto e dediche. La villa che si cela dietro il Motel Bates altro non è che la casa di uno dei figli della nostra padrona di casa. La sera infatti ceniamo a Meenalecky in un tipico pub irlandese di proprietà dei genitori di Enya, Leo’s Tavern, dal nome del signor Brennan, il patriarca della famiglia, ora il pub è gestito dal fratello di Enya. Incredibile gente!

Dopo un paio di giorni passati a casa della zia di Enya riprendiamo il viaggio e ci dirigiamo, sempre restando nel Donegal, sulla penisola di Inishowen. Prima però facciamo un'escursione nella cittadina di Derry, sconfinando nell'Ulster britannico. Derry, o Londonderry per gli inglesi, è una tipica cittadina britannica, non sembra neanche di essere in Irlanda. Tuttavia la divisione tra cattolici e protestanti è ben visibile: Derry è stata al centro dei cosidetti “Troubles”, il conflitto tra la comunità cattolica irlandese e quella protestante di origine britannica che nel periodo dalla fine dei '60 fino agli anni '90, ha insanguinato l'Irlanda del Nord.

In particolar modo, Derry è stata testimone di un episodio, la famosa “Bloody Sunday”, protagonista dell'omonima canzone degli U2. Il 30 Gennaio 1972, nel Bogside, il quartiere cattolico di Derry, i paracadutisti inglesi massacrarono quattordici persone, tra cui diversi ragazzi, che stavano partecipando a una marcia pacifica in sostegno dei diritti civili. Dall'alto delle vecchie mura medievali la vista spazia su tutto il quartiere del Bogside. Sui tetti delle case sono dipinti bandiere irlandesi, trifogli, croci celtiche, scritte inneggianti all'I.R.A. e alla squadra del Celtic Glasgow. Tra le palazzine si possono intravedere i murales. Sulla mura ci sono telecamere, antenne e microfoni ambientali, protetti da garritte blindate e metri di filo spinato, tutti puntati verso il Bogside.

No surrender, Non ci arrenderemo! E' la scritta sul muro che campeggia dalla parte opposta delle mura, dove c'è un enclave protestante e unionista. Qui è un tripudio di Union Jack e bandiere lealiste, che sventolano in ogni dove. Marciapiedi, lampioni, idranti, tutto è marchiato con i colori della corona britannica. Scendiamo nel Bogside, ammiriamo i bellissimi murales che ricordano alcuni tragici momenti del conflitto nord-irlandese. Oltre ai murales sono ben visibili le targhe e i monumenti ai caduti durante quegli anni, tra cui il memoriale ai martiri della “Bloody Sunday”. Veramente toccante.

Rientriamo in Éire e ci fermiamo a visitare il Grianán of Aileac, un ciclopico forte di pietra e continuiamo poi per Inishowen. Anche qui optiamo per un bed and breakfast e ne troviamo uno veramente carino, abitato da un simpatico e grassoccio cagnetto, nel villaggio di Greencastle. La signora ci accoglie con una bella merenda a base di the e biscotti. Nel pomeriggio faccio un giro per la penisola, raggiungendo Malin Head, il punto più settentrionale dell'intera Irlanda. Qui visitiamo la curiosa Wee House, la caverna di un venerabile santo celtico, e i resti di una chiesa in riva all'oceano. La Inishowen Peninsula è bellissima, al contrario del resto del Donegal, ha un paesaggio collinare, molto dolce. Dalle sue coste è possibile vedere di notte, le luci dell’Ulster.

Il giorno dopo ripartiamo in direzione Ulster: Giant's Causeway e Belfast. Dalla Inishowen Peninsula prendiamo un traghetto e arriviamo in pochi minuti direttamente sulla sponda dell'Ulster, dove sorge il carcere di massima sicurezza di Magilligan Point, gran parte dell'area è off-limits. In Ulster l’atmosfera cambia radicalmente: passiamo da quella festosa e gioiosa tipica dell'Irlanda a una percepibile cappa di tensione. Imbocchiamo la prima cittadina, Coleraine, e subito siamo accolti da un posto di blocco formato dai Land Rover corazzati delle truppe inglesi, in completo assetto da combattimento. E' impressionante, agli angoli delle strade dei cecchini ci seguono attraverso i mirini dei loro fucili di precisione. Il tutto è abbastanza inquietante. Passiamo Portstewart e ci fermiamo a visitare le rovine del castello di Dunluce.

Arrivati alla bellissima Giant's Causeway, ci fermiamo e scendiamo per ammirare queste fantastiche formazioni di basalto. Formatesi durante antichissime eruzioni vulcaniche, sono colonne dalla forma esagonale, alte anche una decina di metri. Le abbiamo già viste a Staffa, in Scozia, l’anno prima, Lo spettacolo è incredibile e merita una sosta. Riprendiamo il viaggio in direzione Belfast. Dopo una passeggiata nel centro cittadino dall'architettura vittoriana, completamente rimesso a nuovo, andiamo nuovamente alla ricerca delle testimonianze della storia recente di questa città che si incrocia ovviamente con la storia dell’Irlanda del Nord.

Come a Derry, ma in modo molto più visibile e amplificata, Belfast vive la divisione politica e religiosa tra le comunità cattolico-irlandese e protestante-lealista attraverso la suddivisione in quartieri e ghetti, separati da muri di cemento armato, metallo e reticolati. Ironicamente questi muri sono chiamati Peace Lines. Camminiamo verso West Belfast e arrivamo a Falls Road, il feudo cattolico. Il quartiere è molto popolare, ci sono diversi bambini che giocano nelle viuzze laterali.

Dietro ogni angolo ci sono i leggendari murales che hanno come tema l’Irlanda unita, l’esercito repubblicano irlandese e i patrioti morti per la causa, per i quali ci sono alcuni monumenti commemorativi. Agli incroci delle stade sono fermi i mezzi blindati della polizia, pronti a intervenire. A qualche centinaio di metri di distanza, c'è Shankill Road, la roccaforte protestante, fedele alla corona britannica e covo dei gruppi paramilitari lealisti. L'alto muro che divide i due quartieri è attraversato in alcuni punti da dei valichi, che vengono chiusi di notte con delle porte di metallo.

In ogni dove ci sono telecamere e antenne, tutta la zona ha subito nei decenni passati una forte militarizzazione. Entrando in Falls Road non si può non notare la lugubre torre, la Divis Tower, dalla quale in passato la polizia sorvegliava i quartieri cattolici. A pomeriggio inoltrato, ripartiamo verso sud, Mario infatti non vuole dormire in Ulster, allora rientriamo in Irlanda e puntiamo sulla Valle del Boyne.

Arriviamo a Slane che sono già le sette di sera e per fortuna troviamo un bellissimo bed and breakfast: il San Giovanni. Si tratta di una bella villa con parco, dotata di camere pulite e luminose. Gli anziani proprietari sono dei devoti di Padre Pio e spesso si recano a San Giovanni Rotondo, in Italia, in pellegrinaggio. La mattina successiva la dedichiamo alla visita del sito archeologico di Brú na Bóinne, un’area della valle del fiume Boyne, dove è possibile visitare un esteso complesso con oltre cinquanta monumenti costruiti nel periodo Neolitico da un’antichissima civiltà preceltica.

Visitiamo con una guida le tombe a tumulo di Newgrange e di Knowth, dette più comunemente tombe a corridoio. Lo scopo preciso dei tumuli non è certo, probabilmente avevano uno scopo funerario o forse avevano uno scopo religioso legato al culto del sole. A Newgrange, durante i giorni del solstizio d'inverno, un raggio di sole penetra nella tomba e illumina tutto il corridoio fino alla camera morturaria al centro del tumulo. I tumuli sono circondati nel loro perimetro da enormi pietre decorate con motivi celtici a losanga e a spirale. La visita è molto interessante e la valle del Boyne è un luogo incantato, immerso nelle dolci e verdi colline irlandesi, popolate da attenti cani da pastore che tengono in riga gli indisciplinati ovini.

Questo per noi è l'ultimo giorno in Irlanda. Per terminare la nostra vacanza abbiamo poi deciso, visto che al San Giovanni non c’è posto per fare due notti, di passare l’ultima notte a Malahide, una località turistica di mare che si trova dieci chilomtri a nord di Dublino, comoda soprattutto per arrivare all’aeroporto. Anche a Malahide ovviamente ci siamo permessi un bel bed and breakfast con vista sul mare e anche qui, i proprietari sono molto cortesi e simpatici. Trascorriamo il pomeriggio passeggiando in questa bella cittadina di mare e rilassandoci nel parco dell’omonimo castello. Abbiamo trascorso in questa terra magica, diciotto giorni perfetti, visitando praticamente tutto il visitabile, chiudendo a cerchio un giro perfettamente organizzato. L'Irlanda e la sua gente ci hanno dato tanto e rimarranno nei nostri cuori. Slàinte!

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domenica 6 aprile 2008

Nuova attrezzatura

Siamo quasi agli sgoccioli, venerdì abbiamo fatto la penultima lezione del nostro corso Open Water Diver. La lezione di teoria è stata molto interessante, in parte dedicata a nozioni metereologiche e oceanografiche, in parte di biologia marina. In acqua abbiamo ripassato alcune procedure di emergenza e la gestione della galleggiabilità. Come sempre il tempo è volato! Abbiamo cambiato pizzeria... i gestori di quella precedente se ne approfittavano un pochino! Ma torniamo a noi invece... sabato mattina siamo andati finalmente a ritirare tutta la nuova attrezzatura!

Innanzitutto i due acquisti più importanti: i computer e le mute semi-stagne. Abbiamo preso un paio di Scubapro Uwatec Aladin Prime, due computer abbastanza completi ma non troppo complessi per noi che siamo alle primissime armi. Come mute semi-stagne, Mara si è trovata molto bene con una Cressi Atlantis, un modello appena uscito, mentre io mi sono fatto una Scubapro Nova Scotia. Abbiamo acquistato guanti da 3,5 mm della Cressi, calzari da 5 mm della Scubapro e pinne con cinghiolo Scubapro Kinetix. Io ho scelto poi maschere della Cressi, per me il modello Matrix e per Mara quello Lince. Abbiamo concluso con gli aereatori Scubapro Nexus e con una nuova cintura portapiombi per Mara. Abbiamo speso una discreta cifretta... e non vediamo l'ora di testarli!

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giovedì 3 aprile 2008

Nel Gaeltacht, dal Kerry al Connemara

E’ il giorno della gita alle isole Skellig. Le Skelling sono isolotti scogliosi al largo della costa del Kerry. Il più piccolo si chiama Little Skellig, è disabitata, chiusa al pubblico e praticamente non ha approdi, questo fa in modo che sia diventata un riserva naturale di particolar valore dal punto vista ornitologico. E’ la casa di più di ventimila sule, che imbiancano completamente lo scoglio con il loro piumaggio. Le acque intorno Little Skelling sono l’habitat di foche grigie e altri mammiferi marini. L’altra isola, Skellig Michael o Great Skelling conserva un antico sito monastico ed è interamente popolato da dei buffi e simpatici volatili: i pulcinella di mare, ribattezzati puffini dal loro nome in inglese puffins. Su Great Skelling c’è anche un faro e un piccolo eliporto. Anche quest’isola è comunque disabitata ed è diventata patrimonio dell’UNESCO. L’accesso è severamente regolamentato ed è possibile solo quando le condizioni dell’Atlantico lo permettono. Prima di imbarcarci a Portmagee, facciamo la colazione dalla nostra signora, parcheggiamo la nostra Punto al porto e cerchiamo la nostra barca.

Ogni barca può portare al massimo dodici persone e le imbarcazioni autorizzate per l’escursione alle Skellig sono solo dieci. Troviamo la nostra barca, capitanata da un ruvido lupo di mare gaelico. La barca che ci porta alle Skellig è piccola e dopo un breve appello, il capitano ci fa vestire di tutto punto con delle robuste cerate. Ci sono circa una decina di persone, tra cui una famigliola di italiani che fa molto chic e non impegna, arrivata chiaramente in ritardo. Il bambino di neanche dieci anni parla già inglese, il padre virilmente rifiuta la cerata e sprezzante resta con il suo giubbetto di jeans, notiamo in lui un certa rassomiglianza con l’attore George Clooney. Partiamo e dopo qualche ordine in un gaelico misto inglese... Mario viene subito messo dal capitano alla guida della barca per uscire dalla baia! E mentre si preoccupa di preparare la barca per la lunga e avventurosa traversata, Mario ci guida brillantemente fuori dal porto. Usciti dalla baia, iniziano le onde, ragazzi che onde!

L’Atlantico è discretamente vivace! Dietro alle nostre spalle possiamo vedere le altre imbarcazioni… con le prue che per l’impatto con il moto ondoso, prendono angolazioni quasi verticali! Il nostro amico George comincia uno show impagabile. In preda a un colossale mal di mare, si rotola dalla murata alla coperta della tolda della barca e comincia a rimettere la cena della sera prima e la colazione della mattina… che schifo! In un attimo è completamente bagnato fradicio, avendo sdegnosamente rifiutato la cerata offerta dell’esperto marinaio celtico, mentre i flutti dell’oceano gli sferzano impetuosamente la faccia! Ormai il tutto sta assurgendo a dimensioni epiche, il viaggio, l’oceano, l’eroe! Il bambino prodigio che aveva esordito con un “Oh my god!” si stringe impaurito tra le braccia della madre. Io e Mario, bastardissimi, ce la ridiamo per tutto il tempo.

Dopo circa quaranta minuti di navigazione arriviamo in prossimità delle Skellig, lo spettacolo è bellissimo. Sbarchiamo velocemente su Great Skellig e l’imbarcazione riprende il largo per non rischiare di essere frantumata sugli scogli dalle onde. Ci arrampichiamo sullo scoglio lungo un irto sentiero e iniziamo la salita fino al sito monastico, costruito sulla sommità dell’isola. I curiosissimi puffini ci accolgono, sbirciandoci e saltando fuori dai loro nidi sotterranei. Il monastero è formato da singole celle, a forma di alveare, costruite interamente in pietra a secco. Del resto la pietra è l’unico materiale da costruzione presente. Il sito è molto ben tenuto, considerando che da ormai tredici secoli è disabitato, e conserva intatto il suo fascino ascetico e la sua aura mistica. Sembra di essere ai confini del mondo, incredibile! Dopo un breve trekking sul resto dell’isola, scendiamo all’approdo, raggiungiamo la nostra barca e riprendiamo la navigazione puntando su Little Skellig.

Circumnavighiamo l’isolotto e vicino a una grotta riusciamo a vedere le foche. Sbarchiamo a Portamagee nel primo pomeriggio e ritroviamo al porto la Punto carica di tutti i nostri bagagli. Ripartiamo risalendo la penisola di Iveragh e proseguiamo il nostro viaggio nella contea del Kerry passando sull’altra penisola, quella di Dingle. Le spiagge che si susseguono sono lunghissime e di sabbia molto fine. Incredibile non sembra nemmeno di essere in Irlanda. E’ una bella giornata di sole, ci sistemiamo in un bellissimo campeggio ricoperto di trifogli. Andiamo in punta alla penisola per ammirare le isole Blasket e per visitare alcuni forti dell’età del ferro con le casette a forma di alveare. A Dingle ceniamo in un bellissimo pub, dove riusciamo ad assistere anche all’esibizione di un bel gruppo folkloristico irlandese. Grazie ai trifogli dormiamo divinamente.

Ripartiamo verso nord, ma facciamo una breve sosta sulle lunghe spiagge che danno sull’Atlantico, alle nostre spalle si erge il monte Brendan, che prende il nome da uno dei più importanti santi irlandesi. Ci fermiamo a Tralee per fare due passi. A Tarbert prendiamo il traghetto per attraversare l’estuario dello Shannon, il fiume più lungo d’Irlanda. Dopo una breve traversata, approdiamo sulle rive della contea di Clare. Lungo la strada facciamo una sosta in un paesino sull’oceano, dove ci divoriamo un enorme e buonissimo panino. Riprendiamo la nostra strada e dopo pochi minuti vediamo il magnifico panorama naturale che rappresenta la prima destinazione della giornata: le maestose Cliffs of Moher, spettacolari scogliere a picco sull’oceano.

Passeggiamo sul suo costone e ci affacciamo sullo strapiombo di un centinaio e passa di metri, sdraiandoci sul bordo roccioso per ammirarne l’altezza e soprattutto per non farci scaraventare nel baratro dal fortissimo vento.Siamo completamente stregati e rapiti. Incredibile! Arriviamo a Doolin nel tardo pomeriggio e Mario non trova più il portafoglio. Temiamo il peggio, se lo abbiamo perso passeggiando sulle Cliffs of Moher sarà impossibile ritrovarlo. Ma ferma un attimo! Già sulla via del ritorno accompagnati dai peggiori incubi, a Mario viene in mente che ha pagato il parcheggio uscendo, quindi il portafoglio è sicuramente in macchina. Ops… ci ho appoggiato sopra la mastodontica guida della Rough Guide!

Nel campeggio di Doolin facciamo la conoscenza di una simpatica famigliola neozelandese, che sta girando in camper l’isola di smeraldo. Il capofamiglia, dalle fiere fattezze maori, mi consiglia dove piazzare la tenda in modo da avere il maggior riparo dal vento. Vicino a Doolin è possibile visitare il Burren, un’enorme e selvaggio plateau calcareo, ricco di siti megalitici e archeologici. Sembra un paesaggio lunare.Il giorno dopo ci imbarchiamo su un vaporetto con destinazione le isole Aran. Le Aran Island: sono un gruppo di tre isole nella baia di Galway, noi visitiamo solo quella più grande, Inis Mór. Decidiamo di non portare i bancomat e le carte di credito, partiamo solo con quaranta euro. Cavoli ci siamo dimenticati che sulle Aran dobbiamo affittare le biciclette per girare e oltre a pagare l’affitto bisogna lasciare la cauzione. Restiamo solo con alcuni spiccioli, con i quali riusciamo a far colazione nel principale villaggio dell’isola, Kilronan. Pazienza, cominciamo a girare con la mountain bike.

Le isole sono formate, così come il Burren, di materiale calcareo. Sull’isola principale si trovano diverse fortificazioni risalenti all’età del ferro, per fortuna riusciamo a visitare il Dún Aengus, spettacolare forte a picco sull’oceano, dove Mario ovviamente si emoziona e fa testamento! Il vento soffia fortissimo, l’Atlantico scaglia le sue onde contro la scogliera alta quasi cento metri, la giornata è limpida. Ci sentiamo in comunione con Madre Terra e Padre Oceano! Tra l’altro bisogna dire che alla cassa, non avendo abbastanza soldi per due biglietti, troviamo una simpatica ragazza irlandese che, mossa a compassione, ci fa pagare il biglietto per studenti. Questi irlandesi sono veramente gentili. Sulle Aran, ma anche in diverse zone dell’ovest irlandese è facile incontrare questo tipo di costruzioni, risalenti al passaggio dal periodo Neolico all’Età del Bronzo.

Si tratta di forti, dún in gaelico significa fortificazione, circondati da larghe mura di protezione. Costruiti interamente in pietra a secco, erano abitati da piccole comunità neolitiche. Proseguiamo nel nostro giro, pedalando tranquillamente e ci imbattiamo in una colonia di pigre foche grigie che prendono il sole distese sugli scogli. Che meraviglia! L’isola è molto selvaggia, leggermente ondulata, è percorsa da chilometri e chilometri di muretti a secco di pietra calcarea. Praticamente non ci sono alberi e arbusti. Ci dirigiamo ai forti interni, il Dún Eochla, vicino al quale sorge il faro di Inis Mór, e al Dún Eoghanachta. Dopo una bella pedalata su uno sterrato raggiungiamo il Dún Dúchatair, chiamato anche Forte Nero, dove le formazioni calcaree la fanno da padrone e sembra di passeggiare sulla Luna, con la differenza che l’oceano blu si apre sotto di noi.

Sono le 16.00 e decidiamo di tornare verso il villaggio, il traghetto passa a prenderci per le 17.30. Ridiamo le biciclette e recuperiamo la nostra cauzione così ci possiamo regalare una meritata merenda, gironzoliamo per il paese e i suoi negozietti dove possiamo ammirare gli Aran sweater, maglioni di lana con disegni che variano a seconda delle famiglie del posto. A proposito, sulle Aran, tutte le indicazioni e i cartelli sono in gaelico: buona fortuna! Passata l’ultima notte a Doolin, ci rimettiamo in strada alla volta di Galway, prima però facciamo una deviazione lasciando la costa, la nostra meta è il sito monastico di Clonmacnoise, nella contea di Offaly. Il sito è ormai un discreto rudere e sorge sulle rive dello Shannon. Ci aspettavamo qualcosa di più, sicuramente abbiamo apprezzato di più il sito di Glendalough.

Riprendiamo la strada e finalmente siamo a Galway, coloratissima cittadina di mare, con innumerevoli e chiassosi turisti. Galway ci accoglie con i suoi artisti di strada e le sue oreficerie che vendono il claddagh. Per chi non lo sapesse il claddagh è la fede irlandese: un anello con il disegno di due mani che si uniscono e sorreggono un cuore con una corona. Questo motivo ha un significato ben preciso: amore, amicizia e lealtà. Da Galway ripartiamo sempre in direzione nord, inoltrandoci nella bellissima e selvaggia regione del Connemara. Ci fermiamo a Clifden, dove troviamo e acquistiamo i nostri claddagh in argento e oro: un regalo di Mario. Risaliamo la costa immersi in un bellissimo paesaggio fatto di paludi a destra e oceano a sinistra. La giornata è un tantino novembrina e anche grazie a questo il Connemara assume un fascino tutto particolare. Le distese di torba sono a perdita d’occhio.

Allunghiamo l’itinerario seguendo la strada lungo la costa, punteggiata da una rigogliosa brughiera, dobbiamo fare benzina e ci fermiamo in un benzinaio, dotato di una sola pompa, che svolge anche le funzioni di meccanico, negozio di alimentari e pub. Ne approfittiamo per andare in bagno ed entriamo nel pub, all’interno ci accoglie un forte aroma di malto, per nulla fastidioso. Vicino al bancone alcuni vecchietti sbevazzano le loro Guinness, il gestore parla con qualcuno al telefono, ma non sta parlando inglese! Sembra una parlata uscita da un racconto di elfi tolkieniani, sta parlando in gaelico! Ecco la vera essenza dell’Irlanda! Verde, verde ovunque, oceani in burrasca, cieli plumbei e soprattutto la gente d’Irlanda! Fiera, indomita, umile, gentile, semplice.

In serata arriviamo in un minuscolo paesino, Letterfrack, formato da un incrocio di due strade e qualche casa. Adocchiamo un campeggio in riva all’oceano, dove però non ce la facciamo proprio a sistemarci. L’umidità si insinua nelle ossa, il vento è gelido e l’oceano impetuoso. Troviamo lungo la strada un bed and breakfast carino ed economico, gestito da un signore che pare un lepricano. I lepricani, per chi non lo sapesse, sono dei folletti, degli gnomi, tipici del folklore e della tradizione celtico-irlandese. Sono spesso stereotipati come dei buffi e barbuti ometti alti meno di un metro, con una giacca a falde color verde smeraldo, cappello a tricorno, panciotto di lana, pantaloni alla zuava, calze al ginocchio e scarpe con fibbie d'argento. Facciamo veramente fatica a capire il signor Lepricano, perchè giustamente parla un inglese mischiato da fortissimi influssi del gaelico, la sua lingua natale. Finalmente dopo dieci giorni di campeggio, un meritato bed and breakfast. Non riusciremo più a farne a meno fino alla fine del viaggio, causa anche l’inclemenza del tempo. La camera e il nostro bagno sono nuovissimi e approfittiamo al volo del prezzo irrisorio, solo venti euro inclusa colazione. Davanti a noi, oltre una brughiera c’è l’oceano, mentre alle nostre spalle ci sono i confini del Connemara National Park. Mentre mi preparo per la cena, Mario guarda nel soggiorno della casa una partita di hurling, uno dei virili sport nazionali irlandesi, e curioso come al solito tenta di farsi spiegare le regole del gioco dal signor Lepricano.

Ceniamo come sempre in un bel pub, questo però ha la particolarità di avere appeso alla pareti moltissime foto di anonimi patrioti e famosi protagonisti, come il leggendario Michael Collins, della drammatica lotta per la libertà del popolo irlandese contro il dominio britannico. Veramente interessante e suggestivo. L’itinerario prevedeva che a questo punto saremmo dovuti andare verso Achill Island, ma il tempo stringe, quindi decidiamo di tagliare questa parte di itinerario e puntiamo dritti sulla cittadina di Donegal nell’omonima regione.

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martedì 1 aprile 2008

Éire, la magia celtica

Il viaggio in Irlanda nell’estate del 2004 lo ricordo ricco di sensazioni positive, luoghi indimenticabili ed esperienze piacevoli. E’ stata un’estate non molto calda a tratti piovosa. Non avevo molta voglia di andare al nord, avrei preferito scaldarmi le ossicine al sud, tipo in Spagna. Ma Mario ci teneva tantissimo e devo dire che alla fine ha avuto ragione. L’Irlanda si è rivelata bellissima, non lo avrei mai detto, ma mi è piaciuta addirittura più della Scozia. I paesaggi sono molteplici e differenti, il verde è ipnotico, i villaggi pittoreschi e le avventure fatte tantissime. Ovviamente le pecore pascolano in ogni dove: facce nere e facce bianche. La maggior parte dei castelli e dei siti monastici è diroccata, ma questi posti conservano intatti il loro lato mistico e sacrale. In alcune zone dell’ovest dell’Irlanda, il cosiddetto Gaeltacht, si parla ancora il gaelico e in alcune zone le indicazioni sono solo ed esclusivamente in gaelico. Vi assicuro che non è stato facile, ogni tanto ci è capitato di perdere la strada!

Atterriamo a Dublino con volo Ryanair alle ore 17.00, dopo essere transitati dall’immancabile Londra. Ci accoglie una bella giornata di sole e cielo azzurro. Abbiamo prenotato una camera in un bed and breakfast vicino ai giardini botanici, a circa quindici minuti a piedi dal centro. Appena arriviamo c’è subito un inconveniente, la nostra camera non è libera, c’è stato un disguido e allora ce ne danno un’altra ad un prezzo inferiore. La nuova sistemazione è orribile, la camera è zozza, il letto non ve lo racconto nemmeno, il bagno è minuscolo con il lavandino che sembra debba cadere da un momento all’altro. Ne io ne Mario diciamo niente, è la prima volta che ci capita, non vogliamo soffermarci su questa cosa per non rovinarci da subito l’impatto con l’Irlanda, ma vi assicuro che la camera, dietro la cucina, è veramente disgustosa. Ci passeremo purtroppo tre notti.

Dublino si rivela una cittadina piccola, con un bel centro storico e delle belle vie commerciali pedonali, le casette sono color pastello e basse. Visitiamo subito il complesso del Trinity College: all’interno della sua bellissima biblioteca è conservato un prezioso manoscritto miniato: il Libro di Kells, risalente al IX secolo a opera dei monaci irlandesi. Ammiriamo il Dublin City Hall, le Four Courts e il Grand Postal Office, il leggendario GPO, che fu teatro della Sollevazione di Pasqua del 1916, uno degli ultimi tentativi falliti da parte del popolo irlandese di liberarsi del dominio britannico.

Il giorno dopo piove a dirotto, visitiamo i resti del Dublin Castle, il National Museum, con interessanti reperti del passato celtico dell’isola, la Chester Beatty Library e il quartiere di Temple Bar, dove assaporiamo una vera Guinnes nel Temple pub. Nel pomeriggio ci rechiamo a vedere gli stabilimenti della Guinness. Dall’esterno gli impianti sono architettonicamente interessanti, hanno un fascino da archeologia industriale. Dentro però sono una vera delusione, ci aspettavamo di trovare