Ecco la seconda parte del nostro viaggio in Andalusia. Arriviamo finalmente nel Parco Naturale del Cabo de Gata nel paese di San José, dove ci fermiamo per tre notti in un campeggio disordinatissimo ma molto simpatico, che tra l’altro festeggia venti anni di attività e ha organizzato un chiassoso party con musicisti provenienti dal Senegal e un sacco di squisitezze da mangiare. La costa intorno al Cabo de Gata ha un mare stupendo e le spiagge molto larghe e sabbiose o a ghiaietta. L’acqua è fresca e cristallina, l’entroterra è arido e arso dal sole. Qualcuno dice che queste siano le spiaggie più belle della Spagna, non stentiamo a credergli. Durante questi tre giorni ne approfittiamo per fare qualche escursione.
Un giorno lo dedichiamo al deserto andaluso di Tabernas, dove vennero girati diversi film del grande Sergio Leone e altri gloriosi spaghetti-western. Sono visitabili ancora i vecchi set cinematografici. Molto divertente, soprattutto per Mario che non perde occasione per cimentarsi a fare el gringo. Visitiamo anche il promontorio del Cabo de Gata, raggiungibile però dall’altro versante rispetto a San José. Ci fermiamo per una sosta nella cittadina di San Miguel del Cabo de Gata e nella Salinas, uno stagno adibito a riserva per centinaia di fenicotteri rosa. Il giorno successivo andiamo a visitare le spiagge a nord verso Agua Amarga e Carbonera. Dopo questo rilassante intermezzo al mare ripartiamo costeggiando la costa Tropicale fino a Malaga,dove però non ci soffermeremo, puntando dritti nell’entroterra su Ronda.
Con nostro immenso piacere arriviamo a Ronda nel pomeriggio dove è in pieno svolgimento la feria del paese, con sfilata di carri che accompagnano i cavalieri e le loro dame per le stadre della cittadina fino alla Plaza de Toros di Ronda, dove si svolgerà la corrida più importante di tutta la Spagna. Scoraggiati dal costo del biglietto, decidiamo di non assistere questo drammatico spettacolo, che ha le sue origini proprio nella città di Ronda, patria delle più famose dinastie di toreros. Alla fine abbiamo rimpianto questa nostra scelta, anche perché forse un’occasione del genere non capiterà più. Ronda è una città molto antica e ricca di storia, fondata dai Celtiberi e occupata successivamente dai Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Visigoti e dagli Arabi, fino alla Reconquista degli Spagnoli. Il monumento più rappresentativo della città è certamente il Ponte Nuevo che collega la parte nuova a quella vecchia della città, attraversando la Garganta del Tajo, uno strapiombo di un centinaio di metri. Il giorno successivo discendiamo dalla Serranía de Ronda e ci mettiamo in strada per la costa in direzione Tarifa.
La nostra tabella di marcia prevede però una giornata dedicata alla visita di Gibilterra, enclave e territorio oltremare britannico in territorio spagnolo, mitico confine del mondo conosciuto: le Colonne d’Ercole. Arrivati a La Línea de la Concepción, cittadina spagnola al confine con Gibilterra, attendiamo quasi un’oretta per passare la dogana e attraversare con l’auto la pista d’atterraggio dell’aeroporto di Gibilterra. La cittadella si allunga su di una stretta lingua di terra e occupa la base del versante occidentale della rocca da cui prende il nome. Dopo aver lasciato la macchina in un autosilo, passeggiamo verso il centro e ci premiamo con un poderoso e alquanto calorico full english breakfast, a base di bacon, uova, fagioli e salsicce, in un vero pub britannico.
Godendo di uno status tax-free su molte tipologie di merci, come alcolici, tabacco, prodotti elettronici, le vie del centro sono piene di negozi di ogni tipo, trasformando di fatto la cittadella in un enorme duty-free. Ci spingiamo fino alla punta della Rocca, all’Europa Point, e davanti a noi si vedono nitidamente le coste del Marocco. Grazie a una funivia nel giro di qualche minuto siamo in cima alla Rocca, e qui la vista spazia, è il caso veramente di dirlo, su continenti, mari e oceani. A sinistra c’è il mar Mediterraneo, di fronte a noi l’Africa, dove si ergono i maestosi contrafforti del massiccio dell’Atlante e a destra l’oceano Atlantico. La Rocca ha dei curiosi abitanti, è infatti l’unico habitat del continente europeo dove ci siamo delle scimmie. Si tratta di bertucce, dette anche scimmie di Barberia, che fanno parte del genere macachi.
Abituate da secoli alla presenza umana, una leggenda dice che la Gran Bretagna perderà Gibilterra quando scompariranno le bertucce, queste scimmie si comportano da vere padrone della Rocca. Con prepotenza e arroganza, pretendono dai fastidiosi umani, che si inoltrano nel loro territorio, un dazio o un obolo per ripagarle del disturbo, e se questo non avviene si prodigano in incursioni sui malcapitati turisti per strappare loro cibo e sacchetti, e nella peggiore delle ipotesi, occhiali e macchine fotografiche. Mario stesso viene attaccato da un paio di scimmie perché incautamente, uscendo dal bar adiacente alla terrazza panoramica, provoca rumore con un pacchetto di patatine, attirando l’attenzione di tutta la popolazione di macachi che staziona sulla terrazza.
Dopo aver fatto il pieno al nostro furgoncino a Gibilterra, dove la benzina costa molto meno, puntiamo su Tarifa, dove ci fermiamo un paio di giorni. Tarifa è veramente carina, molto ventosa, ha una spiaggia lunghissima che termina in una gigantesca duna di sabbia, il centro della cittadina è piena di locali trendy, mentre le strada principale che costeggia la spiaggia è un continuo di negozi di articoli sportivi e di surfshop. Tarifa è la capitale europea del windsurd e del kitesurf, “High Wind Area” viene chiamata, come si può vedere sugli adesivi attaccati sui lunotti delle auto. Abbiamo la prova di questo stando in spiaggia, dove il vento a tratti è quasi insopportabile e provoca delle piccole tempeste di sabbia. La sera abbiamo anche qualche problemino con la tenda che rischia di imbarcarsi diverse volte, nonostante sia circondata da siepi molto alte.
Siamo quasi agli sgoccioli della nostra vacanza, ci restano solo quattro giorni e decidiamo di passarli visitando Cadice e il tanto decantato “Triangolo dello Sherry”, che ha ai suoi vertici le cittadine di El Puerto de Santa Maria, San Lucar de Barramenda e la città di Jerez de la Frontera. Risaliamo la costa facendo tappa al Capo di Trafalgar, dove si svolse la famosa battaglia tra la flotta napoleonica e quella inglese comandata da Lord Nelson. Abbiamo trovato questa parte della regione, quella che va appunto da Capo Trafalgar, passando da Cadice fino a Sanlucar de Barrameda, spoglia, desolata e tendente al depresso. Cadice si rivela una città interessante ma niente in confronto alla grandiosità di Siviglia, alla sontuosa Cordoba e alla magica Granada.
Arrivati nel “Triangolo dello Sherry” purtroppo la delusione fa capolino visitando le tre città prima nominate, sedi delle bodegas che producono lo sherry, il vino liquoroso tipico di questa zona. Decidiamo quindi di saltare El Puerto de Santa Maria e ci avviciniamo verso Sanlucar dove piantiamo la tenda in un campeggio, più simile a una discarica o a un campo profughi, nei pressi di Chipiona. San Lucar sorge sulla riva destra dell’estuario del fiume Guadalquivir, le cui sponde sono infestate da mostruose zanzare, indifferenti a qualsiasi tipo di insetticida e repellente.
Dedichiamo un giorno alla visita del Coto de Doñana, il selvaggio parco nazionale che si estende sulla sponda sinistra dell’estuario del Guadalquivir. Non esistono strade o sentieri adatti alle auto nel parco, pertanto la visita avviene su un mostruoso mezzo a trazione integrale condotto da un ranger, che funge anche da guida durante l’escursione. Questa area naturale è unica in Europa per la varietà di ecosistemi che contiene, si possono trovare acquitrini, foreste, savane e deserti, per non parlare poi delle biodiversità vegetali e animali. A Jerez visitiamo invece la Bodega Tio Pepe, una delle più grosse produttrici di sherry e brandy della regione. Purtroppo nell’orribile campeggio, durante una manovra, Mario devasta la fiancata del furgoncino!
Leggermente abbacchiati, prendiamo la via del ritorno e passiamo l’ultimo giorno della vacanza a Siviglia, tra shopping e le ultime tapas. La mattina successiva all’aeroporto, gli addetti della società di noleggio non si accorgono del nostro danno, che noi chiaramente da buoni italiani non dichiariamo al momento della consegna delle chiavi. Hasta luego Andalucía!
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Godendo di uno status tax-free su molte tipologie di merci, come alcolici, tabacco, prodotti elettronici, le vie del centro sono piene di negozi di ogni tipo, trasformando di fatto la cittadella in un enorme duty-free. Ci spingiamo fino alla punta della Rocca, all’Europa Point, e davanti a noi si vedono nitidamente le coste del Marocco. Grazie a una funivia nel giro di qualche minuto siamo in cima alla Rocca, e qui la vista spazia, è il caso veramente di dirlo, su continenti, mari e oceani. A sinistra c’è il mar Mediterraneo, di fronte a noi l’Africa, dove si ergono i maestosi contrafforti del massiccio dell’Atlante e a destra l’oceano Atlantico. La Rocca ha dei curiosi abitanti, è infatti l’unico habitat del continente europeo dove ci siamo delle scimmie. Si tratta di bertucce, dette anche scimmie di Barberia, che fanno parte del genere macachi.
Leggermente abbacchiati, prendiamo la via del ritorno e passiamo l’ultimo giorno della vacanza a Siviglia, tra shopping e le ultime tapas. La mattina successiva all’aeroporto, gli addetti della società di noleggio non si accorgono del nostro danno, che noi chiaramente da buoni italiani non dichiariamo al momento della consegna delle chiavi. Hasta luego Andalucía!


