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mercoledì 30 gennaio 2008

Le Colonne d'Ercole

Ecco la seconda parte del nostro viaggio in Andalusia. Arriviamo finalmente nel Parco Naturale del Cabo de Gata nel paese di San José, dove ci fermiamo per tre notti in un campeggio disordinatissimo ma molto simpatico, che tra l’altro festeggia venti anni di attività e ha organizzato un chiassoso party con musicisti provenienti dal Senegal e un sacco di squisitezze da mangiare. La costa intorno al Cabo de Gata ha un mare stupendo e le spiagge molto larghe e sabbiose o a ghiaietta. L’acqua è fresca e cristallina, l’entroterra è arido e arso dal sole. Qualcuno dice che queste siano le spiaggie più belle della Spagna, non stentiamo a credergli. Durante questi tre giorni ne approfittiamo per fare qualche escursione.

Un giorno lo dedichiamo al deserto andaluso di Tabernas, dove vennero girati diversi film del grande Sergio Leone e altri gloriosi spaghetti-western. Sono visitabili ancora i vecchi set cinematografici. Molto divertente, soprattutto per Mario che non perde occasione per cimentarsi a fare el gringo. Visitiamo anche il promontorio del Cabo de Gata, raggiungibile però dall’altro versante rispetto a San José. Ci fermiamo per una sosta nella cittadina di San Miguel del Cabo de Gata e nella Salinas, uno stagno adibito a riserva per centinaia di fenicotteri rosa. Il giorno successivo andiamo a visitare le spiagge a nord verso Agua Amarga e Carbonera. Dopo questo rilassante intermezzo al mare ripartiamo costeggiando la costa Tropicale fino a Malaga,dove però non ci soffermeremo, puntando dritti nell’entroterra su Ronda.

Con nostro immenso piacere arriviamo a Ronda nel pomeriggio dove è in pieno svolgimento la feria del paese, con sfilata di carri che accompagnano i cavalieri e le loro dame per le stadre della cittadina fino alla Plaza de Toros di Ronda, dove si svolgerà la corrida più importante di tutta la Spagna. Scoraggiati dal costo del biglietto, decidiamo di non assistere questo drammatico spettacolo, che ha le sue origini proprio nella città di Ronda, patria delle più famose dinastie di toreros. Alla fine abbiamo rimpianto questa nostra scelta, anche perché forse un’occasione del genere non capiterà più. Ronda è una città molto antica e ricca di storia, fondata dai Celtiberi e occupata successivamente dai Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Visigoti e dagli Arabi, fino alla Reconquista degli Spagnoli. Il monumento più rappresentativo della città è certamente il Ponte Nuevo che collega la parte nuova a quella vecchia della città, attraversando la Garganta del Tajo, uno strapiombo di un centinaio di metri. Il giorno successivo discendiamo dalla Serranía de Ronda e ci mettiamo in strada per la costa in direzione Tarifa.

La nostra tabella di marcia prevede però una giornata dedicata alla visita di Gibilterra, enclave e territorio oltremare britannico in territorio spagnolo, mitico confine del mondo conosciuto: le Colonne d’Ercole. Arrivati a La Línea de la Concepción, cittadina spagnola al confine con Gibilterra, attendiamo quasi un’oretta per passare la dogana e attraversare con l’auto la pista d’atterraggio dell’aeroporto di Gibilterra. La cittadella si allunga su di una stretta lingua di terra e occupa la base del versante occidentale della rocca da cui prende il nome. Dopo aver lasciato la macchina in un autosilo, passeggiamo verso il centro e ci premiamo con un poderoso e alquanto calorico full english breakfast, a base di bacon, uova, fagioli e salsicce, in un vero pub britannico.

Godendo di uno status tax-free su molte tipologie di merci, come alcolici, tabacco, prodotti elettronici, le vie del centro sono piene di negozi di ogni tipo, trasformando di fatto la cittadella in un enorme duty-free. Ci spingiamo fino alla punta della Rocca, all’Europa Point, e davanti a noi si vedono nitidamente le coste del Marocco. Grazie a una funivia nel giro di qualche minuto siamo in cima alla Rocca, e qui la vista spazia, è il caso veramente di dirlo, su continenti, mari e oceani. A sinistra c’è il mar Mediterraneo, di fronte a noi l’Africa, dove si ergono i maestosi contrafforti del massiccio dell’Atlante e a destra l’oceano Atlantico. La Rocca ha dei curiosi abitanti, è infatti l’unico habitat del continente europeo dove ci siamo delle scimmie. Si tratta di bertucce, dette anche scimmie di Barberia, che fanno parte del genere macachi.

Abituate da secoli alla presenza umana, una leggenda dice che la Gran Bretagna perderà Gibilterra quando scompariranno le bertucce, queste scimmie si comportano da vere padrone della Rocca. Con prepotenza e arroganza, pretendono dai fastidiosi umani, che si inoltrano nel loro territorio, un dazio o un obolo per ripagarle del disturbo, e se questo non avviene si prodigano in incursioni sui malcapitati turisti per strappare loro cibo e sacchetti, e nella peggiore delle ipotesi, occhiali e macchine fotografiche. Mario stesso viene attaccato da un paio di scimmie perché incautamente, uscendo dal bar adiacente alla terrazza panoramica, provoca rumore con un pacchetto di patatine, attirando l’attenzione di tutta la popolazione di macachi che staziona sulla terrazza.

Dopo aver fatto il pieno al nostro furgoncino a Gibilterra, dove la benzina costa molto meno, puntiamo su Tarifa, dove ci fermiamo un paio di giorni. Tarifa è veramente carina, molto ventosa, ha una spiaggia lunghissima che termina in una gigantesca duna di sabbia, il centro della cittadina è piena di locali trendy, mentre le strada principale che costeggia la spiaggia è un continuo di negozi di articoli sportivi e di surfshop. Tarifa è la capitale europea del windsurd e del kitesurf, “High Wind Area” viene chiamata, come si può vedere sugli adesivi attaccati sui lunotti delle auto. Abbiamo la prova di questo stando in spiaggia, dove il vento a tratti è quasi insopportabile e provoca delle piccole tempeste di sabbia. La sera abbiamo anche qualche problemino con la tenda che rischia di imbarcarsi diverse volte, nonostante sia circondata da siepi molto alte.

Siamo quasi agli sgoccioli della nostra vacanza, ci restano solo quattro giorni e decidiamo di passarli visitando Cadice e il tanto decantato “Triangolo dello Sherry”, che ha ai suoi vertici le cittadine di El Puerto de Santa Maria, San Lucar de Barramenda e la città di Jerez de la Frontera. Risaliamo la costa facendo tappa al Capo di Trafalgar, dove si svolse la famosa battaglia tra la flotta napoleonica e quella inglese comandata da Lord Nelson. Abbiamo trovato questa parte della regione, quella che va appunto da Capo Trafalgar, passando da Cadice fino a Sanlucar de Barrameda, spoglia, desolata e tendente al depresso. Cadice si rivela una città interessante ma niente in confronto alla grandiosità di Siviglia, alla sontuosa Cordoba e alla magica Granada.

Arrivati nel “Triangolo dello Sherry” purtroppo la delusione fa capolino visitando le tre città prima nominate, sedi delle bodegas che producono lo sherry, il vino liquoroso tipico di questa zona. Decidiamo quindi di saltare El Puerto de Santa Maria e ci avviciniamo verso Sanlucar dove piantiamo la tenda in un campeggio, più simile a una discarica o a un campo profughi, nei pressi di Chipiona. San Lucar sorge sulla riva destra dell’estuario del fiume Guadalquivir, le cui sponde sono infestate da mostruose zanzare, indifferenti a qualsiasi tipo di insetticida e repellente.

Dedichiamo un giorno alla visita del Coto de Doñana, il selvaggio parco nazionale che si estende sulla sponda sinistra dell’estuario del Guadalquivir. Non esistono strade o sentieri adatti alle auto nel parco, pertanto la visita avviene su un mostruoso mezzo a trazione integrale condotto da un ranger, che funge anche da guida durante l’escursione. Questa area naturale è unica in Europa per la varietà di ecosistemi che contiene, si possono trovare acquitrini, foreste, savane e deserti, per non parlare poi delle biodiversità vegetali e animali. A Jerez visitiamo invece la Bodega Tio Pepe, una delle più grosse produttrici di sherry e brandy della regione. Purtroppo nell’orribile campeggio, durante una manovra, Mario devasta la fiancata del furgoncino!

Leggermente abbacchiati, prendiamo la via del ritorno e passiamo l’ultimo giorno della vacanza a Siviglia, tra shopping e le ultime tapas. La mattina successiva all’aeroporto, gli addetti della società di noleggio non si accorgono del nostro danno, che noi chiaramente da buoni italiani non dichiariamo al momento della consegna delle chiavi. Hasta luego Andalucía!
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domenica 20 gennaio 2008

Al-Ándalus, il regno delle mille e una notte

Estate 2005, un’estate molto piovosa e non particolarmente calda. Stiamo per comprare casa, ma fortunatamente riusciamo a uscire dall’affare, per modo di dire, dopo che scopriamo la poca trasparenza e correttezza da parte del venditore e dell’agenzia che si occupa della compravendita. A Giugno Mario intraprende una nuova attività in azienda e poichè il programma delle nostre vacanze prevede un viaggio di tre settimane nella Francia del Sud a Luglio, ci troviamo a modificare i nostri progetti e spostiamo la partenza a Settembre con una nuova meta: l’Andalusia. Ecco la prima parte report di quella vacanza in quella terra moresca e gitana.


Atterriamo a Siviglia in una mattinata calda e soleggiata, cielo limpidissimo e azzurro, durante il volo notiamo come la terra intorno è completamente arsa, brulla, assetata. Ritiriamo subito la macchina a noleggio e ci danno un fantastico e comodissimo furgoncino Peugeot Partner, con il quale, arrivati nel centro di Siviglia ci inoltriamo nel labirintico reticolo dello storico Barrio Santa Cruz. Abbiamo prenotato una camera in un hostal ricavato da una tipica abitazione sivigliana, costituita da un patio centrale, intorno al quale si aprono le diverse camere senza finestre che prendono aria dalla corte interna. La nostra stanza purtroppo è molto piccola e il fatto che sia senza finestre la rende un po' claustrofobica, mentre il ronzante ventilatore fatica a smuovere l’aria calda e umida. La città si rivela una vera sorpresa, stupenda, ce ne innamoriamo all’istante.

Siviglia è pulita, ordinata, chiassosa in modo piacevole, bellissima nella sua architettura dalle influenze arabe, e chi lo avrebbe mai detto poi, la città è molto verde, ci sono palme ovunque. Le vie del centro sono coperte da giganteschi tendoni bianchi, che si distendono da palazzo a palazzo per riparare le persone dal sole. Visitiamo subito la Cattedrale e la Giralda, l’enorme torre campanaria costruita originariamente con la funzione di minareto. Ci dirigiamo poi all’Alcazar, l’antica reggia dei sovrani Almohadi, incantevoli i patii che si aprono all’interno del palazzo.

Il caldo comincia a farsi sentire, il sole è a picco e noi troviamo refrigerio nei Giardini dell’Alcazar e il palazzo al suo interno è freschissimo e pieno di specchi d’acqua. Gironzoliamo per la città, visitando l’antico palazzo dell’Università, che ha sede nella vecchia Real Fábrica de Tabacos e l’Ayuntamiento. Dopo aver costeggiato il Guadalquivir e attraversato l’Alameda de Hercules raggiungiamo il quartiere della Macarena, dove sorge l’omonima basilica, in cui al momento della nostra visita si sta celebrando un matrimonio.

Nell’arco di un paio di giorni a Siviglia avremo visto decine e decine di coppie di sposi, che accompagnati da un codazzo di parenti e fotografi si facevano immortalare davanti agli scorci più romantici della città. Rientriamo verso il centro, costeggiando l’antico Convento dei Cappuccini e i miei piedini cominciamo a essere doloranti. La sera ceniamo in uno dei tipici tapas bar che ci accompagneranno per tutta la vacanza. Il giorno dopo ci dedichiamo alla visita della Torre de Oro, antica torre moresca di guardia al traffico fluviale, passando poi alla gloriosa Plaza de Toros di Siviglia, la Real Maestranza, considerata l’arena per la tauromachia più antica di Spagna. Bighelloniamo per il quartiere gitano di Triana e per il Parque de Maria Luisa, all’interno del quale visitiamo la monumentale Plaza de España.

L’indomani ci rimettiamo in macchina, anzi sul furgoncino, e puntiamo su Cordoba, facendo un paio di tappe sulla strada, nelle cittadine andaluse di Carmona, arroccata su una collinetta dalla quale si gode un bel panorama, ed Écija. Arriviamo a Cordoba nel primo pomeriggio e via con il campeggio, in Andalusia li troveremo quasi tutti con la piscina, molto comoda se si vuole darsi una rinfrescata prima di cena.

A Cordoba visitiamo la Mezquita, che fu una delle moschee più grandi dell’Islam, al quale interno fu costruita la Cattedrale. Particolare è l’unione della struttura architettonica ed artistica della Moschea con quella della Cattedrale, di cui la selva di colonne è testimone. Dietro la Mezquita sorge la Juderia, un dedalo di stradine e vicoli che costituivano il quartiere ebraico. Molto carino è il Vicolo dei Fiori. Tornando al campeggio cerchiamo un negozio di zapatos dove acquistare un paio di comodi sandali per i miei piedini martoriati e prima di cena facciamo un salto alla piscina del campeggio. Dopo Cordoba ci dirigiamo a Granada, ma prima di arrivare in campeggio non resistiamo all’impulso di andare subito a visitare il leggendario complesso dell’Alhambra.

L’Alhambra è una cittadella con palazzi e giardini in stile moresco, il verde dei giardini e l’acqua delle fontane e delle piscine ornamentali si ritrovano ovunque e trascorrerci il pomeriggio è molto piacevole. Ci aggiriamo per le varie aree della cittadella, visitiamo l’Alcazaba, il Palazzo di Carlo V, l’insieme di cortili interni di Palacios Nazaries con il fantastico Patio de los Leones e il Generalife con i suoi giardini e i suoi giochi d’acqua. Sembra di essere all’interno di una favola de “Le Mille e una notte”.

Il clima a Granada è piacevolmente fresco grazie alla Sierra Nevada che si protende alle sue spalle. La mattina seguente ci svegliamo e… piove….ma come piove. Non abbiamo niente per proteggerci dalla pioggia, non siamo attrezzati…non ce lo aspettavamo. Ma da veri viaggiatori quali siamo ci adeguiamo subito alla nuova situazione senza farci scoraggiare. Visitiamo la città e il Barrio dell’Albaicín, l’antico quartiere moresco, arroccato su di una collinetta da cui si gode una spettacolare vista sull’Alhambra. L’ Albaicín è percorso da stradine strette e anguste, mentre piazze, piazzette e cortili si susseguono, formando un labirinto, dove trovano sede negozietti, bottege artigiane, locali e ristoranti alla moda.

Nel pomeriggio decidiamo di fare un’escursione sulla Sierra Nevada, salendo per la nuova strada, costruita appositamente per i campionati del mondo di sci alpino del 1996. Superiamo il paese di Pradollano e ci fermiamo dove iniziano le teleferiche, dato che la strada che sale al Pico de Veleta è chiusa, inoltrandosi nella zona protetta del Parco Nazionale. Tira un discreto vento e fa decisamente freddo, ma del resto siamo in montagna, oltre i 2.100 metri. Dopo una schifosa cioccolata in polvere scendiamo verso Granada per un’ultima cena a base di tapas. L’indomani ripartiamo da Granada e puntiamo sulla costa, attraversando lo spettacolare versante della Sierra Nevada, che con le sue innumerevoli valli prende il nome di Alpujarras.

Qui si rifugiarono i moriscos in fuga dalla Grenada appena conquistata dalle cattoliche armate di Spagna. Ci fermiamo a Lanjarón per fare colazione e dopo un veloce giro per il paese andiamo ad Orgiva, un altro pittoresco e colorato paesino dove c’è un mercato gestito in parte dalla folta comunità hippy che popola la cittadina. Visitiamo poi in successione quelli che probabilmente sono i tre villaggi più pittoreschi delle Alpujarras: Pampaneira, Bubión e Capileira. Tipici di questi villaggi sono le case bianchissime e i canali di scolo in pendenza, scavati al centro delle viuzze pedonali.

Facciamo tappa a Trevelez, famosa per il prosciutto, per sgranchirci le gambe e mettere sotto i denti qualcosa: Jamón de Trevélez, queso e aceitunas, bagnati da un paio di cervezas fresche. Mentre guidiamo, ci taglia la strada un capriolo al galoppo, che in un paio di secondi sparisce alla vista. Scendiamo dall’Alpujarras e puntiamo in direzione Almeria, per andare a fare qualche giorno di mare al Cabo de Gata. Prima di arrivare ad Almeria lo spettacolo che ci si presenta è inquietante, un mare di plastica: si tratta di migliaia di metri quadrati serre che ricoprono il territorio di El Ejido, zona di intensa coltivazione ortofrutticola. Il paesaggio circostante però è bellissimo, la terra è rossa, il cielo azzurro e il mare blu intenso.
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