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venerdì 28 marzo 2008

Hasta Luego Fuerteventura!

Terminati i tre giorni del nostro corso di surf, abbiamo passato il nostro ultimo giorno a Fuertenventura in totale relax tra le sabbie di Flagbeach, vicino a Corralejo. La settimana è passata in fretta, ma è stata molto intensa. Abbiamo visitato gran parte dell’isola e l’approccio al surf è stato fantastico, personalmente non vedo l’ora di buttarmi ancora tra le onde con una tavola. Abbiamo conosciuto diverse persone, tra cui vorrei ricordare il mitico Mauro di No Work Team e Michele, il leggendario e mistico Nittalope. Grandi persone, speriamo di rivederle presto. Abbiamo poi salutato a malincuore Spagnolita, la nosta gatta canaria.

Menzione speciale all’Avenida di Corralejo, una trattoria a conduzione famigliare consigliataci da Mauro. Dopo esserci andati una sera per provare, ne siamo diventati affezionati e affamati clienti! L’Avenida è un po’ imboscata rispetto alla gran parte dei ristoranti e locali, molto da turistoni, presenti nella zona del porticciolo o lungo la via principale di Corralejo. Nonostante tutto è sempre piena e bisogna pazientare qualche minuto al bancone, sorseggiando un’ottima Tropical o una fresca sangria. Il tempo passato in attesa diventa un’occasione per scambiare due parole con gli altri commensali in attesa, veramente spassoso. Il servizio è spartano ma veloce, i piatti sono una delizia e sempre serviti in generosissime porzioni. Noi ne abbiamo approfittato ordinando praticamente sempre pesce, pescato in giornata.

La gran grigliata di pesce ci ha messo a durissima prova, e Mauro ci ha detto che normalmente il piatto per due persone viene ordinato quando si è in quattro. Mara è letteralmente impazzita per i gamberi all’aglio… veramente prelibati! Lo staff dell’Avenida è molto simpatico, in sala sono tutti ragazzi molto giovani con i quali abbiamo creato un rapporto molto cordiale, tanto che alcune volte, Pepe, il boss del ristorante, ci ha fatto passare davanti agli inglesoni in attesa! Dimenticavo… la cuenta finale si è sempre aggirata tra i 15 e 18 euro a testa, compresa di birre varie, caffè e il ron y miel, un dolcissimo rum al miele, servito come chupito e decorato con una spruzzatina di panna montata.

Veniamo a noi… avrete capito sicuramente che Fuerteventura ci è piaciuta. Si, è vero, l’isola ci è entrata nel cuore. Le nostre aspettative, dopo questo approccio, che non è stato superficiale come si potrebbe credere, non sono state disattese… Quindi? Abbiamo finalmente trovato la nostra Atlantide? Diciamo che potrebbero esserci delle buone possibilità… rimanete sintonizzati!

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mercoledì 26 marzo 2008

Spagnolita

Mi definisco una gattara, amo questi meravigliosi felini da sempre e ne sono ricambiata. Mercoledì scorso eravamo tranquilli nel nostro appartamento al villaggio Oasis Duna a Fuerteventura. Doccia e preparativi vari per la cena, erano circa le 19.00. Si affacciano due occhi verdi giada e una coda e quattro zampe tabby. Ebbene si, una bellissima miciona mi guarda sorniona dal terrazzino ed entra in salotto dalla porta finestra. Miagola e si struscia, adocchia il frigorifero e salta sulla cucina. Credo voglia mangiare. Purtroppo non abbiamo nulla ma del resto come pensare che saremmo stati adottati da una micia spagnola! Nel villaggio è presente una colonia felina, ben tenuta, pulita e sterilizzata. Abbiamo riconosciuto quattro gatti ma chissà... forse ce n’è qualcuno in più. La mattina seguente la miciona torna a trovarci: lo sapevo dovevo comprare qualcosa al supermercato.

Alle 15.00 dopo il corso di surf andiamo al supermercato e compro, oltre che a uno spuntino per noi, delle scatolette gourmet per la nostra gatta spagnola, battezzata per l’occassione Spagnolita. Al solito orario torniamo al villaggio e incrociamo subito la piccola che Mario a fatica riesce a convincere a seguirci. Però... che strano sembra diversa, più piccola, con il pelo più corto e pare anche zoppicare. Entra in casa, si accomoda, mangia la sua scatoletta felice e poi si accoccola tra me e Mario sul divano e comincia un concerto di fusa. Dopo circa un quarto d’ora entra dalla porta finestra un altro gatto… silenzioso, sornione… ma è lei! La nostra Spagnolita! Non quella che abbiamo portato in casa! La piccola si incazza, ribattezzata Zuppidda, comincia a soffiare e scatta un pestaggio. Mario interviene e le manda fuori dall’appartamento. Le due micie si rincorrono e si ringhiano. Dopo circa venti minuti la nostra Spagnolita torna da noi ed esige la sua razione di pappa.

Da quella sera fino a domenica mattina Spagnolita è venuta a trovarci due volte al giorno tutti i giorni, mattina e sera. Ci ha fatto compagnia, si è accomodata sul divano o direttamente sul letto, ci ha fatto le fusa e noi in cambio l’abbiamo nutrita. Con rammarico domenica mattina l’abbiamo salutata e speriamo che trovi altre due persone gattare come noi che si prendano cura di lei e degli altri gatti del villaggio. La cosa che più mi colpisce è come i felini e le bestie in generale riconoscano gli umani a cui affidarsi sicuri di essere amati. Hasta luego Spagnolita!

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martedì 25 marzo 2008

Go Surfing!

Today is the day! Quale miglior giorno per iniziare ad avvicinarsi al surf se non un mercoledì, il nostro mercoledì da leoni! Facciamo un passo indietro... sono sempre stato affascinato dalla forza, dal movimento, dalla forma delle onde. Sono creature liquide, essenza stessa dei mari e degli oceani. Impazzivo di gioia quando ragazzino, andando in spiaggia, scoprivo che cavalloni di schiuma bianca galoppavano imbizzarriti verso la battiggia. Il bagnetto quotidiano diventava per me un'avventura, quasi una sfida in cui mi facevo cullare o molto più spesso strapazzare dalle onde.

Ma torniamo a noi dopo questa nostalgica digressione, facendo invece un passo avanti, ma non troppo... un paio di estati fa, più precisamente nel 2006, durante un lungo tour del Midi francese, abbiamo passato qualche giorno sulla costa basca, tra Biarritz, Anglet e San Sebastian. Qui ho visto onde spettacolari, cavalcate dai surfisti e sono rimasto fulminato, ripromettendomi di provare al più presto il surf. Quel presto si è dilatato fino a diventare un paio di anni e ora, dopo aver trascinato anche Mara in questa mia nuova fissazione, eccomi qui a 35 anni suonati, ad approcciarmi al surf!

Puntuali ci ritroviamo davanti alla sede di Homegrown alle dieci di mattina con quelli che saranno i nostri compagni di corso per i prossimi giorni, arriva anche Oscar, un ragazzo olandese che sarà il nostro istruttore, su di una poderosa Land Rover e carica gli "allievi", metre noi automuniti seguiamo il fuoristrada. Dopo aver raccolto qualche altro partecipante per strada, arriviamo finalmente alla spiaggia, El Burro, il nostro spot della giornata.

Il gruppo è formato da me, Mara, una simpatica coppia di ragazzi inglesi, Henry e Susan, la sportivissima viareggina Christina, una coppia di ragazzi di Alghero, Nicoletta e Angelo, e un ragazzo tedesco. Alcuni sono già dei praticanti ed escono al largo per prendere le onde più impegnative. Oscar inizia a spiegare i primi rudimenti a noi pivelli, ci illustra le correnti presenti e dopo un breve riscaldamento a base di stretching, ci buttiamo in acqua, attrezzati di muta, leash e di tavola da surf... of course!

L'obiettivo della giornata è quello di riuscire a prendere l'onda partendo da fermi e saltando sulla tavola, il tutto chiaramente restando nella schiuma e restando sdraiati. E una vera goduria! Il tempo passa velocissimo e Oscar ci invita a provare ad alzarci sulle braccia, restando sempre stesi sulla tavola. Diventa leggermente più difficoltoso, dato che bisogna controllare maggiormente la tavola. Dopo un paio d'ore, la marea inizia a salire e diventa difficoltoso per noi, total beginners, riuscire a prendere le onde. La prima lezione è finita, l'entusiasmo è alle stelle.

Giovedì il nostro istruttore è Leire, una ragazza basca, e del gruppo del giorno prima non c'è più nessuno, salvo Nicoletta, dato che i più esperti, sono andati in uno spot diverso con Oscar. Noi torniamo nello spot del giorno precedente, l'oceano è calmo e i set di onde sono intervallati da lunghe attese. Riscaldamento e via, siamo in acqua.

Oggi invece cercheremo di prendere l'onda stando già in posizione sulle tavola e soprattutto vogando come dannati! Tutta la giornata sarà scandita dal "paddle, paddle, paddle" di Leire, che ci spiega anche come alzarci dalla tavola, il take off. Facile a dirsi, un altro paio di maniche è l'esecuzione del movimento! Quasi tutti i timidi tentativi messi in atto vengono malamente abortiti. Come sempre il tempo vola e quando la stanchezza inizia a farsi sentire, usciamo dall'acqua, concludendo così il nostro secondo round.

Venerdi cambiamo spot e sempre con Leire andiamo a El Cotillo, ritroviamo a lezione anche Henry e Susan. Qui la musica è leggermente diversa, l'ondazza del Cotillo fa paura, un fronte unico, lungo quasi come tutta la spiaggia e alto quasi un paio di metri! Ma all'onda vera e propria, manco ci avviciniamo... ci limitiamo a surfare nella schiuma, anche se la potenza dell'onda infranta ci solleva come dei fuscelli e ci fa acquistare delle velocità inusitate.

Purtroppo dopo i primi quindici minuti di esercizio in acqua, inizio a sentire un dolorino ai muscoli delle braccia e delle spalle... frutto di tutto l'esercizio del giorno prima. Cerco quindi di non forzare e ogni venti, trenta minuti, esco per rilassarmi. Riesco anche ad alzarmi dalla tavola e mantenere l'equilibrio forse per... un secondo? Fa niente, me ne frego, sono felice lo stesso perchè in questi tre giorni ho scoperto finalmente il surf e vi dirò... mi piace, mi piace tantissimo, e non vedo l'ora di continuare ad apprenderlo!

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sabato 22 marzo 2008

Verso Jandía e Morro Jable

Martedì, il nostro terzo giorno a Fuerteventura, lo impieghiamo in una lunga scorribanda verso il sud dell'isola. Le strade sono senza traffico, in un attimo superiamo Puerto del Rosario e l'aeroporto e puntiamo su El Castillo de la Caleta de Fuste. Dopo qualche minuto in auto vediamo uno scempio urbano, una colata di cemento che si realizza in una serie infinita di villette a schiera ha ricoperto le colline alle spalle di Caleta de Fuste, mentre a ridosso della spiaggia sorgono giganteschi complessi alberghieri. Per qualche chilometro, il paesaggio non è più quello al quale siamo stati abituati fino ad ora, l'isola selvaggia e deserta ha lasciato il posto a un guazzabuglio di espressioni architettoniche e urbane prodotte dal più becero turismo di massa all-inclusive, qui nella sua versione british. Un vera schifezza!

Dedichiamo giusto un quarto d'ora a Caleta de Fuste e poi riprendiamo il nostro viaggio verso sud. Lungo la strada facciamo una deviazione a Pozo Negro, una località marina dominata da una nerissima spiaggia formata da grossi ciotoli lavici. La strada lascia la costa e prosegue all'interno dell'isola, rivediamo l'oceano prima di La Lajita, siamo quasi in vista della lunghissima Playa de Sotavento e di Costa Calma, ma facciamo un'altra deviazione verso La Pared. Attraversiamo quindi il brullo istmo che divide la penisola di Jandía dal resto dell'isola, infatti questo è il punto più stretto di Fuerteventura, e arriviamo in un attimo alla costa nord. La Pared è un sonnacchioso paesino che non ha niente a che vedere con quanto visto a El Castillo, addirittura la strada d'accesso è sterrata e in un primo momento la salto, costringendomi poi a un'azzardata manovra su di una strada a strapiombo per tornare indietro. Presto è chiaro da dove origini il nome di questa località... la lunga spiagga si trova sotto un'alta falesia, una vera e propria parete! Questo è uno dei pochi spot surfistici della parte meridionale di Fuerteventura e La Pared ha diversi surfshop che testimoniano questo.

Torniamo indietro e ci ritroviamo sulla strada principale, dopo aver passato l'urbanizzazione di Costa Calma con la sua distesa di mulini eolici, la voglia di fare un bagnetto e di passare qualche oretta in spiaggia si fanno sentire e mentre cerchiamo un accesso alla Playa de Sotavento, la più grande di Fuerteventura ci ritroviamo in autostrada! Più che di un'autostrada si tratta di una strada a scorrimento veloce, anche questa praticamente deserta. Usciamo alla Boca del Mal Nombre e troviamo una bellissima e riparata spiaggetta, dove passiamo un paio d'ora in assoluto relax. L'acqua dell'oceano è fresca e ci invoglia a fare il bagno e a giocare con le onde.

La destinazione finale del nostro viaggio a sud è Morro Jable, qui dovremmo incontrarci con Michele, il leggendario Nittalope! Michele è ormai a Fuerteventura da più di un anno e lavora in un complesso alberghiero. Grande persona, vi consiglio vivamene di fare una visita al suo blog, Il Nittalope, di cui trovate il link nella sezione qui a fianco. Nel primo pomeriggio arriviamo a Morro Jable e mando un sms a Michele, intanto ci incamminiamo verso il faro che sorge sulla spiaggia del Matorral. L'area che si trova tra la strada e la spiaggia vera e propria è uno spazio naturale protetto, che viene periodicamente inondato dall'oceano e prende il nome di Saladar de Jandía. Mi squilla il cellulare, è Michele! Ci dà il benvenuto e... scopriamo che Morro Jable, il paese, è qualche chilometro più a sud! La zona dove siamo ora è quella dove sorgono gran parte degli alberghi e dei residence. Torniamo all'auto e nel giro di qualche minuto arriviamo al Morro.

Incontriamo finalmente Michele, puntuale come uno svizzero, e lo accompagnamo a fare colazione, dato che si è svegliato da poco perchè ha fatto un turno notturno all'hotel. Tra una chiacchera e l'altra mi fa scoprire una chicca che nel resto della vacanza diventerà una costante: el leche y leche. Si tratta di una tazzina da caffè, simile a quella utilizzata da noi per il cosidetto marocchino, in cui viene versato un dito di latte condesato e sopra un caffe, generesamente macchiato di latte. Ottimo!Il tempo di fare una passeggiata sul paseo di Morro Jable, dopo aver salutato Michele, ripartiamo per il lungo viaggio verso Corralejo. Ci sarebbe piaciuto arrivare fino al minuscolo paesino di Cofete con le sue strepitose spiagge, passando per la Punta de Jandía, ma per arrivarci ci vuole circa un'ora di sterrato e ormai si è fatto tardi. Grazie di tutto Michele, speriamo di rincontrarci presto! E domani... s'inizia il corso di surf!

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mercoledì 19 marzo 2008

Tra Corralejo e Betancuria

Il nostro secondo giorno ci svegliamo presto e andiamo a testare la megacolazione a buffet prevista e le nostre aspettative non vengono certo disattese: bacon, uova, salsicce, fagioli, pomodori, salumi, formaggio, funghi, peperoni, biscotti, brioches, dolci. Un robusto breakfast è proprio quello che ci vuole per affrontare la nostra intensa giornata. Prendiamo la macchina e decidiamo di fare un primo tour dell’isola, guidati dalle nostre sensanzioni e dal nostro istinto. Prima tappa è il villaggio di El Cotillo, dove notiamo che ci sono diversi cantieri aperti, che rovinano il paesaggio. Spettacolare è l’omonima spiaggia che si estende a sud ed è dominata dalla torre del Tostón, la cui funzione era quella di avvistamento e difesa dai pirati. La spiaggia è deserta, c’è solo una surfschool con un paio di allievi, distesi sulle loro tavole nella schiuma creata dalla potente onda che si chiude su tutto il fronte della battigia. Restiamo ipnotizzati e in soggezione davanti a questo spettacolo della natura, non sapendo che dopo qualche giorno sarebbe toccato a noi affrontarlo.

Andiamo a vedere anche l’altra spiaggia dalla parte opposta rispetto al paese e da qui proseguiamo fino al faro de Tostón a Punta de la Ballena. Il paesaggio è mozzafiato, davanti a noi c’è l’oceano con le sue possenti onde, a sinistra l’imponente faro e a destra il deserto lunare. La strada procede su di uno sterrato, ma optiamo per tornare indietro e continuare la nostra gita verso sud. Passiamo per La Oliva, cittadina all’interno dell’isola. Diamo un’occhiata veloce alla Casa de los Coroneles, una costruzione adibita anticamente a caserma e oggi sede di mostre e attività culturali. Riprendendo la via, ne approfittiamo per far benzina, un litro di benzina verde costa tra gli 80 e gli 85 centesimi di euro, non male! Ci fermiamo a fare qualche foto al Tindaya, il monte sacro di Fuerteventura, sulla cui somma si trovano centinaia di antiche incisioni. Facciamo una breve sosta anche al mirador che da sulla Valle de Santa Inés e su quella dove sorge Betancuria, l’antica capitale dell’isola.

Anche qui la vista è eccezionale e nel parcheggio del mirador facciamo la conoscenza con un cagnetto, che si rilassa al sole. Non capiamo se il cucciolotto è stato abbandonato oppure abiti in qualcuna delle casette sparse sul versante verso Betancuria. La bestiola è in ottime condizioni, con un pelo lucente e pulito, tutti segnali che farebbero pensare per il meglio, ma il dubbio, mentre ripartiamo con la macchina, resta.

Ci fermiamo a Betancuria per sgranchirci le gambe e mangiare un gelato. Il villaggio è molto pittoresco, costituito da un insieme di casette bianche raccolte sul fondovalle, molto verde rispetto al resto dell’isola. Ci sono anche un piccolo museo e una chiesetta visitabili. Continuiamo a puntare verso sud, la meta finale di questo primo tour conoscitivo è finalmente decisa! Il relitto dell’American Star… o meglio, quello che ormai ne rimane!

L’American Star era una nave crociera ormai in disarmo che naufragò nel Gennaio del 1994 mentre veniva rimorchiata. Prima di partire mi sono ben documentato sulla posizione del relitto, praticamente arenato sui banchi di sabbia della Playa de Garcey e raggiungibile tramite uno sterrato, deviando dalla strada per Pájara. Arrivati all’altezza della località La Vega de Rio Palmas, ci fermiamo a un altro mirador e veniamo assaliti da un’orda di famelici scoiattoli in cerca di cibo. E’ incredibile sono così abituati alla presenza umana che quasi si arrampicano sulle gambe. Ma non si accorgono che un gigantesco e maestoso corvo nero li osserva… in attesa. Siamo in dirittura d’arrivo, sulla strada principale vediamo una specie di mulattiera con un cartello di legno che indica Playa de Garcey. Dopo circa trenta minuti di sterrato e aver sbagliato direzione una volta, finalmente arriviamo!

Dall’alto vediamo quello che resta dell’American Star, un insieme di lamiere che emergono a malapena, sferzate dai flutti oceanici. Il luogo è selvaggio e brullo, la spiaggia è circondata da un’alta falesia, ci siamo solo noi… Rientriamo quindi verso la North Shore passando per Pájara, Tuineje, Antigua, Puerto del Rosario e poi su, verso Corralejo. Approfittando della bella giornata e del sole ancora alto, ci fermiamo in spiaggia all’interno del Parque Natural de Corralejo, un pezzo di Sahara trasportato fino a qui dal vento, che in questa zona tira fortissimo! Troviamo rifugio in un riparo fatto di pietre laviche, una curiosa via di mezzo tra un nuraghe sardo e un dún gaelico.

Di queste bizzarre architetture è costellata gran parte della costa sabbiosa intorno a Corralejo: questi ripari sono stati probabilmente costruiti negli anni, da volonterosi turisti, in modo da creare dei veri e propri bunker naturali, che fornissero riparo dal vento e dalla sabbia. Tra l’altro, essendo costruiti con rocce e sassi lavici, non hanno nessun tipo di impatto ambientale, al contrario di due mostruosi complessi alberghieri che rovinano completamente il paesaggio. Facciamo anche un bagnetto, indossando le maglie di lycra… l’acqua è un po’ fredda e la corrente molto forte. Davanti a noi c’è la Isla de Lobos, un’isolotto disabitato che fa parte del Parco Naturale delle Dune di Corralejo. La spiaggia è deserta, salvo qualche sparuta coppia di anziani naturisti.

Rientriamo a Corralejo e proviamo a cercare i dive centers che Mara aveva precedentemente contattato, nell’evenienza di fare un corso sub a Fuerteventura. Andiamo prima da Punta Amanay e chiediamo informazioni sulle attività di snorkeling a Los Lobos che loro organizzano, poi al Dive Center Corralejo, dove veniamo calorosamente accolti dal Señor Miguel, che ci mostra tutto l’attrezzatissimo centro. Stanchi dell’ormai lunga giornata torniamo al nostro residence e ci prepariamo per la cena. La sera torniamo verso il centro di Corralejo e sulla strada ci fermiamo in un negozio che espone l’insegna No Work Team. Mi ricordo che mio fratello anni fa aveva una t-shirt con quella scritta e quindi incuriositi entriamo. Si tratta di un negozio di surfwear gestito da un ragazzo italiano, Mauro, un milanese amante del windsurf e del surf, trapiantato a Fuerteventura fin dal lontano 1986. Mauro si dimostra una persona aperta, simpatica e cordiale, ci riempie di dritte e di consigli e il suo negozio sarà un punto di riferimento per il resto della vacanza.

Concludiamo la giornata cenando a La Marquesina e memori dell’errore strategico della sera precedente, prendiamo gamberi all’aglio, come antipasto “leggero”, e come portata principale fritto misto per me e un bel calamarone alla griglia per Mara. Dimenticavo… dopo il “pacco” ricevuto ieri, l’argomento dibatutto durante i nostri viaggi in auto è stato relativo a quali corsi frequentare. Fuerventura è un paradiso degli sport acquatici con la tavola: surf, kitesurf, bodyboard e windsurf. Sarebbe un peccato ripartire senza aver provato una di queste attività… alla fine l’ha spuntata il surf! Come da idea originaria, mercoledì inizieremo un corso di tre giorni con gli istruttori di Homegrown!

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martedì 18 marzo 2008

Fuerteventura, l'isola del vento

Domenica atterriamo in perfetto orario all’aeroporto di Puerto del Rosario, Fuerteventura, Isole Canarie. La nostra vacanza ha inizio! Finalmente, aspettavamo con ansia ed eccitazione questo momento ed eccoci qui. Ritiriamo i bagagli, andiamo al desk della compagnia di autonoleggio e prima di prelevare l’auto dal parcheggio, ci facciamo un bocadillo jamón y queso, giusto per calmare la fame dato che sui voli Iberia da Milano e successivamente da Madrid non hanno offerto nessun tipo di snack o bevanda, barboni!La nostra macchina è una Volkswagen Fox bianca, con condizionatore e servosterzo, di più non si poteva prendere per una settimana di noleggio alla modica cifra di 107 euro. Sabato ho chiamato Tazio della Beachbums Surfhouse, tutto confermato!

Mi ha spiegato come raggiungere un punto di facile accesso, nella zona di Villaverde, a nord, dove verrà poi lui a prenderci. Usciamo dell’aeroporto e superata l'urbanizzazione di Puerto del Rosario procediamo a nord, percorrendo la strada che lambisce la costa est di Fuerteventura. Rimaniamo subito incantati dai paesaggi, sembra di essere sul set di un film spaghetti-western oppure di essere atterrati sulla Luna o su Marte. Fuerteventura è di origine vulcanica e a perdita d’occhio si estendono strati di colate laviche, ormai solidificate, fuoriuscite dalle decine di vulcani e caldere spente che costellano il territorio dell’isola. I colori vanno dal nero al beige, passando per tutte le tonalità del marrone, unica eccezione sono il blu dell’Atlantico e l’azzurro del cielo.

La vegetazione scarseggia alla grande e salvo qualche arbusto rinsecchito, si vedono solo piante di aloe vera, cactus e qualche rara palma. La strada è nuova, senza traffico, è un piacere guidare e con il finestrino abbassato ci godiamo il tepore irradiato dal sole. Arriviamo a Corralejo, il più importante centro urbano nel nord dell’isola, e continuiamo in direzione de La Oliva, fino ad arrivare a Villaverde nel punto dove abbiamo l’appuntamento. Chiamo Tazio al cellulare, suona libero e scatta la segreteria. Riprovo dopo cinque minuti e lascio un messaggio… nelle successive due ore, chiamo il personaggio in questione una decina di volte, lasciando altri due messaggi, ma il tipo non richiama e non si presenta all’appuntamento! Proviamo anche a cercare il suo bed & breakfast, ma l’impresa si rivela ardua.

Siamo decisamente delusi, ma non ci perdiamo d’animo, anche se in tantissimi anni che viaggiamo per tutto il mondo, un pacco del genere non ci era mai capitato! E fortunatamente non avevamo cacciato una lira! Complimenti! Giriamo la macchina e torniamo a Corralejo, puntiamo sull’ufficio del turismo ma sfortunatamente è chiuso. Quindi che facciamo? Scatta la classica tattica degli Atlantidei, si batte il territorio fino a trovare un adeguato riparo per la notte! Al primo colpo ci va bene, nel senso che in questo residence sono al completo ma ci indirizzano verso altri tre dove provare.

Nel primo in cui andiamo, l’Oasis Duna, facciamo centro. Veniamo accolti dal simpatico receptionist, Esteban, che ci fa preparare la camera, anzi l’appartamento, e nell’attesa notiamo che nel villaggio ci sono diversi gatti, ma questo sarà il tema di un post successivo. Dopo il tempo di rilassarci un attimo e di fare la doccia, andiamo a fare un giro per Corralejo. Praticamente la cittadina si sviluppa intorno alla strada principale che porta poi alla zona vecchia antistante il piccolo porto. Ci sono molti ristoranti, bar, pub, caffè, pizzerie, gelaterie e locali in genere, non mancano poi surfshop, tra cui ne adocchiamo uno chiuso dal nome Homegrown, e negozi stile duty free, questi per via del fatto che le Canarie godono di un particolare regime fiscale. Corralejo non è molto grande e dopo un’ora che ci si avventura nelle sue vie, si può dire di conoscerlo ormai perfettamente.

Arriva l’ora di cena e scegliamo una trattoria marinara, Gregorio el Pescador, un po’ fuori dal classico passaggio turistico. Ordiniamo una bella paella mista, ma per placare l’appetito divoriamo un piatto di papas arrugadas servite con salsa de mojo rojo y verte. Il mojo è un tipico condimento delle isole Canarie a base di peperoncino, pepe, coriandolo, cumino, e peperoni rossi o verdi, da cui il colore della salsa. Arriva infine la paella, che viene portata direttamente sulla tavola, nella tipica padella di cottura bassa e larga. Quasi sazi di pane e patate, dobbiamo affrontare una porzione di paella praticamente per quattro persone! Mara da forfait dopo qualche mestolata, io tento di resistere ma alla fine getto la spugna e mi arrendo anche io, l’immensa paella ha vinto!

Intanto fuori esplodono i fuochi artificiali per festeggiare la fine del periodo del Carnevale canario. Ci avviamo quindi sulla via del ritorno, quando vediamo che il surfshop Homegrown è aperto! La curiosità è troppo forte, entriamo e scopriamo che anche loro organizzano corsi di surf! Un ragazzo fiammingo, molto gentile e affabile, di nome Robien, ci spiega come funzionano i corsi e come sono organizzati. Alla fine, dopo un buon quarto d’ora, noi usciamo dal negozio, titubanti sul da farsi, vista la fregatura appena ricevuta in giornata…

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sabato 8 marzo 2008

Hasta luego!

Abbiamo finito di cenare da poco, abbiamo lavato i piatti e ci siamo premiati con un coniglio di cioccolato al latte Lindt. Pomeriggio abbiamo fatto i bagagli ed è stato strano infilare pinocchietti, top e infradito in valigia. Sono riuscita a fare un salto anche in Rinascente e ho acquistato un bikini nero. Giro di telefonate per salutare parenti e amici. Cosa succede?

Come non avete capito? Si parte! Domani ore 06.00 mammina passa a prenderci e ci accompagna a Linate, ore 08.15 volo Iberia per Madrid e due ore dopo coincidenza per Fuerteventura. Una settimana di mare e sole con corso di surf incluso. Ahi ahi ahi l'equilibrio!

Hasta luego!

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venerdì 1 febbraio 2008

Verso Fuerteventura

Domenica abbiamo prenotato il volo per la nostra Atlantide Perduta. Faremo una settimana, dal 09 al 16 Marzo. Purtroppo abbiamo avuto un piccolo inconveniente, il volo Iberia che abbiamo individuato è salito di 50,00 euro, da 270,00 a 320,00. Argh… abbiamo aspettato giusto un paio di giorni e il fato ci ha punito. Va be... pazienza, non andremo di certo in rovina, anche se sono i 100,00 euro, tondi tondi, in budget per l’affitto della macchina.

Abbiamo allertato anche Taz del Beachbums Surfhouse, un bed and breakfast per surfisti che si trova all’interno di Fuerteventura, dove ci stabiliremo per una settimana e dove avremo modo di imparare i primi rudimenti del Surf. Sarà una bella settimana intensa, così ci ha avvertiti Taz. L’acqua dovrebbe essere ancora fredda ma il clima dovrebbe essere buono, siamo pur sempre a 100 km dal Nord Africa. Cavoli proveremo a surfare, ancora non ci credo. Ce la faremo? Io non ho molto equilibio, avrei preferito infatti il kitesurf, giusto perché con il kite hai le mani impegnate con la vela.

Ma comunque va bene così, non si può fare tutto. Iniziamo con il surf e poi vedremo, magari torneremo la prossima estate e ci stabiliremo nel Sud dell’isola e cercheremo qualche scuola di kitesurf. Zio G ricordati che se Fuerteventura sarà la nostra Atlantide dovrai seriamente pensare di seguirci. Hasta luego.

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lunedì 26 novembre 2007

In rotta per Atlantide


Stiamo salpando dalle Colonne d'Ercole, mollando gli ormeggi della nostra barca, la direzione é conosciuta, Atlantide continente perduto.

Dobbiamo fissare però la nostra rotta, dato che sarà lunga e perigliosa, volete far parte del nostro equipaggio?

Seguiteci allora, soffermandovi prima su questa poesia di Pablo Neruda...



Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
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