Un paio di anni fa, per la precisione durante il weekend di Ferragosto del 2005, abbiamo deciso di fare un raid motociclistico per le valli dell’Engadina, per quello che sarebbe stato il nostro primo viaggio in moto sulla media-lunga distanza. L’occasione è quella di provare “intensamente” la moto che Mario ha acquistato qualche mese prima: Harley Davidson 883 rossa fiammante, battezzata da subito Barone Rosso, o più amichevolmente il Baronetto.
Partiamo la mattina bardati di tutto punto, a nostro modo di vedere (torneremo poi su questo punto)… il tempo è un pò bigio, minaccia pioggia. Decidiamo di fare la strada del lago di Como, quella della sponda comasca, la West Coast insomma, optando per la vecchia Regina che attraversa tutti i paesini, più lenta e tortuosa ma certamente più panoramica e con meno traffico. Ci fermiamo ad Argegno per fare colazione in un bar… la seconda della giornata, un po’ come gli Hobbit di tolkieniana memoria. Ripartiamo e arrivati al Trivio Fuentes puntiamo le nostre forcelle in direzione Valchiavenna. Poco dopo Chivenna entriamo nel Canton Grigioni, Svizzera, e iniziamo la salita verso il Passo del Maloja. Il Baronetto avanza sicuro, sbuffa, scoppietta, sputacchia, ma è un treno inarrestabile e guadagna il passo di slancio con tutto il suo carico!

Entriamo finalmente in Engadina e dopo aver attraversato diversi paesini, Sils, Silvaplana, Champfèr e costeggiato tre laghi, arriviamo nell’aristocratica ed elegante Sankt Moritz. Aristocratica, elegante e anche un po’ bauscia aggiungerei. Meteorologicamente parlando nel frattempo, sembra che la situazione sia notevolmente migliorata. Ci rifocilliamo con una calda zuppa di carote e roesti, un tipico piatto della cucina svizzera a base di patate grattugiate, a cui vengono aggiunti pancetta, formaggio e altro in base ai gusti e ai voleri di chi lo mangia. Un giro a piedi per la cittadina e poi ripartiamo inoltrandoci sempre più nell’Engadina, passando per Samedan e Zernez, fino ad arrivare a Scuol, la nostra destinazione nel cuore del Canton Grigioni.
Durante il viaggio, complice probabilmente il copioso brunch-merenda elvetico appena divorato, riesco a schiacciare un pisolino in moto con grande irritazione da parte di Mario. Il Canton Grigioni è il più grande e il più orientale dei ventisei cantoni che compongono la Confederazione Elvetica. L’Engadina è la valle più estesa del cantone e trovandosi incastonata in mezzo alle Alpi è una meta turistica molto rinomata e ricca di località famose per la pratica degli sport invernali. La peculiarità di questa regione è il trilinguismo, unico caso all’interno della Svizzera. Le lingue parlate sono il tedesco, l’italiano e il romancio, una lingua neolatina parente del ladino, utilizzato nell’area dolomitica italiana.

Dopo esserci rilassati un momento in albergo e aver fatto quattro passi in paese, andiamo spediti al centro termale. Le terme sono divise essenzialmente in due parti, i bagni romano-irlandesi, ai quali si può accedere solo su prenotazione e vestiti solo di una toga romana, e la zona termale con le diverse piscine, al chiuso e all’aperto, e con le saune e i bagni turchi. La vista che si gode dalla grande vasca esterna spazia sulle Alpi Retiche e le foreste di conifere sui versanti montagnosi. E’ un vero spettacolo!

Belli riposati e rilassati, la sera ceniamo all’aperto, grazie alla temperatura mite e ci divoriamo una fonduta al formaggio. Per il giorno successivo abbiamo prenotato il percorso completo alle terme romano-irlandesi. Rispetto alle piscine e alle saune pubbliche è molto più rilassante e piacevole. C’è pochissima gente, il percorso è programmato per non trovarsi in più di 4 nello stesso ambiente. Passiamo attraverso saune di varie temperature e piscine termali a diversa gradazione. Dopo essere stati massaggiati a dovere da due matrone teutoniche, veniamo avvolti in teli caldi e soffici e ci rilassiamo nell’area chill-out su lettini soffici riscaldati dal sole, il tutto sempre davanti al maestoso panorama delle Alpi.
Nel pomeriggio ci giriamo il paesino, formato da casette con i muri decorati con dipinti tipici delle aree alpine, cascate di gerani dominano i balconi e i davanzali delle finestre. La sera ci regaliamo una cenetta in un romantico ristorante dove mangiamo molto bene. La mattina della partenza per il rientro a casa ci svegliamo e piove. In moto è un vero disastro, eravamo convinti di essere armati di tutto punto e invece siamo partiti come due sprovveduti: niente tuta antipioggia, niente guanti, niente scarpe adatte. Prendiamo acqua e tanto freddo, le mani di Mario sono violacee, anche se siamo a metà Agosto, il termometro segna 5 gradi. Alle fine dopo aver galoppato per tutta l’Engadina e parte della Valchiavenna, veniamo accolti dal sole che scalda il lago di Como, lasciandoci la pioggia alle spalle, felici della nostra prima esperienza in moto.
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