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martedì 6 maggio 2008

Il lago di Como e i suoi scorci

Sabato scorso siamo stati a Como per vedere la mostra di pittura “L’abbraccio di Vienna” in svolgimento a Villa Olmo, approfittando poi della bella giornata abbiamo deciso di inforcare il Barone Rosso e di andare anche a Bellagio a fare un salutino a Dario. Con questo ennesimo giro sul Lario in moto posso dire che il Lago di Como è stato esplorato in tutti i suoi angoli, scorci e valli. Siamo partiti da Monza con calma, per l’ora di pranzo. Prima tappa la mostra. Per fortunata non abbiamo trovato troppa confusione e nessuna fila da fare alle casse. La mostra espone opere di diversi periodi dell’arte mitteleuropea: Barocco, Biedermaier, Belle Epoque, Secessionismo, Espressionismo viennese. I massimi esponenti della mostra sono Klimt e Schiele; tuttavia sono presenti pochissimi loro quadri, la mostra è dedicata ad artisti minori o comunque sconosciuti al grande pubblico.

Dopo la mostra, interessante tutto sommato, ci siamo premiati con una bella pizza sulla passeggiata di Villa Geno, direttamente vista lago. Verso le tre di pomeriggio ci siamo diretti a Bellagio, risalendo la bella strada del lago che da Como porta alla rinomata località turistica. L’appuntamento con Dario è per le quattro e puntuali abbiamo parcheggiato il Barone direttamente nella bella piazza del paese.Lo scopo della visita è quello di poter visitare il Grand Hotel Villa Serbelloni, dove Dario lavora come maître al ristorante dell’albergo: il Mistral. Ovviamente siamo rimasti estasiati dal luogo: il lusso vero e proprio. Al ritorno abbiamo deciso di fare una strada diversa e ci siamo inoltrati nel cosiddetto triangolo lariano.

Si può idealmente scomporre il bacino del lago di Como in tre zone: il ricco e florido ramo di Como, il brullo e selvaggio ramo di Lecco e il triangolo lariano. In moto lo abbiamo praticamente girato tutto negli anni passati, quasi sempre con la moto, scoprendo borghi che si affacciano sul lago e valli che si aprono tra le sue montagne. Sul ramo di Como, oltre alla splendida e omonima città, è doveroso ricordare località incantevoli come Cernobbio, Laglio, Argegno, Lenno e la tremezzina, Menaggio, Domaso e Dongo. Si tratta di bellissimi borghi ed eleganti paesini che si affacciano sul lago, circondati da suntuose ville e imbarcaderi, dove si può passeggiare tra le viuzze acciottolate e le splendide piazzette e degustare la cucina del luogo in trattorie e ristoranti. Come dimenticare poi la misteriosa isola Comacina, che però non abbiamo ancora visitato!

Sul ramo di Lecco, oltre all’operosa e sobria elegante cittadina con il suo bellissimo lungo lago, bisogna sicuramente ricordare Varenna, Bellano con l’Orrido e Colico. Il triangolo lariano è ricco di luoghi particolari, soprattutto quelli che si affacciano sul ramo di Como. Tra questi si annoverano Torno, Blevio, Lezzeno, la montana Civenna, ma soprattutto la famosa e internazionale Bellagio con il borgo di San Giovanni. Bisogna poi ricordare le valli del Lario: la Valsassina, la Val d’Intelvi che si collega con il lago di Lugano, il Pian del Tivano e la Vallassina, famosa per la salita del Ghisallo e il suo santuario dedicato alla Madonna dei ciclisti, ma anche per le sorgenti del fiume Lambro. Chiuderei ricordando la sagra dei Crotti a Stazzona, che si svolge ogni anno nel mese di Agosto.

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venerdì 25 gennaio 2008

Tra lago e montagne

Ed ecco un altro bel giro in moto, fatto la passata primavera tra la Valsassina e il Lario. Una bella domenica calda e soleggiata, inforchiamo la nostra Harley-Davidson, il leggendario Barone Rosso, e via alla volta del Lago di Como. Girare sulle provinciali che costeggiano il lago è veramente molto rilassante, a noi piace parecchio, i paesaggi sono bellissimi, il traffico è praticamente inesistente o comunque contenuto, i paesini che si affacciano sul lago molto romantici e piacevoli, e soprattutto si raggiunge facilmente senza dover fare l’autostrada, tanto odiata da Mario.

Arrivati a Lecco ci inerpichiamo su per la Valsassina, prima tappa la mitica bottega alimentari AlVa di Balisio per un micro spuntino e per acquistare qualche delicatessen locale tipo il taleggio e la slinzega, una piccola bresaola da mangiare al taglio. AlVa è un caratteristico negozio di alimentari che vende prodotti tipici locali, sulla provinciale all’inizio della valle. Ci si può fermare per fare acquisti o solo per fare uno spuntino: pizzoccheri, polenta, salsiccia, un buon bicchiere di vino rosso vengono venduti al momento e si possono consumare, se il tempo lo permette, nelle panche di pietra nel parchetto adiacente il negozio. Riprendendo il nostro percorso notiamo che la natura si è risvegliata dopo un inverno tuttavia mite e girare per le stradine di montagna respirando un pò di aria sana è veramente bello, lo sguardo spazia dalle verdi vallate alle montagne che sovrastano la valle.

L’ora del pranzo si avvicina, la fame si fa sentire e decidiamo di cercare un agriturismo. Il primo in cui ci fermiamo è veramente bello, un’azienda agricola, ma purtroppo è tutto pieno. Il secondo è anche lui un’azienda agricola, molto più piccolo, e troviamo subito posto. Fanno tutto loro, i prodotti sono quelli del loro orto e del loro allevamento di caprette, infatti i piatti sono tutti a base di formaggio e carne dell’ovino in questione. Mangiamo piacevolmente sistemati su delle panche all’aperto sotto il portico di casa loro. E’ tutto buonissimo. Purtroppo alla fine il conto di rivela un po’ salato, ma fa niente, è una bella giornata e siamo qui per godercela.

Alle 15.00 ci rimettiamo in moto e decidiamo di valicare il massiccio delle Grigne e scendere sul lago di Como all’altezza di Varenna. Facciamo una breve sosta per ammirare il lago dall’alto e poi ripartiamo verso il paesino sul lago. A Varenna parcheggiamo la moto nella piazza principale e ci dirigiamo per le strette viuzze verso il lungolago. Varenna è una bel paesino di lago, con un bel porticciolo, degli ottimi locali e bar dove rifocillarsi. Dopo un gelato, una bella passeggiata e dopo aver ammirato Bellagio che si trova sulla punta del promontorio che divide i due rami del Lario, decidiamo di rimetterci in moto e tornare a casa. Brum Brum!

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giovedì 13 dicembre 2007

Engadina e Grigioni, tra terme e fonduta

Un paio di anni fa, per la precisione durante il weekend di Ferragosto del 2005, abbiamo deciso di fare un raid motociclistico per le valli dell’Engadina, per quello che sarebbe stato il nostro primo viaggio in moto sulla media-lunga distanza. L’occasione è quella di provare “intensamente” la moto che Mario ha acquistato qualche mese prima: Harley Davidson 883 rossa fiammante, battezzata da subito Barone Rosso, o più amichevolmente il Baronetto.

Partiamo la mattina bardati di tutto punto, a nostro modo di vedere (torneremo poi su questo punto)… il tempo è un pò bigio, minaccia pioggia. Decidiamo di fare la strada del lago di Como, quella della sponda comasca, la West Coast insomma, optando per la vecchia Regina che attraversa tutti i paesini, più lenta e tortuosa ma certamente più panoramica e con meno traffico. Ci fermiamo ad Argegno per fare colazione in un bar… la seconda della giornata, un po’ come gli Hobbit di tolkieniana memoria. Ripartiamo e arrivati al Trivio Fuentes puntiamo le nostre forcelle in direzione Valchiavenna. Poco dopo Chivenna entriamo nel Canton Grigioni, Svizzera, e iniziamo la salita verso il Passo del Maloja. Il Baronetto avanza sicuro, sbuffa, scoppietta, sputacchia, ma è un treno inarrestabile e guadagna il passo di slancio con tutto il suo carico!


Entriamo finalmente in Engadina e dopo aver attraversato diversi paesini, Sils, Silvaplana, Champfèr e costeggiato tre laghi, arriviamo nell’aristocratica ed elegante Sankt Moritz. Aristocratica, elegante e anche un po’ bauscia aggiungerei. Meteorologicamente parlando nel frattempo, sembra che la situazione sia notevolmente migliorata. Ci rifocilliamo con una calda zuppa di carote e roesti, un tipico piatto della cucina svizzera a base di patate grattugiate, a cui vengono aggiunti pancetta, formaggio e altro in base ai gusti e ai voleri di chi lo mangia. Un giro a piedi per la cittadina e poi ripartiamo inoltrandoci sempre più nell’Engadina, passando per Samedan e Zernez, fino ad arrivare a Scuol, la nostra destinazione nel cuore del Canton Grigioni.

Durante il viaggio, complice probabilmente il copioso brunch-merenda elvetico appena divorato, riesco a schiacciare un pisolino in moto con grande irritazione da parte di Mario. Il Canton Grigioni è il più grande e il più orientale dei ventisei cantoni che compongono la Confederazione Elvetica. L’Engadina è la valle più estesa del cantone e trovandosi incastonata in mezzo alle Alpi è una meta turistica molto rinomata e ricca di località famose per la pratica degli sport invernali. La peculiarità di questa regione è il trilinguismo, unico caso all’interno della Svizzera. Le lingue parlate sono il tedesco, l’italiano e il romancio, una lingua neolatina parente del ladino, utilizzato nell’area dolomitica italiana.


Dopo esserci rilassati un momento in albergo e aver fatto quattro passi in paese, andiamo spediti al centro termale. Le terme sono divise essenzialmente in due parti, i bagni romano-irlandesi, ai quali si può accedere solo su prenotazione e vestiti solo di una toga romana, e la zona termale con le diverse piscine, al chiuso e all’aperto, e con le saune e i bagni turchi. La vista che si gode dalla grande vasca esterna spazia sulle Alpi Retiche e le foreste di conifere sui versanti montagnosi. E’ un vero spettacolo!


Belli riposati e rilassati, la sera ceniamo all’aperto, grazie alla temperatura mite e ci divoriamo una fonduta al formaggio. Per il giorno successivo abbiamo prenotato il percorso completo alle terme romano-irlandesi. Rispetto alle piscine e alle saune pubbliche è molto più rilassante e piacevole. C’è pochissima gente, il percorso è programmato per non trovarsi in più di 4 nello stesso ambiente. Passiamo attraverso saune di varie temperature e piscine termali a diversa gradazione. Dopo essere stati massaggiati a dovere da due matrone teutoniche, veniamo avvolti in teli caldi e soffici e ci rilassiamo nell’area chill-out su lettini soffici riscaldati dal sole, il tutto sempre davanti al maestoso panorama delle Alpi.

Nel pomeriggio ci giriamo il paesino, formato da casette con i muri decorati con dipinti tipici delle aree alpine, cascate di gerani dominano i balconi e i davanzali delle finestre. La sera ci regaliamo una cenetta in un romantico ristorante dove mangiamo molto bene. La mattina della partenza per il rientro a casa ci svegliamo e piove. In moto è un vero disastro, eravamo convinti di essere armati di tutto punto e invece siamo partiti come due sprovveduti: niente tuta antipioggia, niente guanti, niente scarpe adatte. Prendiamo acqua e tanto freddo, le mani di Mario sono violacee, anche se siamo a metà Agosto, il termometro segna 5 gradi. Alle fine dopo aver galoppato per tutta l’Engadina e parte della Valchiavenna, veniamo accolti dal sole che scalda il lago di Como, lasciandoci la pioggia alle spalle, felici della nostra prima esperienza in moto.

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mercoledì 5 dicembre 2007

Pizzoccheri on the wheels


Ormai da tempo è diventata una tradizione per noi dedicare una giornata ai piaceri della tavola in quel della Valtellina, più precisamente in un agriturismo arroccato sopra i paesi di Grosio e Grosotto, sulla strada che s’inerpica tra gli alpeggi sotto il Passo del Mortirolo, che divide Valtellina e Valcamonica. Quest’anno abbiamo deciso di approfittare del ponte del 1° Maggio e di fare un bel giro con la nostra Harley-Davidson Sportster 883, il Barone Rosso.

Si parte da Monza e arriviamo a Lecco percorrendo le provinciali. Ripartiamo puntando a nord e decidiamo di optare per la strada panoramica che costeggia il lago di Como, piuttosto che la veloce superstrada, molto trafficata e praticamente quasi tutta in galleria. Dopo aver fatto una breve tappa a Mandello del Lario per porgere omaggio alla gloriosa Moto Guzzi, puntiamo su Colico.

La giornata è limpida e l’aria frizzante, i paesini del lago si susseguono sonnacchiosi fino ad arrivare al Trivio Fuentes, dove iniziano Valtellina e Valchiavenna. Facciamo una tirata fino a Tirano per un caffè e per sgranchirci le zampe. Per mezzogiorno arriviamo finalmente al nostro agriturismo, il Gufo, e subito ci accomodiamo nell’ampia sala, sedendoci vicino al camino. Il posto è carino, molto genuino, la vista sulla valle è splendida, il cibo… come dire… è sublime. E’ possibile mangiare anche all’aperto, ma noi abbiamo sempre mangiato dentro… io sono un po’ freddolosa. Al piano superiore ci sono anche un paio camere che bisogna prenotare con largo anticipo, infatti non troviamo posto e quindi decidiamo di dormire in un Bed & Breakfast a Bienno in Valcamonica.

Il menù tipicamente valtellinese è composto da:

Tagliere di salumi e sottaceti
Sciat su letto di lattughino e sottaceti,
Pizzocheri
Carni varie alla griglia
Tagliere di formaggi di produzione dell’agriturismo
Torta della casa
Caffè e ammazzacaffè

Vino rosso della casa a volontà!

Il tutto per la modica cifra di 20 euro a persona. Scontato ma doveroso dirlo, è tutto buonissimo.

Dopo un pranzo pantagruelico, ci alziamo verso le quattro del pomeriggio circa, inforchiamo Il Barone Rosso e dopo aver valicato il Mortirolo, scendiamo dalla parte camuna della montagna e diamo gas al nostro potente bicilindrico di Milwaukee in direzione lago d’Iseo. Ci fermiamo a visitare il Parco delle Pitture Rupestri, molto interessante, peccato che Mario si trascini per i massi, il coma alimentare è alle porte.

Arriviamo a Bienno nel tardo pomeriggio e con nostra grande sorpresa, scopriamo che si tratta di un bellissimo borgo medioevale. Il Bed & Breakfast si trova esattamente all’interno di una corte nel centro del borgo. Parcheggiamo la moto e andiamo a fare un piccolo giro di ricognizione. Il borgo è incantevole, tutto vicoli e piazzette, pieno di cortili e corti, spesso si incontrano vecchie fontane a cui è possibile abbeverarsi. Troviamo anche un mulino ad acqua molto pittoresco. Nei secoli passati era conosciuto per l’arte della metallurgia e la produzione di utensili e di armi. In serata decidiamo di non cenare, il pranzo è ancora in fase digestiva), facciamo quindi due passi con gelato e caffè. Il giorno dopo ripartiamo in direzione casa, fermandoci per una breve sosta a Lovere.


Lovere è il classico paesino di lago, piccolo e colorato. Dopo aver fatto uno spuntino scegliamo di percorrere la vecchia strada della sponda bergamasca. Questa sponda del lago d’Iseo è a tratti selvaggia e la strada che l’ attraversa è stretta, tortuosa e a strapiombo sul lago, ma il traffico è praticamente inesistente. La manetta del gas è appena aperta, i giri del motore sono al minimo, la nostra Harley borbotta sommessamente e noi ci godiamo il panorama lacustre con il cucuzzolo del Monteisola che svetta alla nostra sinistra. Il tempo sta cambiando e non promette niente di buono, decidamo allora di rimetterci in strada per il ritorno e riusciamo ad arrivare a casa appena in tempo per scampare il temporale.

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