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domenica 2 dicembre 2007

New York New York...


8° giorno

E’ sabato mattina, giornata strepitosa, primaverile, finalmente niente sciarpa, guanti e cappello. Ci dirigiamo alla volta del Brooklyn Bridge, da fare rigorosamente a piedi. Le strade di New York sono percorse da newyorkesi indaffarati a fare footing e correre in bicicletta, è bellissimo guardarli, sono attrezzatissimi.

Dopo una breve visita al famosissimo e ultraripreso Tribunale di New York, ci incamminiamo verso il ponte, una meraviglia, ci sono percorsi pedonali e piste ciclabili, lungo tutto il ponte troviamo dei punti che descrivono la storia della sua costruzione. Arrivati a Brooklyn visitiamo i quartieri di DUMBO e Brooklyn Heights.

Prendiamo la metropolitana e via verso Coney Island, con la ruota, il pontile e le spiagge sull’Atlantico. Il tragitto in metropolitana si snoda per la gran parte in superficie e ci permette di visionare i vari quartieri che si susseguono, molti dei quali, per noi italiani, molto curiosi, come quello degli Ebrei Hassidim, tutti vestiti con colbacco di pelliccia, cappotto nero e riccioli… compresi i bambini.

A Coney Island ci fiondiamo da Nathan’s per assaggiare i tanto decantati hot dog (chimicissimi)… onestamente dopo 1 settimana di hot-dogs non ce la faccio più, vorrei tanto un panino al prosciutto! Mario si compra una t-shirt dei Warriors, come dimenticarli, siamo nel loro territorio.

Andiamo sul lungomare a passeggiare sulla spiaggia, ammiriamo i luna park, ci avventuriamo sul pontile e scattiamo foto su foto. Ci guardiamo intorno e sembra di stare a migliaia di chilometri da Manhattan, si sente parlare solo il russo o comunque lingue dell’est Europa… non a caso, da qualche tempo Coney Island è stata ribattezzata Little Odessa.

9° giorno

Domenica… e cosa si può fare a New York di domenica?

Prendiamo la metropolitana e via verso la mitica Harlem… ebbene si, vogliamo assistere a una messa Gospel. Dopo un rapido giro di ricognizione, scegliamo la chiesa, che poi è un teatro, chiediamo di assistere e subito veniamo accolti e accodati con altri turisti.

La sensazione é bellissima, sono tutti molto gentili, vogliono sapere da dove veniamo, qualcuno dei fedeli ci racconta che é stato in Italia. Cominciano ad arrivare i partecipanti, praticamente tutti di colore, gli unici bianchi sono i turisti. I fedeli sono elegatissimi, le signore hanno cappellini, guanti e scarpe in tinta, gli uomini invece indossano sgargianti completi con camice colorate. Sembra di essere catapultati dentro alla scena della messa del film dei Blues Brothers.

Ci fanno accomodare tra di loro, arrivano alla spicciolata, inizia la messa ma manca il coro gospel! La delusione inizia a serpeggiare, ma a un certo punto entra il coro vestito di rosso e il reverendo, un azzimatissimo e colossale signore che sembra uscito da un film, ci ricarichiamo subito, quelli di prima stavano solo scaldando gli animi, inizia la vera messa, cantata, iniziano i sermoni, cadenzati e urlati, qualcuno del coro cade in una specie di trance estatica, vengono anche ringraziati gli ospiti stranieri.

E’ bellissimo, facciamo la comunione con una piccola ostia e del succo di mirtillo, ci scambiamo il segno della pace, la messa dura quattro ore, ma il tempo trascorre in un lampo, più che una messa è un evento religioso, sociale e artistico! Usciamo più che soddisfatti e contenti.

Ormai è pomeriggio, facciamo un giro nel quartiere, molto affascinante ma decadente, anche se ci stanno lavorando e stanno recuperando un sacco di palazzi storici, tra cui lo storico Apollo Theatre, tempio della musica soul.

Attraversiamo il campus della Columbia University e dopo una veloce visita alla cattedrale in fase di restauro di Saint John the Divine.

E’ ora di tornare al nostro albergo e allora ci infiliamo in Central Park e torniamo verso la 57th facendo la strada tutta a piedi: attraversiamo viali, sentieri, giriamo intorno al Reservoir, il laghetto artificiale costeggiato dalla pista da jogging. Visitiamo il Belvedere Castle, facciamo un giro dove c’è il ristorante e la pista di pattinaggio del South End.

10° giorno

E’ arrivato il momento del Bronx, il tanto temuto e famosissimo quartiere malfamato di New York.

Andiamo a visitare lo Zoo e poi la vera Little Italy, che si trova in Arthur Avenue a Belmont, facciamo merenda in un locale italiano dove conosciamo il proprietario, il simpatico signor Giancarlo, emigrato qui 30 anni fa da Salerno, ci tiene compagnia raccontandoci un sacco di anedotti e ci offre un ottimo caffè espresso.

11° giorno

Ultimo giro per negozi, con shopping da Bloomingdale’s, e per le strade di questa meravigliosa e indimenticabile città.

Nel primo pomeriggio ci avviamo al JFK per prendere il volo intercontinenale che ci riporterà a Londra e poi in Italia.

New York è una città meravigliosa e i newyorkesi sono molto gentili ed educati, se ti trovi in difficoltà sono pronti a darti una mano, se ti vedono leggere una cartina e capiscono che sei un turista si avvicinano e ti chiedono se possono aiutarti.

Dopo l’11 Settembre i controlli sono diventati strettissimi, ovunque: nei musei, agli imbarchi, all'aeroporto, addirittura in qualche building. Bisogna armarsi di pazienza, controllano tutto e tutti, devi toglierti continuamente scarpe e cinture, aprire lo zaino e niente bottigliette d’acqua!

Per mangiare consigliamo i dinners, le porzioni sono gigantesche, con un piatto si mangia tranquillamente in due. Scordatevi però i sapori genuini, risulta tutto un pò chimico e condito con innumerevoli salse. Da Starbucks non esiste un caffè o un the normale, viene tutto arricchito con spezie e panna o altri intrugli non ben identificati. Curiosando in un tipico supermercato, ci si accorge dell' incredibile numero schifezze che ci si può trovare: decine di sciroppi e salse, per non parlare del mitico burro di noccioline. L’odore di cibo accompagna costantemente il visitatore in ogni angolo della città.

Non perdetevi lo shopping, i negozi sono strepitosi, i grandi magazzini come Barney’s e Bloomindale’s da perderci gli occhi. Purtroppo non abbiamo trovato negozi di Manolo Blahnik e Jimmy Cho (ero troppo curiosa), ma i nostri stilisti si sprecano, hanno più di una boutique: Prada, Armani, Valentino, Cavalli, Versace, Furla, Missoni, Gucci, Fendi e via dicendo. Tiffany è praticamente un palazzo di otto piani.

Le librerie sono dei posti dove ti puoi rilassare, bere qualcosa e passare qualche ora lontano dalla pazza folla, magari scaldandoti dopo una giornata passata sgambettando sotto le intemperie. I locali sono tutti surriscaldati, bisogna vestirsi a strati per non rischiare di soffocare.

La rete della metropolitana è immensa, arriva praticamente in ogni angolo della megalopoli, si può viaggiare sia con le tessere magnetiche ricaricabili sia acquistando con le monetine il singolo biglietto, emesso dalle biglietterie automatiche. All’interno della stazione della metropolitana si trovano le waiting area, si tratta di posti dove ci si può sedere e che sono costantemente sorvegliati dalla telecamere. I vagoncini dei convogli sono color argento e tutti hanno dipinti sulle fiancate delle enormi bandiere americane.

I taxi gialli si chiamano alzando la mano a bordo strada, fate attenzione perché si fermano anche lussuose macchine private che sono carissime.

Meravigliosi i grattacieli, si passeggia costantemente tenendo il naso all’insù, per non parlare delle Penthouse, gli appartamenti a più piani costruiti nelle guglie terminali dei palazzi.

Gli americani adorano gli animali, i cani sono ovunque, vestiti di tutto punto, anche di babbucce. I parchi hanno un’area riservata agli amici a quattro zampe, provviste di tutto l'armamentario (che nessuno si porta via) per tenere in ordine e pulito l’ambiente. Raramente si vede un solo cane, sono sempre in coppia, e questo te la dice lunga. Abbiamo avuto la fortuna di vedere, in un paio di occasioni, dei dog sitter che accompagnavano delle orde canine… strepitosi!

I tombini fumano per davvero!

Quando abbiamo prenotato 10 giorni alcuni amici ci hanno preso per pazzi: 10 giorni a New York? Sono troppi! Cosa volete che vi dica… io non riesco nemmeno a immaginare come si possa stare a New York meno di una settimana.

Noi volevamo vedere e fare tutto, volevamo assaporare e gustare ogni momento; ci sono tuttavia delle cose che non siamo riusciti a vedere o a fare: la New York by night, uno spettacolo nei tanti teatri di Broadway, una partita di hockey su ghiaccio al Madison, una capatina nel Queens, una giornata negli Hamptons e molto altro ancora.

Di una cosa siamo certi: torneremo!
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sabato 1 dicembre 2007

The City that never sleeps


4° giorno

Siamo due mattinieri e alle nove siamo già a spasso per la città in modo da non perderci nulla: prima un bel giro ad ammirare gli interni del Chrysler Building e della Trump Tower, poi il Rockfeller Center con la pista di pattinaggio, la Central Station e una pausa a Saint Patrick's Cathedral.

Incredibile ma vero, New York è piena di chiese, cattedrali, sinagoghe e moschee, che si incastrano a meraviglia tra i grattacieli in una sorta di unione tra sacro e profano.

Proseguiamo verso il palazzo dell’ONU e con nostro grande disappunto notiamo l'assenza delle bandiere di tutte la nazioni del mondo che dovrebbero garrire il vento con i loro colori.

Prima però effettuiamo uno stop, che consigliamo a tutti gli amanti dei libri: la Morgan Library, bellissima, con testi e libri antichi in diverse lingue, una meraviglia da ammirare.

Nel pomeriggio ci dedichiamo al Guggenheim Museum, dove l'esposizione temporanea é costituita da una collezione di dipinti spagnoli, dove spiccano Goya, Velasquez e il tenebroso El Greco, che tanto affascina Mario, ma la visita vale la pena solo per la struttura circolare del museo, infatti le collezioni sono in mostra sulla grande rampa a spirale che si srotola in una lunghissima galleria e si visita partendo dall’alto verso il basso.

Usciti dal Guggenheim, a piedi ritorniamo verso l’albergo passeggiando lungo Madison Avenue dove ammiriamo sfavillanti negozi e lussosi magazzini, templi del consumismo e dello shopping nella Grande Mela.

Nel frattempo la nostra fotocamera digitale ci abbandona, ha cominciato a fare le bizze già dal secondo giorno, decidiamo così di comprarne un’altra, e dopo un breve consulto all’Apple Store, dove si può navigare gratuitamente, ci dirigiamo da Staples sulla 57th e grazie al cambio favorevole ci portiamo a casa un’ottima Canon.

5° giorno

MOMA stiamo arrivando!

Il museo è molto bello e ben organizzato, con spazi grandissimi, molto luminoso e arioso, ci si muove benissimo, le collezioni sono stupende, probabilmente tra le più ricche e interessanti per quanto riguarda l'arte moderna. Possiamo ammirare dipinti e quadri tra i più famosi al mondo: Van Gogh, Picasso, Monet, Matisse, Dalì, De Chirico, Warhol, Mondrian, Boccioni, Klee, Kandinsky e moltri altri.

Ma prima di dedicarci all’arte e alla cultura decidiamo di strappare un momento del tutto ludico, con giro da FAO Schwarz, un straordinario e gigantesco negozio di giocattoli, mai visto nulla di simile in Italia.

I dipendenti ci accolgono applaudendo e sorridendo, ringraziano i loro primi clienti, la scena è quasi imbarazzante per noi che siamo abituati a essere trattati a pesci in faccia nei nostri negozi.

Meditate gente, meditate!

Il negozio è pazzesco, ci sono peluche a grandezza naturale, tra cui un enorme Mammut, c’è anche un piccolo bar, un corner con le caramelle e dolciumi stile film di Walt Disney e a ogni piano pulitissimi bagni.

Nel pomeriggio, il clima è migliorato, il cielo è sgombro e azzurro, andiamo a visitare il Village con Washington Square, l’Arco e gli scoiattoli rossi avidi di cibo che popolano il parco adiacente.

Bighelloniamo per Chelsea e ci fermiamo a guardare il famigerato Chelsea Hotel, dove il bassista dei Sex Pistols nonchè icona del punk Sid Vicious uccise la sua fidanzata storica Nancy Spungen. Facciamo una puntatina verso l'Hudson River e dai moli si può vedere il vicino New Jersey. Procediamo a piedi fino al Madison Square Garden, famoso per i suoi leggendari eventi sportivi e musicali e attualmente casa della squadrea di basket dei Rangers e di quella di basket degli Knicks. La stanchezza inizia a farsi sentire ma non ci fa desistere dal nostro ultimo obiettivo: la salita all'Empire State Building.

Qui la gente in attesa di salire è molta, la fila agli ascensori che in un paio minuti ci portano all’82° piano è un pò lunga ma scorrevole. Noi ci fermiamo qui e decidiamo che non vale la pena arrivare fino al 102°.

La vista è mozzafiato e spazia dal Jersey a Brooklyn e al Queens, dal Central Park fino giù al Verrazzano Bridge, il cielo è terso e mentre cala il sole e arriva il buio, milioni e milioni di luci si accendono sotto i nostri occhi, testimoni di uno spettacolo irripetibile.

6° giorno

Prendiamo la metropolita e giù fino a Battery Park per imbarcarci e visitare la Statua della Libertà ed Ellis Island. Anche qui la coda per imbarcarsi è notevole, ma gli americani sono ben organizzati e si fa in fretta.

Purtroppo dopo l’11 Settembre i controlli sono stati intensificati ed in alcuni casi direi esasperati, quindi bisogna armarsi di pazienza, restare tranquilli e soprattutto mantenere sempre un approccio cortese ed educato.

La Statua della Libertà è maestosa, è possibile girare nel parco sottostante la statua o salire fino al basamento per godersi lo Skyline di Manhattan.

Un altro traghetto ci porta a Ellis Island, dove nei decenni a cavallo del 1800 e del 1900 sbarcarono milioni di emigranti dall'Europa. Il museo fotografico é toccante e molto curato, molto interessante anche la parte didattica del museo che ci fa scoprire che ben 17 milioni di americani sono di origine italiana.

Nel pomeriggio abbiamo prenotato una crociera nella baia di Manhattan che effettua una semicircumnavigazione dell'isola. Il passaggio sotto i tre ponti che da Manhattan portano a Brooklyn e Queens è spettacolare.

Alla sera decidiamo di tornare in Times Square, perché con il buio ha un fascino molto particolare, scattiamo delle foto con gli immancabili poliziotti a cavallo e visitiamo l’imperdibile Hard Rock caffè, tornando verso l'albergo fiancheggiamo il Radio City Music Hall.

7° giorno

Piove a dirotto, ma per fortuna abbiamo riservato la giornata al Met, così resteremo all’asciutto.

Il Metropolitan Museum è enorme, mastodontico, probabilmente più grande del British e del Louvre, espone di tutto, dalla pittura, alla scultura, al vasellame, armature, vestiti, ricostruzioni di templi antichi, ricostruzioni di interni di palazzi e piazze. Organizzato e strutturato molto bene, ha sale affollatissime e altre completamente vuote. Visitarlo tutto è praticamente impossibile, ci vorrebbero giorni interni.

Consigliamo di dedicare la visita a ciò che interessa ed eventualmente di curiosare tra le piazzette che si aprono all’interno del museo studiate per far riposare i visitatori.

A metà pomeriggio usciamo dal Metropolitan, stanchi ma felici, finalmente ha smesso di piovere e il tempo si é messo al meglio. Abbiamo voglia di stare all’aperto e allora decidiamo di visitare Tribeca, quartiere di Manhattan divenuto molto alla moda, e di andare per negozi.
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giovedì 29 novembre 2007

Welcome to the Big Apple


Ecco il racconto del fantastico viaggio che abbiamo fatto a Febbraio nella Grande Mela, la Capitale del Mondo, New York.

Ci siamo, finalmente abbiamo prenotato il viaggio per New York e siamo in procinto di partire. Quando ero una ragazzina raccontavo a tutti che avrei fatto il Capodanno del 2000 a New York, l’ho passato a Londra, aspetterò altri sette anni prima di mettere piede in questa magica città.

Partenza da Linate via Londra, il volo è in ritardo, rischiamo di perdere la coincidenza a Heathrow; corriamo come pazzi per tutto il terminal 4 ma l’aereo ci aspetta, non siamo gli unici italiani in ritardo.

Atterriamo al JFK in perfetto orario, sbrighiamo le formalità doganali velocemente, usciamo dal Kennedy, ma... niente valige, ce le porteranno la sera in albergo, prendiamo un bus e via verso la Grande Mela.

1° giorno

E' una giornata bellissima, cielo azzurrissimo, neanche una nuvola, la temperatura è quasi primaverile.

Cominciamo a sgambettare per Manhattan, Tiffany, Apple Store, Levis, Nike Town, Fifth Avenue, è tutto meraviglioso, sembra il paese dei balocchi, noi siamo stanchissimi, causa fuso orario, ma l’adrenalina è così alta che andiamo avanti e indietro per cercare di non perdere nemmeno un secondo, a ogni angolo della strada notiamo i baracchini che vendono hot-dog e bretzel, e all’ora di pranzo gli americani fanno la fila per prendere il loro pranzo, da mangiare veloce alla scrivania.

La camera dell’albergo è grande, pulitissima, silenziosa, molto calda e accogliente: due letti ad una piazza e mezza, televisione satellitare, cucinino per prepararsi da mangiare e bagno con vasca.

La prima colazione è pazzesca, solo cose dolci, self-service, ci sono brioches, donuts e muffins giganteschi, sono talmente grandi che uno è più che sufficiente e come nella migliore tradizione americana, le posate, i bicchieri e tutto il resto sono rigorosamente usa e getta.

Dalle finestre della sala breakfast si può vedere la gente che va a lavorare, tutti di corsa, tutti con i loro beveroni di Starbucks bollenti in mano.

2° giorno

Il tempo è cambiato in maniera repentina, impareremo che a New York non c’è mai lo stesso clima, cambia di giorno in giorno e addirittura più volte nello stesso giorno.

Improvvisamente fa molto freddo, il cielo è coperto e per tutta la settimana si alterneranno la pioggia, la neve, il vento e le nuvole.

Cominciamo con il nostro tour, 10 giorni, cerchiamo di vedere tutto e anche di più, di far il più possibile per assaporare la New York conosciuta attraverso film e telefilm.

Times Square di giorno non è la stessa cosa che di sera, Broadway è lunghissima, la percorriamo tutta a piedi, poiché vogliamo goderci i palazzi, i grattacieli ed esemplari di archittettura urbana come il famoso Flatiron Building. Da ogni angolo della città sono visibili e riconoscibili l’Empire State Building e il Chrysler.

Passeggiamo per Soho, magnifica con i palazzi a mattoncini rossi e decorazioni in ghisa, i negozi qui sono pazzeschi, sembrano dei piccoli musei o dei locali notturni, in alcuni c’è
anche il deejay.

Chinatown è grandissima, ormai si è inglobata tutta Little Italy, resta solo Mulberry Street in cui ritroviamo i classici nomi italiani: Posillipo, Piemonte Ravioli & Co, Ferrara, Da Mario, Sorrento e via dicendo.

A Chinatown ci godiamo il Capodanno cinese, una sfilata di carri e maschere, soprattutto dragoni colorati che danzano.

Si festeggia l'anno del Maiale!

Ovviamente non possiamo esimerci dal degustare, rigorosamente per strada, spaghetti cinesi, involtini primavera e spiedini di pesce a forma di pallina impanati.

3° giorno

Nevica, è meraviglioso, la città è completamente ricoperta, costeggiamo Central Park per andare al museo di storia naturale, passando dal Lincoln Center.

Il museo é enorme, non basta mezza giornata, noi ci dedichiamo principalmente ai diorami con gli animali impagliati, c’è una sezione per ogni continente e per tipologia di animale, ma c'è anche la sezione dedicata all’astronomia e alla Terra, che vediamo velocemente.

Nel pomeriggio prendiamo la metropolitana e giù verso il Financial District, ha smesso di nevicare, si è abbassata la temperatura.

Da Battery Park ammiriamo la Statua della Libertà, ci sarà tempo per visitarla, poi su verso Ground Zero e il Century 21.

Ground Zero è un grande cantiere, ci stanno lavorando e il nuovo grattacielo dovrebbe sorgere per il 2011.

Proseguiamo per Wall Street, fuori dai palazzi della finanza, managers e impiegati fumano le loro sigarette, il Toro ci attende e poi giù per la stradina più popolare di New York dove ammiriamo la Borsa con un’enorme bandiera americana.

Gli americani sono molto patriottici e in ogni angolo della città sventola la Stars and Stripes.

Facciamo quattro passi al Pier 17 dove ammiriamo il Brooklyn Bridge da lontano, ci torneremo per visitarlo meglio.

Torniamo in metropolitana e andiamo ad ammirare Times Square di notte, dove le mille luci la fanno da padrone.

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