E’ sabato mattina, giornata strepitosa, primaverile, finalmente niente sciarpa, guanti e cappello. Ci dirigiamo alla volta del Brooklyn Bridge, da fare rigorosamente a piedi. Le strade di New York sono percorse da newyorkesi indaffarati a fare footing e correre in bicicletta, è bellissimo guardarli, sono attrezzatissimi.
Dopo una breve visita al famosissimo e ultraripreso Tribunale di New York, ci incamminiamo verso il ponte, una meraviglia, ci sono percorsi pedonali e piste ciclabili, lungo tutto il ponte troviamo dei punti che descrivono la storia della sua costruzione. Arrivati a Brooklyn visitiamo i quartieri di DUMBO e Brooklyn Heights.
Prendiamo la metropolitana e via verso Coney Island, con la ruota, il pontile e le spiagge sull’Atlantico. Il tragitto in metropolitana si snoda per la gran parte in superficie e ci permette di visionare i vari quartieri che si susseguono, molti dei quali, per noi italiani, molto curiosi, come quello degli Ebrei Hassidim, tutti vestiti con colbacco di pelliccia, cappotto nero e riccioli… compresi i bambini.
A Coney Island ci fiondiamo da Nathan’s per assaggiare i tanto decantati hot dog (chimicissimi)… onestamente dopo 1 settimana di hot-dogs non ce la faccio più, vorrei tanto un panino al prosciutto! Mario si compra una t-shirt dei Warriors, come dimenticarli, siamo nel loro territorio.
Andiamo sul lungomare a passeggiare sulla spiaggia, ammiriamo i luna park, ci avventuriamo sul pontile e scattiamo foto su foto. Ci guardiamo intorno e sembra di stare a migliaia di chilometri da Manhattan, si sente parlare solo il russo o comunque lingue dell’est Europa… non a caso, da qualche tempo Coney Island è stata ribattezzata Little Odessa.
9° giorno
Domenica… e cosa si può fare a New York di domenica?
Prendiamo la metropolitana e via verso la mitica Harlem… ebbene si, vogliamo assistere a una messa Gospel. Dopo un rapido giro di ricognizione, scegliamo la chiesa, che poi è un teatro, chiediamo di assistere e subito veniamo accolti e accodati con altri turisti.
La sensazione é bellissima, sono tutti molto gentili, vogliono sapere da dove veniamo, qualcuno dei fedeli ci racconta che é stato in Italia. Cominciano ad arrivare i partecipanti, praticamente tutti di colore, gli unici bianchi sono i turisti. I fedeli sono elegatissimi, le signore hanno cappellini, guanti e scarpe in tinta, gli uomini invece indossano sgargianti completi con camice colorate. Sembra di essere catapultati dentro alla scena della messa del film dei Blues Brothers.
Ci fanno accomodare tra di loro, arrivano alla spicciolata, inizia la messa ma manca il coro gospel! La delusione inizia a serpeggiare, ma a un certo punto entra il coro vestito di rosso e il reverendo, un azzimatissimo e colossale signore che sembra uscito da un film, ci ricarichiamo subito, quelli di prima stavano solo scaldando gli animi, inizia la vera messa, cantata, iniziano i sermoni, cadenzati e urlati, qualcuno del coro cade in una specie di trance estatica, vengono anche ringraziati gli ospiti stranieri.
E’ bellissimo, facciamo la comunione con una piccola ostia e del succo di mirtillo, ci scambiamo il segno della pace, la messa dura quattro ore, ma il tempo trascorre in un lampo, più che una messa è un evento religioso, sociale e artistico! Usciamo più che soddisfatti e contenti.
Ormai è pomeriggio, facciamo un giro nel quartiere, molto affascinante ma decadente, anche se ci stanno lavorando e stanno recuperando un sacco di palazzi storici, tra cui lo storico Apollo Theatre, tempio della musica soul.
Attraversiamo il campus della Columbia University e dopo una veloce visita alla cattedrale in fase di restauro di Saint John the Divine.
E’ ora di tornare al nostro albergo e allora ci infiliamo in Central Park e torniamo verso la 57th facendo la strada tutta a piedi: attraversiamo viali, sentieri, giriamo intorno al Reservoir, il laghetto artificiale costeggiato dalla pista da jogging. Visitiamo il Belvedere Castle, facciamo un giro dove c’è il ristorante e la pista di pattinaggio del South End.
10° giorno
E’ arrivato il momento del Bronx, il tanto temuto e famosissimo quartiere malfamato di New York.
Andiamo a visitare lo Zoo e poi la vera Little Italy, che si trova in Arthur Avenue a Belmont, facciamo merenda in un locale italiano dove conosciamo il proprietario, il simpatico signor Giancarlo, emigrato qui 30 anni fa da Salerno, ci tiene compagnia raccontandoci un sacco di anedotti e ci offre un ottimo caffè espresso.
11° giorno
Ultimo giro per negozi, con shopping da Bloomingdale’s, e per le strade di questa meravigliosa e indimenticabile città.
Nel primo pomeriggio ci avviamo al JFK per prendere il volo intercontinenale che ci riporterà a Londra e poi in Italia.
New York è una città meravigliosa e i newyorkesi sono molto gentili ed educati, se ti trovi in difficoltà sono pronti a darti una mano, se ti vedono leggere una cartina e capiscono che sei un turista si avvicinano e ti chiedono se possono aiutarti.
Dopo l’11 Settembre i controlli sono diventati strettissimi, ovunque: nei musei, agli imbarchi, all'aeroporto, addirittura in qualche building. Bisogna armarsi di pazienza, controllano tutto e tutti, devi toglierti continuamente scarpe e cinture, aprire lo zaino e niente bottigliette d’acqua!
Per mangiare consigliamo i dinners, le porzioni sono gigantesche, con un piatto si mangia tranquillamente in due. Scordatevi però i sapori genuini, risulta tutto un pò chimico e condito con innumerevoli salse. Da Starbucks non esiste un caffè o un the normale, viene tutto arricchito con spezie e panna o altri intrugli non ben identificati. Curiosando in un tipico supermercato, ci si accorge dell' incredibile numero schifezze che ci si può trovare: decine di sciroppi e salse, per non parlare del mitico burro di noccioline. L’odore di cibo accompagna costantemente il visitatore in ogni angolo della città.
Non perdetevi lo shopping, i negozi sono strepitosi, i grandi magazzini come Barney’s e Bloomindale’s da perderci gli occhi. Purtroppo non abbiamo trovato negozi di Manolo Blahnik e Jimmy Cho (ero troppo curiosa), ma i nostri stilisti si sprecano, hanno più di una boutique: Prada, Armani, Valentino, Cavalli, Versace, Furla, Missoni, Gucci, Fendi e via dicendo. Tiffany è praticamente un palazzo di otto piani.
Le librerie sono dei posti dove ti puoi rilassare, bere qualcosa e passare qualche ora lontano dalla pazza folla, magari scaldandoti dopo una giornata passata sgambettando sotto le intemperie. I locali sono tutti surriscaldati, bisogna vestirsi a strati per non rischiare di soffocare.
La rete della metropolitana è immensa, arriva praticamente in ogni angolo della megalopoli, si può viaggiare sia con le tessere magnetiche ricaricabili sia acquistando con le monetine il singolo biglietto, emesso dalle biglietterie automatiche. All’interno della stazione della metropolitana si trovano le waiting area, si tratta di posti dove ci si può sedere e che sono costantemente sorvegliati dalla telecamere. I vagoncini dei convogli sono color argento e tutti hanno dipinti sulle fiancate delle enormi bandiere americane.
I taxi gialli si chiamano alzando la mano a bordo strada, fate attenzione perché si fermano anche lussuose macchine private che sono carissime.
Meravigliosi i grattacieli, si passeggia costantemente tenendo il naso all’insù, per non parlare delle Penthouse, gli appartamenti a più piani costruiti nelle guglie terminali dei palazzi.
Gli americani adorano gli animali, i cani sono ovunque, vestiti di tutto punto, anche di babbucce. I parchi hanno un’area riservata agli amici a quattro zampe, provviste di tutto l'armamentario (che nessuno si porta via) per tenere in ordine e pulito l’ambiente. Raramente si vede un solo cane, sono sempre in coppia, e questo te la dice lunga. Abbiamo avuto la fortuna di vedere, in un paio di occasioni, dei dog sitter che accompagnavano delle orde canine… strepitosi!
I tombini fumano per davvero!
Quando abbiamo prenotato 10 giorni alcuni amici ci hanno preso per pazzi: 10 giorni a New York? Sono troppi! Cosa volete che vi dica… io non riesco nemmeno a immaginare come si possa stare a New York meno di una settimana.
Noi volevamo vedere e fare tutto, volevamo assaporare e gustare ogni momento; ci sono tuttavia delle cose che non siamo riusciti a vedere o a fare: la New York by night, uno spettacolo nei tanti teatri di Broadway, una partita di hockey su ghiaccio al Madison, una capatina nel Queens, una giornata negli Hamptons e molto altro ancora.
Di una cosa siamo certi: torneremo!



