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martedì 13 maggio 2008

Bellinzona e i suoi castelli

Una domenica uggiosa di Novembre di tanti anni fa, Mario mi ha portato a vedere la medioevale Bellinzona; una delle tante gite organizzate in questi anni nella vicina Svizzera. La cittadina, un tempo Ducato di Milano, è la capitale del Canton Ticino e possiede un bellissimo patrimonio storico-architettonico visitabile tra l’altro gratuitamente. I suoi tre castelli, le sue fortificazioni e la sua cinta muraria sono stati iscritti dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità. I castelli di epoca medioevale sono: Castelgrande, il castello di Montebello e quello di Sasso Corbaro.

Tutto intorno ci sono le Alpi e una vallata verdissima che si può ammirare dalle mura di Castelgrande, lunga circa seicento metri, o dalle torri dei castelli. Il castello di Montebello è facilmente raggiungibile seguendo la strada che sale dal viale della stazione oppure scegliendo una delle due vie pedonali che si dipartono dal centro città. Montebello ospita il museo civico con la collezione archeologica. Il mezzo più semplice per salire a Castelgrande è l'ascensore, realizzato durante gli ultimi restauri, che dalla base della collina porta direttamente all'interno della fortezza. Viuzze ripide permettono anche di salire dalla città al castello.

Il castello di Sasso Corbaro è situato in posizione dominante ed è più in alto rispetto alle altre opere difensive, ospita il museo cantonale dell'arte e delle tradizioni popolari, con oggetti che illustrano la vita quotidiana e la devozione popolare nel Ticino. Da visitare poi le mura cittadine, modificate negli ultimi cento anni sia da interventi di restauro, sia dall'apertura di passaggi per pedoni e veicoli. Anche il centro storico è molto carino, fatto tutto di viette lastricate e portici. Bellinzona è raggiungibile tranquillamente da Milano in giornata. Se avete voglia e soprattutto c’è una bella giornata, vale la pena visitarla e trascorrere una domenica passeggiando e visitando il suo patrimonio.

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mercoledì 30 aprile 2008

Il Parco delle Gole del Breggia

Approfittando del pallido sole invernale di una domenica pomeriggio di qualche tempo fa, abbiamo deciso di fare quattro passi nel comprensorio del Parco delle Gole del Breggia, in compagnia dei genitori di Mario e con al seguito Bossolo e Rubina. Il parco si sviluppa per circa sessantacinque ettari lungo l’omonimo torrente, nel vicino Canton Ticino in Svizzera, a pochi chilometri dal confine. In questa area naturale si possono trovare diverse varietà flora e fauna notevoli, fra cui numerose specie protette.

Camminiamo lungo una rete di sentieri, lunga circa sei chilometri, passando da una sponda all’altra grazie all’antico ponte ricostruito, il Punt dal Farügin. Il ponte permette di superare la stretta e profonda gola, chiamata il Buzun dal Diavul, e dalla sua campata si ha un impressionante punto di vista sul cuore delle Gole. Il punto di partenza ideale per visitare le Gole del Breggia è il vecchio mulino del Ghitello situato dietro Il parcheggio del Centro Breggia di Balerna. Inerpicandoci sui massi e sui sentieri, con Bossolo e Rubina che scodinzolano curiosi, abbiamo iniziato il percorso costeggiando il laghetto e proseguendo poi lungo il fiume, incontrando il vecchio cementificio, il ponte di ferro e il complesso del pastificio.

Superato il cementificio, abbiamo attraversato il fiume e risalito la Val della Magna per giungere in vetta il colle di Castel San Pietro, dove si trovano i resti del castello medioevale e la Chiesa Rossa, chiamata in questo modo perché fu teatro di un sanguinoso massacro che ha lasciato il segno nelle cronache locali del XIV secolo . Da qui si gode una bella vista su tutto il parco. Superando diverse zone franose siamo scesi di nuovo nella valle, per raggiungere la vecchia strada e il letto del fiume dove, sia noi che Bossolo e Rubina, abbiamo fatto diverse incursioni. Ogni tanto abbiamo dovuto aiutare i cani, che a causa delle loro zampette corte, hanno avuto qualche difficoltà nello scalare gli enormi massi erratici del fondovalle.

Raggiunti i resti del vecchio Mulino di Canaa abbiamo ricominciato la discesa. Scendendo lungo il torrente si incontrano le rocce più antiche del parco. A valle sono ben visibili, sulla riva opposta, i diversi strati rocciosi di colore rosso. La passeggiata volge al termine, costeggiando il fiume scendiamo sulla strada a livello del fiume per ritornare al mulino del Ghitello da dove siamo partiti. Fare trekking nel Parco delle Gole del Breggia non è per niente impegnativo, e offre notevoli spunti di interesse naturalistico, geologico e storico. Buona passeggiata!

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lunedì 21 aprile 2008

Odissea consumistica!

Ieri pomeriggio siamo andati in Svizzera a fare il pieno di benzina alla macchina, in vista delle partenza per Noli. Approfittando del consiglio di un amico abbiamo fatto un giro al FoxTown, un grande centro commerciale outlet a Mendrisio. Max ci ha decantato un negozio che vende articoli per subacquea, non dobbiamo comprare nulla, ma abbiamo pensato che valesse la pena farci un giro, non si sa mai. L’ultima volta che ci siamo stati risale esattamente a sette anni fa, era il 2001. Non ho un buon ricordo, tantissima fuffa in commercio. Si, proprio così, tanti nomi blasonati ma a conti fatti solo fuffa e nemmeno a buon mercato. Arriviamo verso le due del pomeriggio e decidiamo di pranzare in uno dei tanti ristoranti selfservice presenti. Due bottiglie d’acqua, due primi, mezzelune trevisana e noci, due fette di torta, due caffè: 30,00 euro. Mmm... un po’ caro. Va be'... pazienza. Il FoxTown è enorme, si sviluppa su tre piani e ci saranno centinaia di negozi. Il colpo d’occhio è buono, i negozi monomarca sono cresciuti, inoltre mi pare che si sia svecchiato.

Cominciamo il tour a scendere, dal terzo piano fino al primo piano. Entriamo e usciamo dai negozi, fa un caldo assurdo e comincia ad arrivare un casino di gente, frenetica e ossessionata dallo shopping, dei veri integralisti della marca fashion. Dopo un’occhiata più attenta alla merce e ai cartellini con i prezzi devo ammettere che l’idea che mi ero fatta sette anni fa ritorna prepotente: cavoli ma chi se la mette questa roba, pare uscita dal baule di una nonna, non è nemmeno vintage, ma decisamente vecchia. I cartellini poi non recitano grandi sconti anzi a me pare tutto oltremodo caro. Arriviamo poi al nostro negozio, meta di questo tour, e la delusione è enorme: giusto tre mute Mares e qualche pinna, per non parlare di un solo jacket e pure costosissimo. Sono già le quattro, direi che possiamo andarcene e non tornare più. Lasciamo questo posto assurdo, popolato da giapponesi, tedeschi, arabi e gente dell’est avidi di shopping e di affari. Del resto solo loro possono mettersi questo tipo di abbigliamento, visto che i marchi sono sicuramente "blasonati" ma la merce è sicuramente da classificare come fuffa! Noi restiamo della nostra idea, gli outlet come questo sono specchietti per le allodole! Meditate gente.

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venerdì 18 aprile 2008

Week-end a Lucerna

Immersa in un impressionante panorama montano, dominato dalla cima del Pilatus, Lucerna è la porta d’ingresso della Svizzera Centrale. La città si trova sul lago dei Quattro Cantoni in corrispondenza del fiume Reuss. Grazie ai suoi monumenti, ai suoi negozi di souvenir e di orologi, all’attraente posizione sul lago e alle vicine Alpi, è consigliata per chi vuole fare un week end in Svizzera interna. Noi ci siamo stati in primavera quando è possibile godere ancora della vista della neve sulle montagne circostanti, il lago non è più ghiacciato e se si ha la fortuna di avere una bella giornata di sole, è possibile pranzare in una delle tante taverne poste lungo il fiume Reuss. Il Kapellbrücke, il Ponte della Cappella, realizzato in legno in epoca medievale e riccamente decorato di dipinti, è considerato uno dei ponti in legno coperti più antichi d’Europa. Insieme alla Wasserturm, la Torra dell’acqua, fu distrutto durante un incendio nel 1993, ma è stato ricostruito e restaurato in breve tempo. Un altro simbolo della città è il Museggmauer, la cinta muraria corredata di torri, che ha conservato il suo aspetto originale, sotto il quale ci si può stendere a schiacciare un pisolino o assaporare un momento di relax sui bei prati puliti, noi lo abbiamo fatto…

Nell’isola pedonale del centro storico spiccano le case storiche, decorate con affreschi, che fanno da cornice alle piazze, come quella del Weinmarkt. Lucerna è la città delle piazze e delle chiese. La chiesa gesuita del XVII secolo è l’edificio religioso di stile barocco più antico della Svizzera e le due torri della Hofkirche fanno parte dell’immagine della città. Molto bello anche lungolago; luogo deputato dagli abitanti e dai turisti per fare passeggiate, jogging o andare in bicicletta. In questa zona c’è l’interessante Museo Svizzero dei Trasporti. Il bello della Svizzera, dal mio punto di vista, è quello di avere un turismo prettamente d’elite, niente scolaresche schiamazzanti quindi, ma tutto molto educato e ordinato come piace a me. Lucerna è un’escursione che mi piacerebbe rifare…ma come direbbe Mario… cosa non mi piacerebbe rifare?

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giovedì 6 marzo 2008

Bosco Gurin

Bosco Gurin è una magnifico paesino di montagna che si trova in Val Rovana, una valle laterale della Valle Maggia. Questo paesino da favola è particolare per due motivi: innanzitutto vi risiede una delle più antiche comunità di origine germanica, ovvero la comunità Walser. Questo fatto comporta che Bosco Gurin sia l’unica comunità germanofona del Ticino. In secondo luogo il paesino è il comune più alto del cantone di lingua italiana, trovandosi a quota 1.506 metri. Caratteristica di Bosco Gurin è l’architettura Walser, di cui sono tipica espressione le bellissime case Walser. Si tratta di abitazioni costruite interamente in legno e rialzate dal terreno grazie a quattro grossi tronchi in legno ai quattro angoli. Spesso sotto l’abitazione è visibile il granaio e i davanzali delle finestre sono decorati con bellissimi vasi di gerani rossi, bianchi e viola.

Appena fuori il paesino si inerpica un sentiero molto ripido che porta alla Capanna Grossalp a quota 1950 m, con ripido dislivello di 400 metri rispetto al villaggio di Bosco Gurin. Il sentiero è percorribile in circa un’ora di camminata, tutta in salita. Una volta arrivati in cima alla Capanna ci si può riposare sulle panche all’aperto oppure rifocillarsi dentro al caldo con un buon pranzetto o un’ottima merenda montanara. Si può proseguire poi verso la cima del Grossalp. Se invece si preferisce una passeggiata meno impegnativa c’è un sentiero più dolce che gira intorno alla montagna, la passeggiata dura ovviamente di più, circa due ore, ma se non ci si vuole inerpicarsi come caprette, rappresenta un’ottima soluzione. Noi l’abbiamo fatto al ritorno… a panza piena! Inutile dire che il panorama dalla Capanna è molto rilassante, spazia su tutte le Alpi ed è possibile vedere dall’alto il villaggio di Bosco Gurin.

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mercoledì 5 marzo 2008

Alle sorgenti del Reno

Un altro bel trekking sulle Alpi Svizzere, dalla parte del Canton Ticino, è sicuramente la Val Carassino con relativo pranzo in baita alla Capanna Adula. La Val Carassino si raggiunge arrivando a Biasca e seguendo la strada per il Lucomagno e da qui, passando con l’auto all’interno dell’immensa diga di Luzzone che forma l’omonimo lago, si prosegue imboccando poi una minuscola galleria scavata nella roccia viva che porta fino all’inizio della Val Carassino. Parcheggiata la macchina è possibile proseguire a piedi e fare tutta la valle in pianura seguendo un bel sentiero che si snoda tra le montagne con un torrente sulla destra. La valle è lunga e larga, immersa tra i picchi alpini, dalle cui cime le marmotte sorvegliano gli escursionisti lanciando lunghi fischi. Purtroppo le belle marmotte sono visibili soprattutto la mattina, il pomeriggio, chissà come, si nascondono nelle loro tane probabilmene per schiacciare un riposino.

La camminata è lunga circa 10 chilometri, ma poco impegnativa perché si snoda tutta in pianura con piccoli dislivelli. Le capanne o baite da raggiungere in realtà sarebbero due: la prima a 2012 metri e la seconda a 2393 metri. Entrambe prendono il nome dalla vetta più alta del Canton Ticino, l’ Adula-Rheinwaldhorn, che s’innalza sul confine con il Canton Grigioni. Dall’Adula nasce il Reno Posteriore, chiamato in tedesco Hinterrhein, che congiungendosi poi con il ramo Anteriore genera il Reno, uno dei più importanti fiumi europei.

Noi ci siamo fermati a mangiare al primo rifugio, anche perché per raggiungere il secondo è necessario passare una notte in baita. In cima svetta la bandiera svizzera e abbiamo avuto modo anche di visitare una bella cappella. Abbiamo mangiato una bella polenta con formaggio, abbiamo ammirato il bellissimo panorama che spazia sul Canton Ticino e poi siamo ridiscesi. Purtroppo la Val Carassino non è vicinissima a Milano, quindi per organizzare questa gita abbiamo dovuto pianificare il tempo di andata e ritorno da casa in circa sei ore. La passeggiata poi dura circa un’ora e mezza e contando di stare in baita a rilassarti un paio d’ore, va via tutta la giornata.

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venerdì 29 febbraio 2008

Trekking in Ticino

L’anno scorso abbiamo fatto diverse escursioni sulle Alpi svizzere: lunghe passeggiate immersi in panorami stupendi, respirando aria fresca e facendo del trekking a tratti decisamente impegnativo.Una domenica siamo partiti di mattina presto da Monza con l’auto e dopo aver passato la frontiera elvetica a Chiasso, oltrepassato Lugano e attraversato metà del canton Ticino, abbiamo risalito tutta la Valle Maggia, e quasi tre ore dopo, ci siamo fermati per fare una sosta nel paesino di Mogno, dove abbiamo visitato la chiesetta di San Giovanni Battista, progettata dal noto architetto svizzero Mario Botta. Ripartiti dopo la breve sosta, siamo saliti, sempre con l’auto, fino al lago del Sambuco, dove è possibile ammirare l’enorme diga artificiale che crea il bacino del lago, che abbiamo costeggiato per poi continuare la nostra ascesa fino al maestoso lago del Narèt, la cui massa d’acqua è sbarrata da un altro sistema di dighe colossale.

Finalmente abbiamo parcheggiato l’auto in riva al Narèt ed equipaggiati di giacca antivento e antipioggia Northface, scarponcini da montagna e zainetto carico di cioccolato toblerone e acqua abbiamo iniziato la nostra “passeggiata”. Anche se il tempo non è stato dei migliori, spesso coperto e a tratti con una fastidiosa pioggerellina, abbiamo avuto chiaro fin dall’inizio, il nostro obiettivo: raggiungere la capanna Cristallina, ammirare l’omonimo Pizzo e il ghiacciaio di Basodino e rifocillarci con un ottimo pranzo. La prima parte della passeggiata è stata tutta in salita, su di una bellissimo declivo verde che scende verso il lago. Arrivati in cima, abbiamo iniziato una ripida discesa, il sentiero si è fatto più difficile, passando da un terreno morbido e verde a una pietraia impervia. Immersi nel fantastico panorama delle vertiginose cime e delle ripide vallate delle Alpi, con il vento forte e sferzante, abbiamo intravisto in lontananza la nostra agognata meta. Durante gran parte della marcia, le furbe e leste marmotte, dalle cime delle Alpi, hanno sempre segnalato la nostra presenza al resto della tribù con lunghissimi fischi. Controllo del territorio!

Dopo essere discesi sul fondo valle, abbiamo percorso un tratto in falsopiano, guadando diversi rigagnoli d’acqua e poi abbiamo ricominciato a salire… questo è stato sicuramente il pezzo più impegnativo della camminata. Una ripidissima salita di pietra e roccia, quasi una scala di granito naturale, che termina in cima alla sella del passo Cristallina, dove si trova la capanna omonima, rifugio per escursionisti a quota 2.575 metri. Due ore di faticosa camminata con un buon passo, tra dislivelli vari e anche un breve passaggio in cordata, ma la vista sul ghiacciaio del Basodino è stata impagabile. Dentro la Capanna, in cui è obbligatorio togliersi gli scarponi, ci siamo premiati con un delizioso e meritato pranzetto a base di gnocchi ai quattro formaggi, tagliere disalumi e formaggi ticinesi, crostata di frutta e caffè offerto dalla casa. Anzi, Mario per fare il vero teutonico, ha ordinato un cappuccino al posto del caffè. Dopo un paio d’ore di riposo abbiamo ripreso il cammino verso la macchina e al ritorno, causa pancia piena, ci abbiamo messo una mezzora in più, con un paio di soste per riposare. La discesa al lago Narèt è stata appagante anche se il bacino artificiale, che si stende ai piedi della montagna, ha un qualcosa di inquietante. Una volta in macchina siamo partiti costeggiando il sentiero del lago e poi giù per la Valle Maggia fino a ritrovare la consueta strada di casa.

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sabato 16 febbraio 2008

Valle Maggia e Val Verzasca

Io e Mario siamo due abitudinari e ci piace avere i nostri riti. La domenica d’estate ormai da anni, andiamo a prendere il sole e rinfrescarci nelle valli svizzere. Ebbene si, mentre tutti si recano in Liguria o sull’Adriatico, facendo ore e ore di coda, noi andiamo a nord in Svizzera. Le valli che frequentiamo sono la Valle Maggia e la Valle Verzasca, entrambe sopra il lago Maggiore. La prima che ho visto è la Valle Maggia, formata dall'omonimo torrente dall'acqua verde smeraldo, acqua che può essere impetuosa nei profondi canyon scavati nella roccia oppure placida e tranquilla quando il letto del torrente si allarga prima d'immettersi nel lago Maggiore.

Si raggiunge la Valle Maggia partendo da Locarno e inerpicandosi per stradine e paesini. Se si prosegue si può arrivare fino a Bosco Gurin, un caratteristico villaggio di montagna Valser, dove è possibile fare delle belle passeggiate, seguendo i sentieri che si snodano intorno al piccolo borgo, o in alternativa fare del trekking più impegnativo fino a raggiungere il rifugio Grossalp a 1900 metri, dove ci si può rifocillarsi con una bella merenda o un bel pranzetto. Ma questa è un’altra storia! Torniamo al torrente Maggia, qui proprio sul greto si trovano bellissime spiagge dove è possibile trascorrere una bella domenica facendo il picnic, prendendo il sole e facendo dei bagni rinfrescanti. In diversi punti il torrente forma delle anse e la corrente dell’acqua rallenta parecchio, formando delle larghe pozze di acqua limpida. In questi specchi d'acqua è possibile sguazzare e risalire il torrente per brevi tratti fino a raggiungere delle dighe naturali formate da massi giganteschi. La corrente si insinua potente tra queste rocce producendo quello che io e Mario chiamiamo fare l’idromassaggio.

La Valle Verzasca si trova più in alto rispetto alla Valle Maggia e il paessaggio è sicuramente più selvaggio. Anche qui la strada da seguire è quella per Locarno, attraverso la Piana di Magadino e poi in direzione nord verso la valle appunto. Prima di arrivare si passa da un’enorme diga dove è possibile fermarsi e guardare il lago artificiale che si forma. Poi attraverso innumerevoli e pittoreschi paesini si costeggia il torrente Verzasca, molto più impetuoso del Maggia, con l’acqua di un colore azzurro cristallino. Noi arriviamo fino al ponte di Lavertezzo, località conosciuta per il ponte di pietra a schiena d’asino, parcheggiamo e scendiamo a prendere posto sugli innumerevoli massi calcarei che si sono formati grazie all’erosione dell’acqua. Il paesaggio è rilassante e selvaggio contemporaneamente, il torrente è freddo e impetuoso, ma ogni tanto l’acqua si incanala in piccole anse e si formano delle pozze dove rinfrescarsi è molto piacevole. Farsi trasportare dalla corrente è molto divertente, ma come ricordano gli innumerevoli cartelli presenti, bisogna fare molta attenzione perché la corrente c’è ma non si vede: il torrente nasconde diverse insidie e non porre attenzione può diventare pericoloso.

Passare le domeniche immersi nella natura, sdraiati al sole e cullati da dolci brezze che scendono dalle montagne circostanti, lontano dal traffico, in un ambiente, incredibile a dirsi, molto internazionale, è rilassante, divertente e soprattutto più economico che andare in altri posti sia essi al mare o in città. Spesso si ignorano e si escludono a priori località e paesi che non siamo abituati a considerare come posti di villeggiatura e relax, che una volta conosciuti meglio si rivelano delle vere oasi. Meditate gente, meditate!

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giovedì 13 dicembre 2007

Engadina e Grigioni, tra terme e fonduta

Un paio di anni fa, per la precisione durante il weekend di Ferragosto del 2005, abbiamo deciso di fare un raid motociclistico per le valli dell’Engadina, per quello che sarebbe stato il nostro primo viaggio in moto sulla media-lunga distanza. L’occasione è quella di provare “intensamente” la moto che Mario ha acquistato qualche mese prima: Harley Davidson 883 rossa fiammante, battezzata da subito Barone Rosso, o più amichevolmente il Baronetto.

Partiamo la mattina bardati di tutto punto, a nostro modo di vedere (torneremo poi su questo punto)… il tempo è un pò bigio, minaccia pioggia. Decidiamo di fare la strada del lago di Como, quella della sponda comasca, la West Coast insomma, optando per la vecchia Regina che attraversa tutti i paesini, più lenta e tortuosa ma certamente più panoramica e con meno traffico. Ci fermiamo ad Argegno per fare colazione in un bar… la seconda della giornata, un po’ come gli Hobbit di tolkieniana memoria. Ripartiamo e arrivati al Trivio Fuentes puntiamo le nostre forcelle in direzione Valchiavenna. Poco dopo Chivenna entriamo nel Canton Grigioni, Svizzera, e iniziamo la salita verso il Passo del Maloja. Il Baronetto avanza sicuro, sbuffa, scoppietta, sputacchia, ma è un treno inarrestabile e guadagna il passo di slancio con tutto il suo carico!


Entriamo finalmente in Engadina e dopo aver attraversato diversi paesini, Sils, Silvaplana, Champfèr e costeggiato tre laghi, arriviamo nell’aristocratica ed elegante Sankt Moritz. Aristocratica, elegante e anche un po’ bauscia aggiungerei. Meteorologicamente parlando nel frattempo, sembra che la situazione sia notevolmente migliorata. Ci rifocilliamo con una calda zuppa di carote e roesti, un tipico piatto della cucina svizzera a base di patate grattugiate, a cui vengono aggiunti pancetta, formaggio e altro in base ai gusti e ai voleri di chi lo mangia. Un giro a piedi per la cittadina e poi ripartiamo inoltrandoci sempre più nell’Engadina, passando per Samedan e Zernez, fino ad arrivare a Scuol, la nostra destinazione nel cuore del Canton Grigioni.

Durante il viaggio, complice probabilmente il copioso brunch-merenda elvetico appena divorato, riesco a schiacciare un pisolino in moto con grande irritazione da parte di Mario. Il Canton Grigioni è il più grande e il più orientale dei ventisei cantoni che compongono la Confederazione Elvetica. L’Engadina è la valle più estesa del cantone e trovandosi incastonata in mezzo alle Alpi è una meta turistica molto rinomata e ricca di località famose per la pratica degli sport invernali. La peculiarità di questa regione è il trilinguismo, unico caso all’interno della Svizzera. Le lingue parlate sono il tedesco, l’italiano e il romancio, una lingua neolatina parente del ladino, utilizzato nell’area dolomitica italiana.


Dopo esserci rilassati un momento in albergo e aver fatto quattro passi in paese, andiamo spediti al centro termale. Le terme sono divise essenzialmente in due parti, i bagni romano-irlandesi, ai quali si può accedere solo su prenotazione e vestiti solo di una toga romana, e la zona termale con le diverse piscine, al chiuso e all’aperto, e con le saune e i bagni turchi. La vista che si gode dalla grande vasca esterna spazia sulle Alpi Retiche e le foreste di conifere sui versanti montagnosi. E’ un vero spettacolo!


Belli riposati e rilassati, la sera ceniamo all’aperto, grazie alla temperatura mite e ci divoriamo una fonduta al formaggio. Per il giorno successivo abbiamo prenotato il percorso completo alle terme romano-irlandesi. Rispetto alle piscine e alle saune pubbliche è molto più rilassante e piacevole. C’è pochissima gente, il percorso è programmato per non trovarsi in più di 4 nello stesso ambiente. Passiamo attraverso saune di varie temperature e piscine termali a diversa gradazione. Dopo essere stati massaggiati a dovere da due matrone teutoniche, veniamo avvolti in teli caldi e soffici e ci rilassiamo nell’area chill-out su lettini soffici riscaldati dal sole, il tutto sempre davanti al maestoso panorama delle Alpi.

Nel pomeriggio ci giriamo il paesino, formato da casette con i muri decorati con dipinti tipici delle aree alpine, cascate di gerani dominano i balconi e i davanzali delle finestre. La sera ci regaliamo una cenetta in un romantico ristorante dove mangiamo molto bene. La mattina della partenza per il rientro a casa ci svegliamo e piove. In moto è un vero disastro, eravamo convinti di essere armati di tutto punto e invece siamo partiti come due sprovveduti: niente tuta antipioggia, niente guanti, niente scarpe adatte. Prendiamo acqua e tanto freddo, le mani di Mario sono violacee, anche se siamo a metà Agosto, il termometro segna 5 gradi. Alle fine dopo aver galoppato per tutta l’Engadina e parte della Valchiavenna, veniamo accolti dal sole che scalda il lago di Como, lasciandoci la pioggia alle spalle, felici della nostra prima esperienza in moto.

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